Archiviata la regular season, ecco il pagellone della serie A di basket (seconda parte)

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6 maggio 2016

PESARO – Seconda parte del pagellone di Pu24 sul campionato che si è appena concluso (rileggi qui la prima parte del pagellone). Dopo i migliori play, le guardie più redditizie e le ali piccole che si sono distinte maggiormente rispetto alle altre, è arrivato il turno del reparto lunghi, del quintetto degli italiani, del miglior coach e dell’Mvp stagionale.

ALI GRANDI:

Vuelle Consultinvest1° Austin Daye – Consultinvest Pesaro (21.3 punti, 9.1 rimb. 22.4 di valutazione, 6.4 falli subiti) Non avrà avuto lo stesso impatto del padre sul campionato italiano, perché l’arrivo di Darren cambiò il modo di intendere il ruolo di ala piccola anche per gli anni a venire, ma è innegabile che Austin non sia passato inosservato nella sua prima avventura italiana, perché rimane uno dei migliori americani approdati nel Belpaese nell’ultimo decennio, pur con tutti i suoi limiti, sia tecnici che caratteriali. Il sapersi prendere un tiro in ogni situazione, la capacità di produrre punti, un tiro da conservare nei vostri hard disk per far vedere a chi si appresta a diventare un giocatore di basket, come si dovrebbe rilasciare la palla, la semplicità con la quale è andato a rimbalzo difensivo, gli consentono di elevarsi sopra la media e non è un caso che dal suo arrivo, Pesaro abbia ottenuto un record vicino al 50% di vittorie.

2° JuJuan Johnson – Acqua Vitasnella Cantù (15.1 punti, 8.2 rimbalzi, 56% da 2) Nel via vai che ha caratterizzato la stagione canturina, Johnson è stato un punto di riferimento, per la sua conoscenza del basket italiano e per il ruolo di leader che gli è stato conferito da un gruppo che non è mai riuscito a trovare il bandolo della matassa di una stagione che ha visto l’Acqua Vitasnella finire undicesima. Tecnicamente rimane un ala grande moderna, con un discreto tiro da fuori e tanta fisicità dentro l’area (38 schiacciate) e anche in difesa è in grado di dare il suo contributo con rimbalzi e stoppate.

3° Jamal McLean – Emporio Armani Milano (11.3 punti, 6 rimb. 57% da 2) Se non giocasse a Milano, le sue cifre sarebbero nettamente superiori, perché non manca sicuramente il talento a questo lungo che si era già messo in mostra in Eurolega con l’Alba Berlino e che ha confermato tutte le sue qualità di giocatore da post basso, con movimenti dentro l’area da manuale e una buona attitudine a rimbalzo.

Meritano di essere menzionati anche Davide Pascolo, uno dei pochi italiani a mettersi in luce in questa stagione e il croato Ivan Buva, che uscendo dalla panchina ha contribuito alla buonissima stagione della sua Avellino.

 

CENTRI:

1° Dario Hunt – Pasta Reggia Caserta (11.7punti, 9.9rimb. 33% ai liberi) Se non dovesse andare in lunetta, sarebbe già pronto per i grandi palcoscenici, perché se vi serve un centro verticale in grado di saltare, catturare rimbalzi e schiacciare ogni pallone che gli passa sopra la testa, la vostra ricerca è finita con il nome di Dario Hunt. Naturalmente per dire la sua nelle competizioni internazionali dovrebbe migliorare in fase difensiva e nella lettura delle situazioni tattiche, ma per il livello attuale del nostro campionato, sono state sufficienti le 13 doppie-doppie per ergersi sopra la media.

2° D.J. White – Manital Torino (17.1 punti, 8.7 rimb. 21.7 in valutazione) Classico lungo bidimensionale, in grado di giocare sia da centro che da ala forte, ma è dentro l’area che White dà il meglio di sé, con buoni movimenti spalle a canestro ed un discreto tiro dai quattro metri, senza dimenticarsi il buonissimo contributo a rimbalzo, specie quello offensivo. A 30 anni ha raggiunto la piena maturità ed è pronto per palcoscenici più importanti.

3° Alex Kirk – Giorgio Tesi Group Pistoia (16.1 punti, 7.8 rimb. 35% da 3) Mvp del girone d’andata, quando con la sua Pistoia ha sorpreso tutti a suon di super prestazioni, inaspettate per questo centro bianco atipico, con un ottimo tiro frontale da 3 punti e tante altre soluzioni offensive. Poi, pur mantenendosi ad alti livelli, non è riuscito più ad emergere come nei primi mesi e ha risentito della crisi di Pistoia nel girone di ritorno, ma nel rapporto qualità/prezzo, rimane uno dei veri colpi del mercato.

Meritano di essere menzionati anche Julian Wright, centro “tascabile” di Trento, ormai diventato una sicurezza anche ad alto livello e Tau Lydeka, tornato a Pesaro per dimostrare che ancora tecnica e grinta contano come e più di due gambe esplosive.

QUINTETTO ITALIANO

Pochissime novità sul fronte dei giocatori italiani, che confermano tutte le difficoltà nel passaggio da under a professionisti, con pochissime eccezioni.

Playmaker: Luca Vitali è stato fermato dai soliti problemi fisici, con tanto di operazione che gli impedirà di prendere parte al primo turno di playoff e comunque nelle 14 partite disputate, stava risentendo di una condizione fisica non ottimale, Andrea Cinciarini si è smarrito nel marasma milanese e ha perso il posto in quintetto, scavalcato dagli ultimi arrivi americani in questo ruolo, situazione simile a quella di Stefano Gentile, non un mostro di continuità con la sua Reggio Emilia e così, scegliamo la linea giovane, dando la preferenza a Diego Flaccadori, play/guardia ventenne della Dolomiti Energia Trento, che non avrà avuto statistiche stratosferiche, ma che è stato l’unico giovane a migliorare durante la stagione e che magari non verrà scelto nel prossimo draft Nba – dove si è reso eleggibile – ma che ha faccia tosta e qualità tecniche per diventare un giocare importante anche in ottica Nazionale.

