Piergiorgio Fabbri (M5S): “In Provincia prima si riparino gli acquedotti, poi si studino le falde profonde”

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22 aprile 2016

Piergiorgio Fabbri*

PESARO – In vista della prossima riunione organizzata dall’AaTO nella quale verrà proposto di devolvere una percentuale degli introiti che i Comuni ricevono dai gestori per l’utilizzo degli acquedotti, in favore della realizzazione di captazioni profonde in località San Lazzaro e Sant’Anna, ho inviato a tutti i sindaci della Provincia una lettera in cui si riportano alcuni dati relativi alla gestione delle acque utilizzate a scopo idropotabile nei nostri territori, per fornire il mio contributo tecnico-politico al fine di poter operare una scelta consapevole.

Piergiorgio-Fabbri-M5SDevolvere il 12% delle somme degli “affitti per gli acquedotti” che i Comuni ricevono, per 4 anni (giungendo quindi alla rinuncia del 50% dell’introito) destinandoli alla perforazione e sfruttamento di pozzi profondi, in assenza di approfonditi studi idrogeologici che consentano di determinare con chiarezza quali siano le reali quantità di acqua estraibile dagli acquiferi carbonatici, ed in presenza di perdite dagli acquedotti che raggiungono percentuali insostenibili nelle zone interne, risulta un errore.

Al di fuori delle aree urbane di Pesaro e Fano, dove la densità abitativa è minore e le distanze coperte dagli acquedotti sono di gran lunga maggiori, le perdite dalle tubazioni raggiungono infatti il 50%; tale dato, destinato a peggiorare di anno in anno, risulta essere la vera emergenza a cui far fronte, in quanto, alla luce degli investimenti necessari (8-10 Ml/anno), più si ritarda tale tipologia di interventi più si verrà a spendere, risultando questa una attività obbligatoria e non eludibile.

Purtroppo l’80% delle acque potabilizzate proviene da derivazioni superficiali, e tale percentuale deve essere riequilibrata in favore delle acque sotterranee, però gli studi eseguiti sulle acque profonde del pozzo Burano di Cagli (le stesse che verranno captate dai pozzi Sant’Anna e San Lazzaro), hanno evidenziato tempi di ricarica di oltre 10 anni, dimostrando la vulnerabilità e “preziosità” della risorsa; sia per il pozzo Burano, che a maggior ragione per i pozzi Sant’Anna e San Lazzaro, non sono stati eseguiti studi e monitoraggi approfonditi e prolungati nel tempo (almeno un triennio) tali da poter individuare gli effetti sull’intero sistema idrogeologico (superficiale e profondo) a seguito dei quantitativi (molto elevati) di acqua che il Piano degli Acquedotti prevede di emungere; i quantitativi che si intende estrarre potrebbero alterare il decennale equilibrio degli acquiferi profondi; occorre perciò urgentemente dare avvio a studi approfonditi e continuativi, per poter stabilire con esattezza la quantità di acque emungibili da tali pozzi che non alterino l’equilibrio di ricarica degli acquiferi.

Alla luce di quanto considerato ho chiesto ai sindaci di intervenire presso l’ATO per devolvere gli importi massimi possibili in favore della manutenzione delle tubazioni degli acquedotti e contestualmente avviare gli studi idrogeologici per la determinazione delle portate “sostenibili” dai pozzi profondi di San’Anna, San Lazzaro e Burano; viceversa la perforazione di nuovi pozzi o la “messa in produzione” di quelli esistenti non dovrà essere avviata prima della conclusione degli studi. Ho chiesto infine di specificare, nei rapporti con i gestori, che tutte le tubazioni e le attrezzature connesse (cioè l’infrastruttura idrica nel suo complesso) resti interamente pubblica, applicando così il risultato del referendum popolare sull’acqua di alcuni anni fa.

*Consigliere regionale Movimento 5 Stelle

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