“Cornuti e daspati: giù le mani dagli ultrà”: il pensiero di Candelora

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18 aprile 2016

Alma Juventus Fano: l'abbraccio fra tifosi e squadra

La curva dell’Alma Juventus Fano

Sandro Candelora*

FANO – Quando il colpevole si atteggia a vittima. E la vittima suo malgrado si vede etichettata come il peggiore dei colpevoli. Nello stucchevole gioco delle parti, assistiamo a lupi cattivi che si travestono da teneri agnelli, insomma. Per passare inosservati e con quella maschera addosso credendo di poterla fare franca agli occhi del mondo. Il G8 di Genova docet… Ma in un regime democratico non può andare così. Non deve andare così. Avremmo fatto volentieri a meno di tornare sui fattacci accaduti nella partita casalinga contro la Samb. Giornataccia assurda, tragicomica se non fosse stata drammatica, che abbiamo a suo tempo sviscerato in tutte le salse, cantandole a chiare lettere a lorsignori. Ma ci vediamo costretti a intervenire di nuovo alla luce dei ventilati (e da noi facilmente previsti, ché non siamo nati ieri e sappiamo purtroppo bene come vanno a finire queste cose) provvedimenti di Daspo a carico degli ultras granata. Ora, chi ha organizzato (male) e gestito (peggio) quella sconcertante vicenda dovrebbe semplicemente fare ammenda e chiedere scusa per un comportamento indegno di un apparato di sicurezza e controllo dell’ordine pubblico che voglia definirsi come tale. Mea culpa da recitare al cospetto di due città intere, Fano e San Benedetto offese di brutto, e di due tifoserie di gran lignaggio trattate con disarmante ottusità e incompetenza. Quello che è accaduto non è in sostanza figlio del caso, regalo del destino o parto di menti criminali votate allo scontro. No, quanto è successo è né più né meno che il risultato di un’opera di prevenzione carente in tutto: strategia, conoscenza del contesto, intelligenza e buon senso. E siccome i protagonisti sono gli stessi che ci hanno stupito con effetti speciali in occasione del penultimo derby disputato al ‘Mancini’ e che hanno brillato per latitanza durante il blitz dorico dello scorso agosto ci saremmo aspettati che a saltare fossero state teste e poltrone, stipendi e incombenze. O quantomeno, che la problematica venisse trattata a posteriori con ben altro acume e senso pratico. Macché. Il provvedimento di interdizione è ormai divenuto prassi quotidiana. Comoda spugna con cui si ritiene di cancellare precise responsabilità. Scaricando la magagna su quei poveri cristi delle curve (che non sono stinchi di santo, ci mancherebbe, ma restano innocenti fino a prova contraria), capro espiatorio che paga puntualmente  per tutti. Scontando anche gli abusi di potere. In uno Stato di diritto inconcepibili, intollerabili. Quelli sì da bandire. A vita. Dal calcio e dalla società civile.

*Opinionista Alma Juventus Fano

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