Finisce il campionato con la vittoria di Milano e con la finale “meno vista” del basket italiano

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14 giugno 2016

PESARO – Alla fine ha vinto la squadra più forte. Magari non quella che gioca la migliore pallacanestro in Italia, certamente quella che continua a spendere più soldi di tutti, grazie a patron Armani e tutti gli altri munifici sponsor e, sicuramente, quella col roster più profondo e fisico di tutto il resto della concorrenza. Ma Milano ha comunque meritato di conquistare il suo ventisettesimo scudetto della storia, finendo prima in regular season e battendo nell’ordine Trento, Venezia e Reggio Emilia in questi lunghissimi playoff, pur con qualche patema di troppo, dando l’impressione comunque di essersi portato a casa il tricolore, più per una reale mancanza di alternative valide, che per strapotere tecnico. E’ stata una finale dove Alessandro Gentile è andato a sprazzi, perso in qualche nervosismo di troppo che speriamo non si porti dietro anche in Nazionale, dove i lunghi milanesi sono stati portati a scuola da Lavrinovic, che dall’alto dei suoi 36 anni e della sua grande esperienza, ha vinto tutti i confronti diretti sul piano tecnico, subendo però inevitabilmente la fisicità e la profondità degli avversari, dove Andrea Cinciarini non ha ancora ritrovato una condizione fisica accettabile e dove coach Repesa non sempre è riuscito a trovare il quintetto ideale da cavalcare e tenere sul parquet il tempo necessario per annichilire la concorrenza. Così a fare la differenza alla fine sono stati due giocatori di scuola europea, con il croato Simon che ha dimostrato di essere la migliore guardia del campionato e il play lituano Kalnietis che è stato il più continuo, quello che non ha perso mai la calma e ha coinvolto magistralmente i compagni, non disegnando comunque la soluzione personale, anche se il titolo di Mvp delle Finals è andato giustamente a Rakim Sanders, già campione con il Banco di Sardegna e vero uomo in più milanese durante tutta la stagione.

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Il 27esimo scudetto milanese (Foto tratta dal sito ufficiale www.olimpiamilano.com)

Reggio Emilia ha perso così la sua seconda finale scudetto consecutiva, anche se quest’anno non era lei la favorita e i tifosi emiliani hanno meno motivi di mangiarsi le mani rispetto al 2015, con Sassari che li ha beffati sul filo di lana, ma la Grissin Bon ha costruito un’ossatura che le permetterà di rimanere tra le prime quattro in Italia per diversi anni. Con il nucleo italiano che ha dimostrato di sapersela cavare egregiamente anche nei momenti più delicati, pur se i consueti infortuni hanno estromesso Stefano Gentile dalla finale e hanno fatto perdere a Pietro Aradori le prime tre gare. Ha sorpreso la padronanza di Andrea De Nicolao, promosso play titolare e subito protagonista, con una personalità che potrebbe permettergli di conquistarsi un posto anche tra i 12 di coach Ettore Messina per il preolimpico, non ha sorpreso la classe di Kaukenas e Lavrinovic, fermati solo dagli anni e dalla stanchezza, mentre ci aspettavamo qualcosina di più da Achille Polonara, che ha perso il confronto diretto con i vari Macvan e McLean. In grossa crescita Amedeo Della Valle, sempre più leader in campo e fuori e la seconda finale consecutiva, ha portato coach Max Menetti nel ristretto novero degli allenatori italiani che possono fare la differenza ad alto livello.

Ha vinto Milano e probabilmente il suo regno potrebbe durare a lungo, specialmente se porterà tra le sue fila il prossimo anno, giovani italiani promettenti come Simone Fontecchio, Awudu Abass, e Davide Pascolo, tutti in procinto di vestire la casacca Armani. Anche se ci chiediamo quanto spazio potranno avere a loro disposizione e se Milano, dal suo punto di vista, fa bene ad impoverire la concorrenza, non è un bene per la pallacanestro italiana, relegare i suoi giovani di maggior talento in una squadra come l’Armani. Che come obiettivo principale ha quello di ben figurare in Eurolega e non quello di valorizzare i giocatori nostrani e il caso del centro della Nazionale Daniele Magro, utilizzato solo per 23 partite su 44 – è emblematico.

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La finale Armani-GrissinBon (Foto tratta dal sito ufficiale www.olimpiamilano.com)

Va in archivio così anche questo campionato. Che non verrà ricordato per la qualità espressa dalle 16 formazioni e che comunque si è mantenuto equilibrato, con poche sorprese ad alto livello e la retrocessione di una piazza storica come Bologna, anche se si dovrà aspettare qualche giorno, per sapere se Caserta riuscirà a pagare la fideiussione per il campionato 2016-17. La Legabasket ha chiuso la stagione con la grande trovata di far giocare il match che ha assegnato lo scudetto, in contemporanea con l’esordio della nazionale di calcio agli Europei e siamo curiosi di conoscere l’altissimo share che gara sei avrà conseguito, ennesimo autogol di una federazione che si accontenta di coltivare il suo orticello, lodandosi senza un vero perché. E ci aspetta un’estate calda per la diatriba Fiba-Eurolega che esploderà dopo il preolimpico e non è da sottovalutare la posizione delle nove squadre sotto inchiesta della Procura Federale, per presunte irregolarità sui diritti d’immagine, con conseguenze non ancora chiare sul prossimo campionato.

SITUAZIONE IN CASA CONSULTINVEST

Si aspettano buone notizie, anche se affari che sembravano già conclusi richiedono più tempo del previsto per concretizzarsi, ma d’altra parte non è facile convincere buoni giocatori a firmare per Pesaro senza guardarsi intorno. Verosimilmente sarebbe più facile se la dirigenza biancorossa rivolgesse il suo sguardo ad atleti più “scarsi” tecnicamente, sui quali la concorrenza sarebbe meno asfissiante, ma se insegui il pivot della Nazionale (Cusin), un play che in nazionale ci potrebbe anche andare (Cournooh) e una delle migliori guardie dello scorso campionato (Lacey), è logico che chiudere le trattative si stia rivelando complicato, sia dal punto di vista economico che tecnico. Più semplice la strada che porta al lungo bosniaco Stipanovic, ma finché non si firmerà il pivot titolare, il suo ingaggio è in stand-by, perché coach Bucchi ha intenzione di formare coppie intercambiabili in ogni ruolo e se non arrivasse un centro atletico nello spot di numero cinque, dovrà essere il suo cambio ad avere queste caratteristiche.

Trevor Lacey

Trevor Lacey

Su Lacey c’è anche l’interessamento di Milano, ma il triennale ventilato dai neo campioni d’Italia, con la possibilità di prestarlo a Pesaro per la prossima stagione, gli chiuderebbe la porta per l’Nba, mentre Cusin è sicuramente uno dei prezzi pregiati del mercato, con Avellino e la stessa Reggio Emilia interessate al pivot ex Cremona, in un giro che potrebbe coinvolgere anche Riccardo Cervi.

Siamo arrivati a metà giugno, la stagione 2016-17 è ufficialmente iniziata e in casa Vuelle si sta lavorando anche per portare nuovi investitori e il ritorno di un marchio storico come Butangas è sicuramente di buon auspicio, in attesa di ulteriori due nuove entrate nel Consorzio nei prossimi giorni, mancano otto giocatori per completare il roster e circa trecentomila euro per raggiungere la fatidica quota di tre milioni, aspettiamo fiduciosi su ambo i fronti.

 

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