Essere o non essere. Col Campobasso l’Alma si gioca il futuro

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18 maggio 2016

Sandro Candelora*

FANO – Non c’è nulla da fare. Più guardiamo all’elettrizzante match di domenica prossima contro il Campobasso e più ci convinciamo che si tratta di un passaggio epocale della storia granata. Assomiglia terribilmente alla sfida di Ascoli di vent’anni addietro, allorquando la sconfitta patita ai rigori da parte del Castel di Sangro ha riscritto in tutt’altra maniera il passato recente del club. Cosa sarebbe infatti successo se si fosse vinto, come tutto l’ambiente, caricato a molla, si attendeva? Non esiste la controprova ma avremmo assistito a ben altre vicende, di più alto spessore, sicuramente maggiormente gratificanti e degne di un blasone plurisecolare. Invece sappiamo tutti cos’è accaduto a far data da quell’infausto pomeriggio in qua.

13254316_1627615984226877_5276266600373037260_nEcco, contro i molisani va in scena un nuovo appuntamento fondamentale, incarnando un crocevia che potenzialmente può spalancare le porte ad un futuro radioso ovvero, nella malaugurata ipotesi di un insuccesso, sprofondare la piazza nella più cupa rassegnazione. L’hanno capito in tanti (e lo devono capire pure molti altri) che siamo di fronte all’attimo fuggente, da gestire all’insegna dell’ora o mai più. In primis, l’ha inteso da un pezzo patron Gabellini, che, intelligente e ambizioso com’è, sa bene che questa finale playoff rappresenta l’ultima (l’unica?) fune cui aggrapparsi con tutte le forze per tirarsi fuori dalla soffocante palude della Serie D. E lo ha metabolizzato anche la squadra. Splendida per quello che ha saputo fare nel corso di un biennio vissuto da protagonista assoluta e non fosse altro che per questo doppio, difficilissimo exploit meritevole di essere baciata in fronte dalla buona sorte. Un gruppo che deve peraltro convivere con il peso di una micidiale pressione addosso (il potere logora anche chi ce l’ha, lo si è visto chiaramente contro la Fermana) e dovrà tirare fuori dal serbatoio semivuoto delle energie fisiche e mentali ciò che resta per buttare il cuore oltre quest’ultimo ostacolo. Al di là del quale, inutile dirlo, occorrerà andare tutti insieme, nessuno escluso. Non sono ammesse latitanze ormai stucchevoli e fuori luogo. Perché è un cimento senza domani. Che, per chi non avesse ancora realizzato il momento, potrebbe davvero non esserci.

*Opinionista Alma Juventus Fano per Pu24

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