Quando le vie del sesso sono infinite: la follia della Sex Roulette. La rubrica di de.Sidera

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1 giugno 2016

Dott.ssa Arianna Finocchi*

Chi si batte da anni per la prevenzione delle malattie Sessualmente Trasmissibili, si spaventerebbe a morte a sentire questo termine “Sex Roulette”. Avete presente il gioco che si fa con la pistola che contiene un solo proiettile nel tamburo? Avete mai sentito parlare di giochi di adrenalina? Beh, questo è il sex roulette, che quasi come una roulette russa mette in pericolo la salute di moltissime persone che si buttano nel gioco.

Sembra che il gioco sia nato in Serbia, a Belgrado dove e si organizzano dei festini durante i quali ci si maschera e si sfida la sorte venendo estratti e dovendo, in seguito avere un rapporto sessuale con sconosciuti, tra i quali è “nascosto” un partecipante segretamente sieropositivo. Regola ferrea? Un divieto: non si possono usare preservativi. Visto che le protezioni sono vietate, ovviamente, con la sex roulette, si possono contrarre anche malattie quali gonorrea o sifilide, sempre più presenti nel nostro Continente. Gli ambienti in cui queste feste hanno luogo sono per lo più quelli dell’alta società, dove ricchi annoiati fanno diventare una moda esporsi al rischio di contrarre una malattia, che può rimanere silente addirittura per molti anni.

Una scena tratta dal film di Stanley Kubrick "Eyes Wide Shut"

Una scena tratta dal film di Stanley Kubrick “Eyes Wide Shut”

Chi lo desidera può comunque prendere le pillole usate nella profilassi pre-esposizione per l’HIV, giusto per non lasciare tutto al caso. Queste pillole sono la ragione per cui queste feste vengono anche chiamate “blue party”, dal colore della pillola stessa, che viene molto usata nella comunità gay, ma non solo, per prevenire le infezioni e sottolineiamo prevenire e non scongiurare. Dalla Serbia alla Spagna, ora il fenomeno della sex roulette e dei blue party arriva anche nel Regno Unito, dove sempre più operatori del settore sanitario denunciano pazienti in carico alle strutture che affermano di aver contratto le patologie proprio a questi festini in maschera dove si fa sesso di gruppo senza limiti. La cosa allarmante è che per chi partecipa con entusiasmo, questa è una moda.

Franca Sozzani, giornalista ed editrice italiana, ha creato una campagna di provocazione sul tema del virus HIV, una campagna shock a dire il vero per la quale Donatella Versace e la Sozzani stessa hanno prestato il volto. Se per la Sozzani era solo un modo per provocare e far riflettere, riportare il tema dell’Hiv e dell’Aids ad una copertura mondiale, per queste persone non vuole essere una provocazione ma solo un modo in più di godersi la vita sessuale e per godersela in un maniera molto divertente. Queste orge a rischio offrono il cosiddetto “brivido” di non sapere se si verrà infettati o meno, questo ricorda i rapporti sensazionali dei primi anni del 2000 circa il presunto aumento del “bugchasing” o “dono”, il fenomeno presunto in cui gli uomini omosessuali avrebbero attivamente e intenzionalmente cercano di contrarre l’HIV e di cui la nostra rubrica ha già parlato in passato.

L’allarme dei medici: «I rischi sono altissimi, si è perso il rispetto per l’HIV, chi partecipa a questi party pensa che più è alto il rischio, più forte è l’emozione. Si unisce l’orgasmo all’adrenalina». Noi diciamo che non solo si è perso il rispetto per la malattia ma anche quello per la salute, per se stessi e per chi questa malattia l’ha contratta senza volerlo e lotta e combatte tutti i giorni contro la sfida più grande, che è quella di dover condurre una vita con la schiavitù di dover assumere farmaci per sempre e cercare di andare oltre uno stigma che, comunque, ancora è vivo e vegeto. Come detto molti assumono farmaci antiretrovirali, ma ha senso prescrivere farmaci PrEP (che sta per Pre-Exposure Prophylaxis) ossia antiretrovirali, con tutte le loro ripercussioni sullo stato di salute, solo per evitare di usare il preservativo nei rapporti sessuali? Noi pensiamo di no e non solo per un problema di sostenibilità economica. Ma soprattutto perché non vogliamo che passi il concetto che basti una pillola per non contrarre la malattia. Dimenticando l’importanza di una vera cultura della prevenzione nei rapporti sessuali. Le eccitanti quanto estreme scene di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick rimangono pur sempre scene di un film, che per sua fortuna non porta da nessuna parte!

*Psicologa, Sessuologa, Psicoterapeuta

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