Guardia: Con Alessandro Gentile fermato da troppi infortuni per riuscire ad essere un vero protagonista della stagione, per il ruolo di guardia abbiamo un testa a testa tra due compagni, sia in Nazionale che a Reggio Emilia, che, pur con qualche pausa, hanno confermato tutte le loro qualità, alla fine diamo la nostra preferenza a Pietro Aradori – 13 punti e 6 rimbalzi di media – uno dei pochi italiani a poter competere con i pari ruolo stranieri, stesso identikit di Amedeo Della Valle – 12 punti e 2 assist di media – che continua nel suo percorso di crescita, in una realtà come quella di Reggio Emilia che sembra l’ideale per far maturare i giocatori nostrani.

Ala piccola: Un solo nome è emerso in questo ruolo ibrido della pallacanestro moderna ed è un nome spendibile anche in ottica della Nazionale perché Awudu Abass – 13 punti e 6 rimbalzi di media – è esploso in maniera definitiva con la sua Acqua Vitasnella Cantù, con tanto di trentelli, che hanno confermato tutte le qualità di quest’ala 23enne di 2 metri, capace di segnare sia da fuori che in entrata, con una buona propensione al rimbalzo e una fiducia nei propri mezzi che potrebbe aprirgli la strada ad una luminosa carriera.

Ala grande: Negli ultimi anni il titolo di Mvp nel ruolo andava automaticamente ad Achille Polonara, ma il talento anconetano ha accusato qualche pausa di troppo in una stagione non proprio da superstar e così è stato scippato del titolo da un ragazzo che invece ha migliorato notevolmente le sue cifre, in un’annata che lo ha visto protagonista anche a libello europeo. Stiamo parlando naturalmente di Davide Pascolo – 13 punti e 6 rimbalzi di media – inserito anche nel migliore quintetto d’Eurocup, che non sarà il giocatore più bello da vedere dal punto di vista tecnico, ma che pratica un basket efficace col suo uso infinito del piede perno e quelle braccia lunghe che gli consentono di avere la meglio nella lotta a rimbalzo.

Centro: Aspettando l’esplosione di Paul Biligha, 26enne di Cremona al quale manca un po’ di continuità e con Marco Cusin che si è mantenuto ad un buon livello, ma che ha pagato l’assenza prolungata del suo compagno di pick and roll Luca Vitali, il nostro voto va a Riccardo Cervi – 8 punti, 5 rimbalzi di media – che ad Avellino sembra aver trovato l’ambiente ideale per far sfruttare i suoi 214 cm e che potrebbe venire buono anche per la Nazionale, dove i centimetri non abbondano.

 

MIGLIOR COACH:

Dopo il girone d’andata il nostro voto sarebbe andato a Vincenzo Esposito, che per una giornata era stato anche da solo in testa alla classifica con una squadra costruita per salvarsi come Pistoia. Per la continuità sia in campo nazionale ed europeo, anche Maurizio Buscaglia è emerso rispetto ai colleghi con la sua Trento, sempre una delle squadre che gioca il basket più redditizio, ma non possiamo non premiare il grande girone di ritorno di Avellino e del suo condottiero Pino Sacripanti, che dopo un avvio stentato, non si è perso d’animo e ha saputo ricompattare il gruppo, dando le chiavi della squadra a Marques Green e allungando le rotazioni di una Sidigas che potrebbe andare molto avanti nei playoff.

MVP DELLA STAGIONE 2015-16

Austin Daye: Al suo arrivo, i commenti delle concorrenti di Pesaro nella lotta per la salvezza, furono: avete risolto i vostri problemi. Magari non sarà stato proprio così, perché la Vuelle ha dovuto aspettare la penultima giornata per essere sicura della permanenza in serie A, ma dove trovate – in Italia – un giocatore di 211 cm, capace di palleggiare come un piccolo, di segnare 20 punti con irrisoria facilità, di andare costantemente in doppia doppia con punti e rimbalzi, di tirare da sette metri con quella naturalezza e di subire dieci falli a partita, anche se gliene fischiano a favore solo la metà?

Probabilmente fino a qualche stagione fa, con una concorrenza interna più agguerrita, il suo impatto sarebbe stato meno determinante, ma nel grigiore di questo campionato, la sua classe è brillata come una stella cometa e non è un caso che in tutte le interviste pre partita dei coach che dovevano affrontare la Consultinvest, la prima dichiarazione era: vedremo se riusciremo a contenere Daye.

Per carità, di difetti gliene abbiamo trovati tanti durante la stagione e, come diceva un vecchio allenatore, lo vorrei sempre nella squadra per cui faccio il tifo, l’importante è che non lo debba allenare io, perché il caratterino è di quelli tosti, ma se la mettiamo su un piano squisitamente tecnico e produttivo, Austin Daye è automaticamente il nostro Mvp stagionale e non siamo d’accordo con i premi attribuiti dalla Legabasket che non l’ha inserito nemmeno nei top three, finendo dietro a Nunnally, Pascolo e Simon, tutti buonissimi giocatori ai quali abbiamo giustamente attribuito merito, ma che non hanno concluso al primo posto in ben quattro classifiche – punti, rimbalzi difensivi, falli subiti, valutazione – come Austin Daye.

 

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