1° maggio, festa dei lavoratori. Le voci di Camilla Fabbri, Luca Ceriscioli e Simona Ricci

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1 maggio 2016

PESARO – Il primo maggio, si sa, è la festa dei lavoratori. Diverse le voci che si levano a commentare questa ricorrenza. Di seguito riportiamo quelle della senatrice Camilla Fabbri, del presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, della segretaria generale della Cgil Pesaro e Urbino Simona Ricci:

FABBRI (PD): INDISPENSABILE IMPEGNO PER SICUREZZA LAVORO

“Anche i dati Inail ci richiamano al nostro impegno istituzionale: contrastare gli incidenti e le morti sul lavoro, favorendo una cultura della prevenzione. Un impegno che, proprio in occasione del 1 maggio, appare tanto indispensabile perché legato alla nostra stessa Costituzione, che vuole l’Italia una Repubblica democratica fondata sul lavoro. E quando parliamo di lavoro intendiamo il diritto ad un lavoro degnamente retribuito e vissuto in piena sicurezza”. Lo scrive su Facebook la senatrice del Pd Camilla Fabbri, presidente della Commissione parlamentare d’ inchiesta sugli infortuni sul lavoro che, ricordando il sopralluogo istituzionale di lunedì 2 maggio presso la Cava di Carrara, dove il 14 aprile si è verificato il drammatico incidente che ha visto la morte di due lavoratori, aggiunge: “Per quanto riguarda il tema dei controlli, imprescindibile per promuovere la sicurezza, appare positivo l’avvio di un Ispettorato nazionale del lavoro che, con l’ultimo decreto approvato in queste ore dal Cdm, sarà pienamente operativo. Si tratta – prosegue- di una tappa importante per realizzare quel coordinamento che, ad oggi, risulta ancora piuttosto frammentato. Adesso – sostiene- sono le Regioni a dover dare il loro contributo, aumentando il numero degli ispettori in carico alle Asl e curandone la formazione per accrescere la qualità e la quantità dei controlli”.

CERISCIOLI INVIA A RIFLETTERE SU CHI NON HA LAVORO

Oggi, 1° maggio, Festa del Lavoro, il presidente della Regione, Luca Ceriscioli parteciperà alla Mole Vanvitelliana di Ancona alla cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro, organizzata dalla Prefettura di Ancona. Saranno premiati 44 marchigiani che si sono distinti per l’impegno profuso nella loro attività lavorativa.

“Sarà l’occasione – ha affermato il presidente Luca Ceriscioli – per riflettere sul valore di questo giorno celebrato in tutto il mondo per ricordare le lotte per il miglioramento della condizione lavorativa. Sarà un momento per fermarsi a pensare che quello che è considerato un diritto,  sancito anche dalla nostra Costituzione, troppo spesso è percepito come un privilegio soprattutto dalle nuove generazioni.  Una considerazione che amareggia,  ma che deve richiamare costantemente  alla responsabilità di noi amministratori pubblici nelle azioni dirette ad incentivare l’occupazione e a salvaguardare i livelli occupazionali.  In questa giornata, dunque, un pensiero di profonda solidarietà va a chi il lavoro non ce l’ha ancora, a chi l’ha perso e alle loro famiglie”.
Anche l’assessore regionale al Lavoro, Loretta Bravi ha ribadito che “il lavoro è un bisogno della persona ancor prima che un diritto. Per questo il nostro impegno è rivolto alla progettazione di interventi di politiche attive capillari, mirate a settori e target specifici, alle fasce considerate più deboli:  dai più giovani ai disoccupati bisognosi di riqualificazione e sostegno economico, alle donne over 30. Politiche  – ha concluso – che prevedono coesione e integrazione di fondi: ministeriali, regionali e soprattutto europei, al fine di operare su più fronti per aggredire la crisi”.

SIMONA RICCI (CGIL) PARLA DI ISOLA INFELICE

“Nell’Italia col segno più – scrive Simona Ricci, segretario provinciale Cgil Pesaro e Urbino – tratto distintivo della narrazione mediatica del Governo, la provincia di Pesaro Urbino appare come una di quelle comparse che non hanno recitato bene la parte nella commedia, balbettante, incerta, nascosta tra i teatranti. Non fa ridere nessuno, anzi. Gli oltre 18.000 disoccupati certificati dall’Istat nel 2015 non se la ridono affatto. Due mesi fa quando abbiamo dato conto dei tragici dati sul lavoro, ci saremmo aspettati, legittimamente, una reazione delle istituzioni locali, della Regione, delle associazioni di categoria. Nulla. Siamo nel tempo in cui occorre organizzare eventi, celebrare l’apertura della gelateria o il personaggio dell’anno, perché non si vuole pagare il conto della realtà.
L’occupazione in provincia crolla in un solo anno del 4,7%, mentre cresce nelle Marche e a livello nazionale, seppur di poco. L’andamento rilevato a Pesaro dall’Istat nel 2015 è il peggiore tra quelli delle 69 province del Centro Nord dopo quello di Verona, l’erosione della base occupazionale si concentra negli ultimi tre anni , – 12,7% dal 2012 ( pari a 20.000 occupati in meno in 3 anni, 3 volte la media regionale), mentre a livello nazionale, sempre nel triennio, l’occupazione è in leggera espansione. Il tasso di occupazione tra i 25-34 anni, cioè il futuro del nostro territorio, i giovani, perde ben 11 punti percentuali in un solo anno passando dall’80,9% al 69,9%.
L’industria perde occupati senza soluzioni di continuità dal 2009 e nel 2015 si registra la contrazione più elevata, meno 18% pari a 7.200 occupati in meno. Nel 2009 l’industria aveva 51.400 addetti, mentre nel 2015 erano  32.800.
Questa dinamica non ha riscontri non solo nelle Marche ma, anche in termini assoluti, in nessuna provincia del Centro Nord, fatta eccezione per Brescia che ha perso in un anno oltre 19.000 occupati nell’industria. Insomma, una emergenza assoluta. Non nascono nuove imprese, non siamo una provincia attrattiva per gli investimenti, i padiglioni della gloriosa Fiera di Pesaro diventeranno un deposito di ferramenta, lo sport e la cultura non creano lavoro, il Presidente della Regione sembra ignorare la tragedia del lavoro del suo territorio, un’assessora al Lavoro, anch’essa di questo territorio, che non appare particolarmente colpita da questi dati, anzi, non appare proprio.
Pesaro rischia di diventare un caso nazionale non per gli eventi o per i suoi protagonisti ma perché rischia di diventare un pezzo di Sud Italia dentro un Centro Nord che, seppur a fatica e con molte contraddizioni, sta ripartendo.
In questa narrazione mediatica dove se non dici quanto siamo bravi, va tutto bene, costruiamo l’ospedale nuovo e poi tutto è a posto, le forze sociali, per la prima volta nella storia di questo territorio senza più ascolto e senza più interlocutori, appaiono come coloro che disturbano la rappresentazione, agitatori di un tempo che fu, un tempo in cui il lavoro, il welfare, la casa erano la principale preoccupazione delle gloriose amministrazioni locali di questo splendido territorio. Noi restiamo fedeli a quei valori, su cui è fondata la Repubblica e la nostra missione di rappresentanza sociale. Da lì non ci muoviamo, da lì ogni volta ripartiamo, simbolicamente, il 1° Maggio di ogni anno”.

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