Referendum, l’appello al voto di Baldelli (FdI): “Un sì per fermare il governo delle banche e petrolieri”

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14 aprile 2016

Antonio Baldelli

Antonio Baldelli

PESARO – Il presidente provinciale di Fratelli d’Italia Antonio Baldelli formula un appello agli elettori del suo partito e a tutti i cittadini della nostra provincia affinché si rechino alle urne domenica prossima e votino sì al referendum anti-trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa. “Gli italiani non si facciano incantare da un presidente del consiglio mai eletto e da un governo ostaggio delle lobby finanziarie e petrolifere i quali, senza alcuna vergogna, hanno invitato a disertare il voto. L’ultimo scandalo giudiziario che ha portato il ministro Guidi a dimettersi è la testimonianza della sudditanza di Renzi e del PD ai poteri forti. Dunque, con il voto di domenica prossima, oltre ad esercitare un dovere civico, potremo bloccare un governo che vuole cedere “sine die” i nostri fondali marini alle compagnie petrolifere straniere. Siamo purtroppo abituati a una sinistra che sta svendendo la sovranità del popolo italiano all’Europa delle multinazionali e che, anche recentemente, ha svenduto la nostra produzione di olio d’oliva alla Tunisia e addirittura porzioni di territorio alla Francia, come accaduto per le acque territoriali italiane poste di fronte a Toscana e Sardegna. Questa volta però abbiamo in mano lo strumento per fermare lo scempio: il referendum”.

Prosegue Baldelli: “Sulla vicenda delle trivellazioni il governo ha fatto in modo che scendesse una cortina di silenzio e di disinformazione ma gli italiani devono sapere perché ben 10 regioni hanno ritenuto necessario il referendum di domenica prossima. Il governo Berlusconi e poi quello Monti avevano bloccato le trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa ma poi il Ministero dello Sviluppo Economico – per intenderci quello retto dalla Guidi – ha introdotto una deroga che ha aggirato il blocco. Si pensi che solo di fronte alla costa di 5 regioni (Veneto, Emilia Romagna, Marche, Molise e Abruzzo)  erano stati ideati ben 83 siti di perforazione marina, tante sono state infatti le richieste di autorizzazione. Si pensi inoltre che le concessioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi in mare già autorizzate sono 69 e che la maggior parte di esse si trovano proprio nell’Adriatico romagnolo e marchigiano (47 piattaforme alimentate da 319 pozzi). A questo punto dobbiamo compiere una scelta: o trasformare il mare Adriatico nel mare delle petroliere o preservarlo per la crescita del turismo e per la conservazione dell’ecosistema marino”.

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