Caritas Camp: a Villa Baratoff una settimana dedicata agli “ultimi”

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23 giugno 2016

PESARO – Una settimana dedicata agli altri, agli “ultimi”, a quelle persone che vivono nella nostra città ma sono invisibili, nascosti, sconosciuti… Una settimana vissuta con intensità, fra gioia e stupore, fra chiusura nei preconcetti e apertura del cuore, fra musica e silenzi… Ecco, questo è il Caritas Camp 2016! 20 ragazzi di III e IV superiore si sono trovati a vivere un’esperienza inaspettata, piena di sorprese… soprattutto quelle che ciascuno andava via via scoprendo dentro se stesso.

Dal 13 al 18 giugno, ospiti a Villa Baratoff, il Caritas Camp è stato un super-concentrato di vissuti!

Al mattino, i ragazzi si sono impegnati in prima persona nel volontariato e nel servizio gratuito presso alcune strutture della nostra Arcidiocesi: il Centro di Ascolto e il magazzino di raccolta della Caritas diocesana, lo sportello immigrati del CeIS, la comunità per minori L’Ancora, la casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII… un contatto diretto con le tante forme di povertà e di marginalità che la nostra città conosce, accoglie e accompagna con generosità, dedizione e competenza.

Il pomeriggio di ogni giornata è stato dedicato all’approfondimento di alcune tematiche. Siamo partiti chiedendoci chi è l’“altro” e in questa prima tappa del nostro viaggio, il dottor Roberto Drago ci ha raccontato la sua esperienza con i tossicodipendenti, abbiamo conosciuto il servizio svolto del Centro di Ascolto per la Salute della Caritas e l’accoglienza di persone senza fissa dimora offerta da “I bambini di Simone” e a “Casa Mariolina”. La seconda tappa ci ha visto riflettere sul valore della vita; siamo stati aiutati dall’esperienza di Suor Consolata e di “Casa Fiducia” (che accoglie giovani mamme sole) e da Mara, della Comunità Papa Giovanni XXIII, che si prende cura delle giovani donne vittime della tratta. La terza tappa è stata dedicata all’accoglienza, che abbiamo vissuto nella sua concretezza accogliendo nella nostra “casa” un gruppo di giovani immigrati, che ci hanno raccontato la loro storia e la loro voglia di vivere “bene”. Ultima tappa: la condivisione, è stato il frutto del nostro percorso, perché abbiamo capito, tra il gioco e la verità della scelte di vita, che l’unica strada per vivere in modo autentico è condividere….

Sabato mattina è stato un tempo per noi: nel silenzio, immersi nella natura, ci siamo fermati in solitudine a ripercorrere l’intenso “viaggio” condiviso con tanti amici e a cercare di decifrare ciò che si era sedimentato in noi.

Ecco alcune testimonianze dei protagonisti del Caritas Camp…

“Caritas Camp è stata un’esperienza ricca di emozioni. Grazie ad essa, alle persone incontrate, agli operatori ho potuto capire e vedere tante cose che prima non ero a conoscenza, nuove povertà che non pensavo esistessero… Ora potrò guardare con occhi più critici e distaccati le innumerevoli informazioni che i giornalisti riportano sui giornali e telegiornali. Penso che delle volte siano proprio i mass media a inculcare idee sbagliate e a creare pregiudizi…”.

“Noi siamo presi dalla freneticità della vita e questo porta a perdere di vista i valori veri. La nostra società non ha tempo da condividere e questo l’ho capito solo attraversando questa esperienza… Donando il mio tempo per l’altro ho ricevuto in regalo tutto ciò che l’altro aveva da offrirmi, arricchendomi. Ho capito l’importanza dei piccoli gesti di amore e di amicizia (sempre sottovalutati!), perché riempiono il cuore di chi li dona e di chi li riceve”.

“Questa settimana mi ha fatto capire tante cose. La prima è quella di ritenermi fortunata di aver visto e ascoltato: visto persone che ci mettono il cuore in quello che fanno perché ci credono, persone belle, e visto persone nuove, con un passato disastrato ma una forza pari a quella di un uragano; osservato realtà, situazioni e ambienti che fino ad oggi non conoscevo oppure conoscevo ma in modo parziale e molto spesso errato perché non avevo mai ascoltato loro, i diretti interessati, oggetto di polemiche e pregiudizi, molto spesso “campati per aria”, perché toccare la realtà con mano a molti fa scomodo ed è sgradevole…”.

“Credo che io con i miei piccoli gesti possa cambiare una piccola parte di cuore di tutti coloro che mi chiedono aiuto perché so che per loro è molto importante anche il solo dialogare con l’altro. Sono pronta ad affrontare il viaggio che la vita ha in serbo per me e che con fede e volontà riuscirò a portare un po’ di amore a chi ne ha bisogno”.

“Solo in questa settimana mi sono resa veramente conto della povertà della mia città: prima, delle persone bisognose quasi non me ne accorgevo e, se le vedevo per strada, le ignoravo. Ora ho imparato che ci vuole una maggiore sensibilità, bisogna ascoltare le persone, perché ognuna di loro ha una sua storia da raccontare e non è giusto fermarsi alla copertina di un libro per darne un giudizio”.

“Non sapevo cosa aspettarmi da questo Camp, ma di sicuro non mi aspettavo qualcosa di così bello, profondo, divertente, ma che allo stesso tempo ti fa pensare, ti fa capire e crescere…”.

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