Pastorale e Verdi: si moltiplicano le azioni dei no-triv

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12 aprile 2016

FANO – L’invito dell’Ufficio pastorale per i problemi sociali e il lavoro, giustizia, pace e custodia del creato, ma anche un doc-show organizzato da Slow Food per venerdì 15 aprile ore 17,30. Si mobilita il movimento per il sì al referendum antitrivelle di domenica prossima.

L’APPELLO DELL’UFFICIO PASTORALE

Il primo elemento da sottolineare è la necessità che tutti noi partecipiamo al referendum popolare del 17 aprile in tema di trivellazioni in mare per l’estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia dalla costa. La partecipazione è infatti il modo concreto per dimostrare che “questa cosa ci riguarda”, come ci riguarda tutto ciò che è legato alla “cura della casa comune”, come Papa Francesco definisce la terra in cui viviamo nell’enciclica “Laudato Si’”. Quindi il nostro primo dovere come cristiani è quello di partecipare ad attività e iniziative, a maggior ragione se sono consultazioni referendarie ufficiali, che comportano decisioni sul futuro delle risorse naturali di “nostra madre terra”.

Anche i Vescovi italiani hanno invitato a “confrontarsi anche sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle, concordando circa l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’enciclica Laudato sì di Papa Francesco”.

Infatti al di là dello specifico quesito referendario (che chiede di interrompere l’estrazione di gas o petrolio da parte delle piattaforme petrolifere e di gas che attualmente si trovano entro le 12 miglia dalla costa, alla scadenza della concessione) la partecipazione delle persone al referendum può rappresentare un forte segnale politico affinché le scelte economiche ed energetiche nel nostro paese cambino direzione, indirizzandosi verso l’era delle energie rinnovabili e con esse verso stili di vita,  modelli produttivi e di consumo più improntati al risparmio ed all’efficienza energetica e alla sobrietà, nel rispetto degli obiettivi di COP 21 e nello spirito dell’enciclica Laudato Sì’.

E’ un tema delicato e controverso, in cui lo stesso Papa Francesco dice: “Quando si pongono tali questioni, alcuni reagiscono accusando gli altri di pretendere di fermare irrazionalmente il progresso e lo sviluppo umano. Ma dobbiamo convincerci che rallentare un determinato ritmo di produzione e di consumo può dare luogo a un’altra modalità di progresso e di sviluppo. Gli sforzi per un uso sostenibile delle risorse naturali non sono una spesa inutile, bensì un investimento che potrà offrire altri benefici economici a medio termine.” (L.S. n. 191)

Molti oggi affrontano tale questione più come una “irrinunciabile necessità economica” che come un’utile ed opportuna occasione per iniziare a ragionare su come assicurare un pianeta migliore da lasciare ai nostri figli. Proprio per questo Papa Francesco ci dice: “Bisogna sempre ricordare che «la protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici. L’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente» Ancora una volta, conviene evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti delle imprese o degli individui. È realistico aspettarsi che chi è ossessionato dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare agli effetti ambientali che lascerà alle prossime generazioni? All’interno dello schema della rendita non c’è posto per pensare ai ritmi della natura, ai suoi tempi di degradazione e di rigenerazione, e alla complessità degli ecosistemi che possono essere gravemente alterati dall’intervento umano.” (L.S. n. 190)

Come conseguenza di ciò si rinnova l’invito a partecipare alla consultazione referendaria del 17 aprile, a votare in coerenza con quanto enunciato, ma soprattutto a modificare gli stili di vita di ciascuno di noi contribuendo, a partire da subito, ad avere più cura dei nostri territori, e del nostro mare, a moderare i consumi e puntare sul riciclo e riutilizzo dei materiali, ad avere più attenzione verso le inequità create da questo modello di sviluppo, ricordandoci che “tutto è in relazione, e che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri. (L.S. n. 70).

Firmato Ufficio pastorale per i problemi sociali e il lavoro, giustizia, pace e custodia del creato della diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola

L’EVENTO DI SLOW FOOD CON IACCHETTI E COVATTA

Chiusura campagna referendaria Venerdì 15 aprile presso il ristorante PESCE AZZURRO – FANO ore 17.

Interverranno :

GIOBBE COVATTA Portavoce VERDI NAZIONALE,

ENZO IACCHETTI attore comico, conduttore televisivo,

ALFONSO PECORARO SCANIO Presidente della Fondazione UNIVERDE,

GIANLUCA CARRABS Presidente VERDI MARCHE,

UGO PAZZI Presidente SLOW FOOD MARCHE,

MASSIMILIANO BIANCHINI Presidente ARCI MARCHE,

MARCO PEZZOLESI Presidente Cooperativa PESCE AZZURRO,

SIMONE CECCHETTINI di LEGA COOP MARCHE,

GIULIO LONZI Presidente SLOW FOOD URBINO,

FLORO BISELLO Consigliere Nazionale ADUSBEF,

BORIS RAPA Capogruppo UNITI PER LE MARCHE,

MARCO LION Presidente CITTA’ FUTURA SENIGALLIA,

Giulio Lonzi, Presidente di Slow Food Urbino e Gianluca Carrabs, Presidente onorario dei VERDI delle Marche: “Questo referendum ha un forte valore politico. Il nostro voto servirà per ribadire che i cittadini vogliono un nuovo modello di sviluppo economico basato sulle energie rinnovabili, sull’agricoltura di qualità, sul turismo e sulla bellezza del nostro territorio”.

