Un fanese si finge vittima di una rapina dopo un prelievo bancomat. Tradito dalle telecamere e denunciato per simulazione di reato

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1 giugno 2016

FANO – Nei giorni scorsi la Polizia di Stato ha denunciato a piede libero un 30enne fanese per simulazione di reato di rapina aggravata.

Lo stesso individuo, qualche giorno prima, aveva denunciato al locale Commissariato di Polizia, di essere stato vittima di una rapina in pieno centro storico, nel corso della mattinata, dopo aver prelevato dei contanti da un bancomat presso un istituto bancario nei pressi di Porta Maggiore: circa 100 euro. Il 30enne riferiva agli agenti di aver attraversato a piedi il Pincio per poi direzionarsi verso via Montevecchio dove veniva aggredito alle spalle da due giovani individui che lo colpivano alla gamba e lo immobilizzavano cingendolo con forza dalle spalle e sfilandogli dalla tasca dei pantaloni il portafogli contenente il denaro appena prelevato, tentando anche di strappargli la collanina in oro che indossava. I due poi si davano a precipitosa fuga verso la galleria di via Montevecchio, luogo dove, successivamente, la vittima, riferiva agli agenti di aver ritrovato il portafogli appena sottrattogli privo, però, del denaro contenuto.

Nell’immediatezza dei fatti venivano attivate le indagini da parte degli agenti del Commissariato fanese che facevano emergere incongruenze con quanto dichiarato dalla vittima. In particolare, la ricostruzione degli avvenimenti, operata con un minuzioso sopralluogo sulle vie indicate dalla stessa persona offesa, portavano a rivelare che la stessa vittima non era mai transitata in quelle vie. Determinanti sono state le riprese video di apparati privati di registrazione di alcuni esercenti commerciali del posto che, uniti all’esperienza investigativa degli agenti di polizia del settore anticrimine, compreso il fatto che il giovane si era presentato dopo circa 5 ore dalla rapina in Commissariato, in compagnia della moglie, hanno portato a svelare che il 30enne aveva simulato di aver subito la rapina.

Lo stesso giovane, posto di fronte all’evidenza dei fatti, confessava agli agenti di essere ricorso alla simulazione per giustificare lo smarrimento del denaro al proprio coniuge.

 

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