Addio Pannella, la sua tesi di laurea a Urbino nel 1950 diventò leggenda

URBINO – Tutto era partito da Urbino. Giacinto Pannella, detto Marco, nato il 2 maggio del 1930 a Teramo e morto oggi a Roma a 86 anni, ha studiato giurisprudenza all’Università di Urbino dove si è laureato nel 1950. La fondazione del partito radicale è avvenuta cinque anni dopo. Perché si laureò ? Voleva far contenta la sua mamma. Si trattò peraltro di una laurea singolare. Pannella prese 66, il voto minimo, ma avrebbe meritato un abbraccio accademico per la prontezza di spirito di fronte alla commissione di laurea. Lo ha raccontato nel 1999 Il Borghese:

Marco Pannella

Marco Pannella

“Fu un capolavoro di abilità – si legge – Si presentò con una tesi che non aveva letto. Di quell’esame si è favoleggiato a lungo, e ancora adesso, a distanza di quasi 45 anni, non se ne sono spenti gli echi. Ricapitoliamo, riordinando i ricordi dei suoi amici che furono studenti insieme a lui, dal professor Paolo Ungari, docente alla Luiss di Roma, ai giornalisti e storici Lino Jannuzzi, Angelo Bandinelli e Peppino Loteta. Il giovane Marco era uno studente fuori corso a Roma. L’attività politica gli interessava più degli esami. Studiava il minimo indispensabile. Era occupato con l’Ugi e con l’Unuri, era amico di Olof Palme, leader dei giovani universitari svedesi, e assieme organizzavano congressi. Faceva già allora iniziative di disubbidienza civile, come quella in Ungheria, in occasione della rivolta anticomunista. Esami di tanto in tanto. Verso la fine degli studi si trasferì all’Università di Urbino. Concluse gli esami, restava solo la tesi. All’epoca il giovane Pannella era militare, soldato semplice, ma in caserma stava poco. Grazie ai buoni uffici di un senatore liberale, godeva di molti permessi. E proprio durante un permesso andò a Urbino a discutere la tesi, che – a quanto pare – gli era stata preparata da amici. Arrivò a Urbino senza averla letta. La tesi aveva per oggetto la costituzionalizzazione dei Patti Lateranensi in base all’articolo 7 della Costituzione ed era a intonazione clericale: sosteneva il contrario di quello che un giovane liberale poteva pensare. Relatore della tesi era il professor Bon Valsassina, costituzionalista di valore ed esponente del movimento monarchico, il quale in quel frangente era malato. A Urbino giunse un telegramma carico di apprezzamenti positivi sulla tesi. Così anche in assenza del relatore, la tesi fu discussa. Pannella si accorse che la commissione era divisa: per metà era composta da filo-clericali, per l’altra metà da laicisti. I due gruppi si misero a discutere e il confronto si protrasse a lungo. Pannella lasciò che i docenti battibeccassero. Era d’intelletto pronto e non faticò a orientarsi su quell’argomento, fu lesto a inserire qualche osservazione nel dibattito, osservazioni che però erano di segno contrario al contenuto della tesi. Mentre laicisti e filo-clericali disquisivano, Pannella tirò fuori le due tesine che aveva preparato assieme alla tesi, e se le ripassò. Non si può dire che desse risposte brillanti, ma se la cavò. Ne uscì con 66. Era finita, la mamma era stata accontentata. La quale, francese di Grenoble, proveniente dalla buona borghesia, s’illuse che il figlio avrebbe imboccato una strada “normale”. Invece Marco continuò a coltivare la passione per la politica. Una passione che all’epoca aveva una direzione insospettata…”

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  1. Grande, come al solito, una capacità di eloquenza da vecchio politico, sempre preparatissimo. Oggi i politici non parlano a braccio, ricordo una volta Almirante parlare per 1 giorno intero. Ma vi rendete conto parlare per 24h filate?