Slow Food Urbino insieme alla Federazione dei Verdi delle Marche, il gruppo Consiliare ‘Uniti per le Marche’, Slow Food Marche, Cooperativa Pesce Azzurro, Arci Marche, Lega Coop Marche, Città Futura Senigallia, Adusbef e Fondazione UNIVERDE, per ribadire il Sì al Referendum NO TRIV e per rivolgerci sempre di più ad un modello di sviluppo sostenibile nel segno del turismo, dell’agricoltura di qualità, della pesca e della bellezza del nostro paesaggio e del nostro mare. Si voterà in un unico giorno, domenica 17 aprile, e i marchigiani saranno chiamati alle urne per il referendum abrogativo con la possibilità di fermare le trivellazioni per la ricerca di idrocarburi al largo delle nostre coste. Si tratta di dare un indirizzo generale alla strategia energetica italiana, che ha molto a che fare con il modello di Paese che si vuole realizzare.

Quindi il referendum sarà la vera possibilità di espressione per evitare che i permessi già accordati entro le 12 miglia marine dalla costa possano essere prorogati oltre la loro naturale scadenza, per tutta la “durata della vita utile del giacimento”. È ora di dire basta ad una politica energetica ancorata al passato e schiava delle fossili, l’Italia e le Marche hanno bisogno di puntare sulle risorse rinnovabili di cui è ricca, ha bisogno della Terza rivoluzione industriale, bene descritta da Jeremy Rifkin.

“Questo referendum – sottolineano Giulio Lonzi e Gianluca Carrabs – ha un forte valore politico. Il nostro voto servirà per ribadire che i cittadini vogliono un nuovo modello di sviluppo economico basato sulle energie rinnovabili, sull’agricoltura di qualità, sul turismo e sulla bellezza del nostro territorio. Dobbiamo difendere il nostro mare, per questo dobbiamo andare tutti a votare al referendum del 17 aprile e votare Sì”. “La nostra regione insieme alle altre – continua Carrabs – aveva proposto 6 quesiti e il governo ha già dovuto fare retromarcia abrogando alcune norme pro-triv. Inoltre grazie a questa mobilitazione già tre multinazionali petrolifere hanno rinunciato a trivellare nei nostri mari. Dobbiamo chiedere di votare Sì contro i rischi anche senza un disastro in corso. Il 17 aprile serve un Sì di cuore e di ragione”.

Un Sì per Amore di quella Madre Terra richiamata nell’Enciclica “Laudato Sì” non a caso rivolta a credenti e non credenti. Ma serve anche un Sì molto razionale pensando a quella  prevenzione dei rischi di cui si parla spesso solo durante i disastri e pensando al futuro economico dell’Italia, del Mediterraneo, del pianeta fatto di sostenibilità vera, rinnovabili e produzione distribuita di energia e di beni oltre la vecchia economia basata su fossili, inquinamento e centralizzazione.

L’importanza di questo voto sta nel fatto che, come specificato anche da studi di Greenpeace, in Italia le rinnovabili sono il presente considerando che occupano il 40% dell’elettricità totale, perché dal 2011 a oggi, su scala globale, si investe più su quelle che sulle fonti “sporche”. E dovrebbe investirci più convintamente anche l’Italia, invece di scegliere opzioni e tecnologie vecchie e senza futuro. Le riserve certe di petrolio sotto i nostri fondali equivalgono a meno di due mesi dei consumi nazionali; quelle di gas a circa sei mesi. Ma queste risorse, per quanto misere, non verrebbero estratte in un sol colpo: si parla di concessioni che durerebbero almeno un trentennio. Altresì, gas e petrolio non sarebbero “italiani”, ma risorsa privata delle compagnie che li estrarrebbero pagando royalties tra le più basse al mondo e godendo di franchigie altrove inspiegabili. Il gettito per le casse pubbliche sarebbe quindi esiguo mentre, a detta degli stessi esperti del settore petrolifero, si creerebbero pochissimi posti di lavoro. La nostra dipendenza energetica dall’estero, infine, non si ridurrebbe se non di qualche decimale di punto. Il solo fine di questa politica è il profitto per le compagnie fossili.

Conclude Lonzi: “Noi di Slow Food Urbino, Slow Food Marche e i Verdi delle Marche insieme a Vittorio Sgarbi, Giobbe Covatta, Enzo Iacchetti, il Gruppo “Uniti per le Marche”, Cooperativa Pesce Azzurro, Arci Marche, Lega Coop Marche, Città Futura Senigallia, Adusbef e Fondazione UNIVERDE, voteremo Sì perché non vogliamo più le trivelle nei nostri mari, e voi?”

Per la chiusura referendaria abbiamo unitamente scelto gli spazi messi a disposizione della “Cooperativa del Pesce Azzurro” di Fano in quanto centro ideale della Cultura marinara dell’Adriatico.

Al termine ci sarà un aperitivo curato dallo Chef Marco Vegliò Patron del Ristorante “Il Galeone” sempre di Fano.

Questo attaccamento e piena condivisione sottolinea la trasversalità dell’evento ampiamente abbracciato da tutte le classi politiche e da tutti gli operatori legati al mare e alla pesca e al turismo.

Ecco il quesito:

“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?”

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