Referendum: i perché della mancata fusione con Mombaroccio secondo i consiglieri di “Siamo Pesaro”

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20 aprile 2016

Roberta Crescentini e Giovanni Dallasta*

PESARO – Non si fa la felicità di molti facendoli correre prima che abbiano imparato a camminare. (cit. John Fowles). Sta tutto qui il fallimento della fusione per incorporazione tra il Comune di Mombaroccio e quello di Pesaro. Che ci sarebbero stati benefici economici per entrambi i Comuni è cosa nota e sarebbe insensato negarlo, ma da qui ad accelerare la fusione per poter dire “saremo tra i primi in Italia a farlo ” ce ne passa. Più volte all’interno del Consiglio Comunale e nelle apposite commissioni da tutta la minoranza sono state avanzate perplessità sulle modalità, e soprattutto sulla fretta di come questa vicenda sia stata trattata. Sembra che tutto sia iniziato durante le calde giornate estive, grazie ad un incontro tra il Sindaco Vichi e il Sindaco Ricci, poi da quel momento la corsa verso il baratro.

Roberta Crescentini

Roberta Crescentini

I due sindaci infatti non paghi di aver creato insieme ad altri due Comuni l’unione del San Bartolo e del Foglia, anche questa vicenda non priva di ostacoli tra ricorsi e rinvii, decidono in maniera del tutto autonoma di fondersi attraverso il meccanismo della fusione per incorporazione. Senza prima aver provato cosa vuol dire stare insieme all’interno dell’unione, senza aver fatto nemmeno un passaggio all’interno dei propri consigli comunali, senza soprattutto sentire la cittadinanza. Appoggiati in tutto questo da un Consiglio Regionale pronto ad emettere leggi forzatamente pro fusione, ma d’altronde sono tutti sotto lo stesso simbolo, quello del PD. Chiaramente i cittadini di Mombaroccio per paura di perdere la propria identità e diventare un quartiere periferico di Pesaro, e sappiamo che fine fanno le periferie a Pesaro, si organizzano e iniziano la loro battaglia prima con “armi convenzionali” presentando mozioni all’interno del loro Consiglio Comunale e raccolta firme, poi non sortendo effetti ricorrono al TAR. E qui arriviamo al primo stop, annullato poche ore prima il referendum del 13 Dicembre 2015. Per il quale il Comune di Pesaro ha speso ben 50.000 €, che non ci saranno rimborsati da nessuno, tolti dai fondi per i servizi ai cittadini. Non paghi di questo imperterriti i due Sindaci appoggiati dalle loro maggioranze PD che non hanno mai sollevato nessun dubbio su tutto l’iter, continuano con la corsa facendo recepire dalla Regione le osservazioni del Tar.

Giovanni Dallasta, consigliere comunale Siamo Pesaro

Giovanni Dallasta

La minoranza di questo Comune ha chiesto di poter accorpare questo referendum a quello che ci sarà ad Ottobre, perché convinti che benefici ce ne siano per entrambi, ma ci è stato risposto di no, che siamo disfattisti, che non pensiamo al bene dei cittadini. Ecco i cittadini al loro bene pensano da soli, quando hanno l’opportunità di farlo. Lo hanno dimostrato a Mombaroccio dove l’affluenza è stata del 58.,28% e hanno vinto i NO alla fusione. Abbiamo perso una buona occasione per tutti, ma questa volta i colpevoli li dobbiamo ricercare tra chi siede nelle poltrone di Sindaco. Non si possono cancellare secoli di storia pagandoli anche a caro prezzo visto che, se vero dato che anche sulle cifre abbiamo assistito ad un incremento ogni giorno che ci si avvicinava alla data del voto, si parlava di 2 milioni all’anno per 10 anni per i Comuni coinvolti. Ma come scritto i colpevoli sono due che hanno messo avanti all’interesse generale l’arroganza e la fretta, che non è mai buona consigliera. Che si concentrino ora sull’Unione che ancora deve partire, piuttosto che su altre velleitarie fusioni per “appropriazione”.

*Consiglieri Comunali di “Siamo Pesaro”

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