Consultinvest alle prese col toto-allenatore e i ragionamenti sul prossimo roster

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19 maggio 2016

PESARO – Mentre le semifinali scudetto sono in pieno svolgimento, il mercato del basket italiano è ancora fermo, cosa abbastanza naturale in questo periodo, con la regola non scritta che prima si debba sistemare la questione allenatori, per poi passare al nucleo italiano e finire con quello straniero.

E questo sistema ha una sua logica, perché, anche se non sempre corrisponde al vero, è consuetudine affermare che sia l’allenatore ad avere l’ultima parola nella costruzione della squadra. Anche se in Italia non ci sono i vari Messina e Obradovic che dettano legge e spesso i coach nostrani fanno buon viso a cattivo gioco, accontentandosi di quello che i loro general manager gli presentano al primo allenamento estivo, senza magari una vera conoscenza diretta di qualche rookie o qualche altro straniero che gli si pone davanti. In questo momento non sono molte le panchine rimaste libere in serie A, dopo la probabile conferma di Pasquini a Sassari, di De Raffaele a Venezia – fresco di semifinale – e di Vitucci a Torino. Rimangono da assegnare sicuramente la panchina di Cantù, dove Recalcati ha declinato l’offerta e il patron Gerasimenko potrebbe rivolgersi anche ad un allenatore straniero, forse quella di Pistoia, dove Esposito potrebbe essere arrivato al capolinea e quella della Consultinvest, anche se Paolini non è stato ancora ufficialmente messo da parte, ma ci sono già stati dei colloqui con Bucchi e Mazzon e Pesaro, pur con tutti i suoi limiti economici, rimane comunque una piazza seria ed appetibile

Consultinvest Vuelle Pesaro

Coach Paolini

E una volta sistemata la questione allenatore, c’è da sistemare quella degli italiani, i più difficili da firmare per la scarsità di materiale umano dalla quale pescare, ma l’obbligo di averne almeno cinque a referto, ti impone di averne almeno tre di discreto livello e i procuratori lo sanno, alzando di qualche decina di migliaia di euro il loro valore effettivo.

E i regolamenti non sono proprio d’aiuto nella costruzione delle squadre, con il sindacato dei giocatori – Giba – che ha praticamente fatto slittare al 2017 l’introduzione del cosiddetto 6+6, ovvero 12 giocatori a referto, di cui sei italiani e sei di qualsiasi nazionalità, un cambiamento che avrebbe semplificato notevolmente il lavoro dei vari Gm, costretti ancora a cercare comunitari “astrusi” come possono essere i vari giamaicani, australiani e nigeriani, senza parlare dell’usanza ancora comune in qualche nazione di “regalare” passaporti per farli giocare con la propria nazionale.

Così anche per la stagione 2016-17, saranno in vigore le seguenti due formule: il 5+5 (cinque italiani e cinque stranieri, comunitari o non) e il 3+4+5 (tre extra, quattro comunitari e cinque italiani). La Vuelle finora ha sempre preferito la prima formula, meno dispendiosa e che ti permette di partecipare anche al premio per l’utilizzo degli italiani messo a disposizione dalla Legabasket, ma qualcosa si sta muovendo e si potrebbe passare anche alla seconda formula, vediamo quali sarebbero gli svantaggi e i vantaggi:

Gli svantaggi sarebbero tutti di natura economica, perché si dovrebbe pagare una tassa di 40.000 euro e ulteriori 40.000 per i due contratti da professionisti in più che si dovrebbero depositare in Lega, perché ricordiamo che il salario minimo per un professionista italiano in serie A corrisponde a 20.000 euro annui e con il 3+4+5 non si potrebbe partecipare al premio per l’utilizzo degli italiani, 500.000 euro da dividere tra le prime tre squadre che concedono maggior minutaggio ai giocatori di formazione italiana.

Ma è un gatto che si morde la coda, perché, per avere qualche possibilità di arrivare nei primi tre, si dovrebbero avere almeno due italiani da quintetto, che ti costerebbero probabilmente di più della cifra messa a disposizione dalla Lega e poi finché ci saranno Reggio Emilia con i suoi tre nazionali e Cremona con la coppia Vitali-Cusin, si parteciperebbe al massimo per il terzo posto, lasciato vacante dalla retrocessa Virtus Bologna che poteva contare su Fontecchio, Mazzola e Michele Vitali.

Così o si sceglie la strada di un play italiano titolare come potrebbe essere Peppe Poeta, affiancato da un buon regista di riserva come potrebbe essere Lorenzo D’Ercole e sotto canestro a Giulio Gazzotti, si scelga di affiancargli uno tra Valerio Mazzola e Luca Campani, confermando anche Marco Ceron, oppure avrebbe più senso passare al 3+4+5, con gli italiani che potrebbero essere Gazzotti e Ceron, più i giovani Serpilli e Solazzi, formula che ti consentirebbe di affiancare al lituano Lydeka un centro americano atletico, magari un rookie alla Wally Judge e di formare una coppia di registi eterogenea e complementare tra loro, con i soli ruoli di guardia e ala grande di riserva che sarebbero occupati da degli italiani.

Vuelle ConsultinvestMa la Vuelle non naviga nell’oro e se escono 80-100 mila euro in più dalle casse biancorosse per il passaggio dal 5+5 al 3+4+5, da qualche altra parte si dovrà risparmiare e la domanda del giorno è allora la seguente: Preferite risparmiare qualcosa ingaggiando un allenatore di medio livello come potrebbe essere Andrea Mazzon – alla ricerca di una squadra italiana che lo possa rilanciare – risparmio che consentirebbe alla Vuelle di passare al 3+4+5? Oppure è meglio percorrere la strada di un allenatore già affermato come potrebbe essere Piero Bucchi, scelta comunque più onerosa della precedente e che potrebbe precludere il passaggio alla suddetta formula?

Personalmente, siamo della teoria che sarebbe meglio avere un roster il più profondo possibile, soprattutto se andasse in porto la possibilità di partecipare ad una coppa europea, mentre per gli allenatori, o se ne prende uno in grado di fare veramente la differenza o non sarà la differenza tra uno medio e uno esperto ad essere decisiva. Vedremo nei prossimi giorni cosa decideranno in casa Vuelle, con la scelta del nuovo coach che dovrebbe arrivare nei primi giorni della prossima settimana.

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