“Alex drastico”. Il ritorno di Ambrosini protagonista del “Mancini”

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6 aprile 2016

Sandro Candelora*

FANO – Una sfida si può vincere o perdere, è scritto nelle regole del gioco. Ma se per ingiustificata paura o scarsa fiducia in te stesso rinunci a disputarla devi ritenerti sconfitto in partenza. E non è un comportamento da uomini. Men che meno da gente di sport, che al di là del risultato è chiamata ogni volta a rimettersi in discussione. Ripartendo puntualmente da capo, dimenticando gli squilli di tromba del trionfo precedente o le lacrime versate per aver conosciuto l’ultima umiliazione.

Alex Ambrosini

Alex Ambrosini

Nel tornare in granata dopo più di un lustro Alex Ambrosini non aveva molto da guadagnare, a parte il prestigio della piazza, il riavvicinamento a casa e magari pure un pugno di dollari in più. Anzi, a ben guardare erano più le istanze che deponevano contro. A trent’anni e con una lusinghiera carriera ormai alle spalle, doveva confrontarsi con un’esperienza precedente, quella del torneo 2009-2010, per lui alquanto sbiadita ancorché carica di gratificazioni per l’Alma guidata da Cornacchini: appena un misero gol (peraltro inutile nella gara di playoff contro il Gubbio) nell’arco di una stagione costellata più di ombre che di luci. Gli toccava oltretutto andare a fare la riserva in un reparto d’attacco formato praticamente da intoccabili che rispondono al nome di Gucci e Sivilla, autentici monumenti viventi che, indispensabili alla causa per caratteristiche e carisma personali, finiscono sempre per giocare anche con una gamba sola. E’ inoltre chiamato a inserirsi in un gioco cucito su misura per altri, con diverse caratteristiche rispetto alle sue, lui che sa sì partecipare alla manovra, se la cavicchia finanche in contropiede ma è e rimane essenzialmente un ottimo finalizzatore d’area in virtù di opportunismo innato e buona visione della porta. Tutto ciò premesso e scusate se è poco, il nostro non ha fatto una piega. Piuttosto che piangersi addosso e cercare comodi alibi, si è rimboccato le maniche, dandoci dentro di buzzo buono ogni volta che le necessità del campo lo hanno chiamato alla ribalta. Ci mette i piedi e la faccia. Soprattutto il cuore. E i tifosi lo hanno capito, adottandolo fin da subito, praticamente dal nuovo esordio in riva al Metauro, coinciso con la vittoria nel derby di andata, guarda caso bagnato con una rete pesantissima. Tanto di cappello ed i giovani, anche fuori dal rettangolo verde, prendano esempio. Ambrosini è uomo vero e come Vasco si attiene al motto ‘ci fosse anche solo una possibilità, giocala, giocala, giocala…giocala’. Raccoglierà ancora soddisfazioni, ne siamo certi. Perché il football sa premiare i meriti. La più grande per lui e tutti noi? Perché no, il gol che deciderà i playoff prossimi venturi. Per chiudere idealmente il cerchio. E puntare insieme verso nuovi orizzonti di gloria.

*Opinionista Alma Juventus Fano per Pu24

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