Colombarone: riapre al pubblico l’area archeologica

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30 giugno 2016

PESARO – Primo luglio, giornata ricca: sarà la Notte Rosa ma sarà anche la data di riapertura al pubblico – a partire dalle ore 17 – di un altro “pezzo” delle realtà archeologiche della città:  l’area di Colombarone, in strada della Romagna. Una riapertura non casuale che si colloca proprio nell’anno –  il 2016 – che segna i 2200 anni dalla fondazione romana di Pesaro. Obiettivo primario, che il Comune condivide con la Soprintendenza Archeologia delle Marche: aprire sempre più alla conoscenza comune la storia del territorio in cui viviamo, storia che ha lasciato tracce importanti e preziose. E così dopo la domus di via dell’Abbondanza nel cuore del centro cittadino, all’interno di quella che si può chiamare a buon diritto “isola dei musei”, ecco Colombarone, con una collocazione particolare tra Marche e Romagna.

Quella di Colombarone è un’area archeologica “unica” perché immersa nel verde del parco San Bartolo. Ben 25 anni di ricerche gli scavi sono iniziati nel 1983 a cura dell’Università degli Studi di Bologna – hanno permesso di scoprire una storia di molti secoli, da cui sono emerse una ricca villa tardoantica, una basilica – San Cristoforo ad Aquilame una pieve. Risalente alla fine del terzo secolo dopo Cristo, la villa era la residenza di campagna di un possidente terriero o di un funzionario statale; tuttora visibili molti dei mosaici databili tra IV e VI secolo. Nel VI secolo alcuni settori della struttura vengono abbandonati mentre quello di rappresentanza viene trasformato in chiesa cristiana; nasce in quel periodo quella che sarà la basilica altomedievale di San Cristoforo ad Aquilam. Intorno nasce un’area cimiteriale. Nei secoli successivi (settimo-decimo), la chiesa viene più volte modificata fino a diventare una semplice pieve nel tardo medioevo. Nel 12esimo secolo, al suo posto verrà edificata una “chiesola” demolita poi nel 1858. La funzione assunta da Colombarone come centro di culto non si è mai spenta; poco lontano venne costruita la chiesetta ottocentesca e poi, nei primi decenni del novecento, l’attuale parrocchia.

“La riapertura alla pubblica fruizione di Colombarone – dice l’assessore comunale alla Bellezza Daniele Vimini – rappresenta un ulteriore passo in avanti di un percorso che dovrà completarsi. Prossimo step, la realizzazione di un museo nei locali della chiesetta ottocentesca – recuperata dall’Amministrazione comunale – in cui verranno esposti i reperti di maggior valore storico emersi durante gli scavi e in cui potranno prendere vita attività didattiche destinate alle scuole e al tempo libero”.

Anche il presidente dell’ente Parco San Bartolo Davide Manenti sottolinea: “Un patrimonio storico-archeologico di rara bellezza, ritorna fruibile a residenti e turisti, costituendo un vero e proprio ingresso culturale del parco San Bartolo che dalla Romagna conduce verso Pesaro”.

Area archeologica di Colombarone – strada della Romagna 136-138

1°-25 luglio venerdì, sabato, domenica h 17-20
26 luglio-21 agosto martedì-domenica e festivi h 17-20
22 agosto-25 settembre venerdì, sabato, domenica h 17-20
Ingresso con card Pesaro Cult (acquistabile direttamente presso l’area) o con biglietto unico ‘Pesaro Musei’ (acquistabile presso la biglietteria dei Musei Civici e di Casa Rossini); gratuito fino a 19 anni
Info Sistema Museo 0721.387541

Breve scheda informativa

Corre l’anno 743 dopo Cristo e il papa Zaccaria parte da Roma lungo la via Flaminia in direzione Ravenna per incontrare l’esarca Eutiche; con il comandante militare dei Bizantini d’Italia vuole discutere della pericolosa situazione politica e militare che vede i Longobardi avanzare inesorabilmente proprio verso quella città. Prima di recarsi insieme nella capitale bizantina, i due personaggi si incontrano a cinquanta miglia dalla città, nella basilica di San Cristoforo ad Aquilam. Questo racconta una fonte medievale – il Liber Pontificalis – ma nei secoli successivi della basilica si perde memoria.

Le ricerche e gli scavi

Nel Settecento, l’erudito pesarese Annibale degli Abbati Olivieri identifica l’antico edificio grazie a ricerche d’archivio e scavi, e lo posiziona prendendo come riferimento una “Chiesola” ancora esistente. Dopo la sua morte tutto viene però di nuovo dimenticato e la stessa chiesola è demolita nel 1858. Nel 1983 ripartono gli studi con l’identificazione del luogo delle ricerche settecentesche e l’avvio degli scavi. Venticinque anni di ricerche hanno permesso non soltanto di riportare alla luce i resti di epoca bizantina, ma anche di scoprire una storia lunga molti secoli, fatta di una ricca villa, di una basilica e di una pieve: in tutto a Colombarone si svelano sedici secoli di archeologia, dal terzo al 19esimo.

La villa tardoantica

Già in età romana, l’area circostante vede un alto numero di fattorie e un piccolo villaggio lungo la via Flaminia, strada che rappresenta il più importante asse di collegamento tra Roma e il nord dell’Italia. Ma è verso la fine del terzo secolo dopo Cristo che nasce una lussuosa villa, la residenza di campagna di un ricco possidente terriero o di un funzionario statale. Sono tuttora visibili molti dei mosaici databili tra quarto e sesto secolo, anche se in parte compromessi dagli interventi successivi. La pianta della villa prevede un ingresso articolato attorno a un cortile porticato, seguito dal settore principale che ha come punti di maggiore interesse due sale da banchetto e da cerimonie. Sono inoltre stati individuati un settore termale, alcune stanze di carattere residenziale e un grande quartiere decentrato.

La Basilica di san Cristoforo ad Aquilam

Nel sesto secolo alcuni settori della villa vengono abbandonati mentre quello di rappresentanza viene trasformato in chiesa cristiana. La sala da banchetti più grande diventa l’aula di culto con abside, affiancata da una torre campanaria; intorno nasce un’area cimiteriale. Nei secoli successivi (settimo-decimo), la chiesa viene più volte modificata assumendo dimensioni notevoli. Alla fine del Medioevo (12esimo secolo) la chiesa più antica viene abbandonata e al suo posto viene costruita la “Chiesola” ancora esistente ai tempi delle ricerche settecentesche, ma di cui è stato recuperato soltanto un breve tratto di muro perimetrale oggi tuttora visibile.

Info www.pesarocultura.it

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