La ripresa economica arriverà, al rallentatore

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17 maggio 2016

Ripresa economicaLe imprese italiane vedranno alla fine dell’anno in corso crescere i loro ricavi del 1,8% mentre l’anno prossimo si stima una cifra che si aggira attorno al 4%. Nello stesso tempo, i margini operativi aumenteranno al 7,6% così come gli investimenti privati vedranno una crescita del 1,6% entro la fine del 2016 e di altri due punti e mezzo percentuali nel 2017. Sempre nel giro di due anni, il numero di imprese che si possono ritenere competitive ed emergenti nel mercato sarà maggiore: dal 6% attuale al 16%. I dati appena esposti sono quelli pubblicati dalla ricerca sulla competitività delle economie regionali condotta da Unicredit e RegiosS. Secondo le loro stime l’Italia tornerà ai livelli precrisi nel 2027.

Tuttavia Riccardo Masoero, responsabile del gruppo di ricerca, afferma che: “Questo tipo di ripresa non basta, bisogna accelerare il passo”. Alessandra Lanza, responsabile per le strategie industriali e territoriali di Prometeia precisa: “Ma non ci sono i presupposti: un Paese che invecchia, non fa figli, non investe in ricerca e innovazione e si accontenta di crescite anemiche è un Paese senza futuro”. Sempre lei poi aggiunge che mancano le grandi imprese che possano investire in innovazione, educazione e digitalizzazione che può essere poi anche trasferita alle piccole imprese dei distretti.

Quei distretti che nonostante tutto rimangono il nocciolo duro della ripresa.

D’altro canto la ripresa economica accennata nei primi mesi dell’anno è messa a rischio da un contesto macroeconomico incerto. La flessione del commercio estero verso i principali partner commerciali potrà rivelarsi un problema per l’economia italiana che tanto ha contato su questo fattore per sopperire il netto crollo che si è registrato sul fronte dei consumi interni. Inoltre altro elemento di instabilità è senza dubbio il prezzo del petrolio. I principali broker attivi sul mercato, come ad esempio IG, quotano il costo del barile intorno ai 50 dollari. Tuttavia la situazione geopolitica potrebbe portare un improvviso cambiamento nelle previsioni fatte dagli esperti del settore e quindi stravolgere anche le previsioni di crescita economica.

Dunque assumono sempre più importanza le parole di Lanza. In particolar modo la formazione è un elemento chiave per il rilancio del Paese a partire dalla scuola ed università.

In tempi difficili per i bilanci dello Stato, che compromettono un adeguato intervento pubblico, sarebbe auspicabile incentivare gli investimenti da parte dei privati. Il miglior modo, che sarebbe anche quello che comporterebbe i minor costi e minori riduzioni di entrate per le casse pubbliche, sarebbe lo snellimento della burocrazia. Questa infatti è ancora uno dei maggiori ostacoli per coloro che vogliono entrare nel nostro mercato e, allo stesso tempo, ha portato diversi investitori nostrani a delocalizzare all’estero.

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