“Morire d’amore”: nuova puntata della rubrica delle psicologhe di De.Sidera

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30 giugno 2016

Dott.ssa Sabrina Dini*

Molte persone sono convinte che la definizione dell’amore ideale comprenda parole quali puro, assoluto, incondizionato.

Ad un certo momento della nostra vita, conosciamo l’altro e tutto si trasforma, compresi i nostri bisogni e desideri.

Nascono solitudine, paura, gelosia, possesso, desiderio sessuale, e sono soltanto alcune delle forme in cui si manifesta l’amore o quello che crediamo essere amore.

E così con l’arrivo dell’Altro e attraverso l’Altro si sviluppa anche la dipendenza, quel bisogno perentorio di essere amati senza esclusioni, senza incertezze e senza la minima assenza. Affiora la pretesa e la possessività, dove il partner che ama esige che l’Altro gli appartenga. I partner quindi vengono progressivamente svuotati dell’aura di perfezione divina che li ammantava e vengono declassati al ruolo di ‘oggetti’.

“Certo, è assurdo e folle immaginare che, per amare, si possa (o si debba) dare e ricevere tutto. Nessuno ha questo «tutto» da dare o da ricevere“, cita la Marzano.

La vera indipendenza non è né possibile né auspicabile. Ma la dipendenza affettiva può raggiungere una forma così estrema da diventare patologica.

L’amore dipendente è caratterizzato e si mostra con le seguenti caratteristiche:

  • è ossessivo e tende a lasciare sempre minori spazi personali
  • è basato su continue richieste di assoluta devozione e di rinuncia da parte dell’amato
  • è caratterizzato da una tendenza a ripiegarsi su se stesso e a chiudersi alle esperienze esterne per paura del cambiamento e per la necessità di mantenere fermi alcuni punti certi, soffocando qualsiasi desiderio o interesse personale in nome di un amore che occupa il primo posto nella propria vita

Dolce metà mela amoreIn questi casi la persona non è in grado di prendere delle decisioni da sola, ha un comportamento sottomesso verso gli altri, ha sempre bisogno di rassicurazioni e non è in grado di funzionare bene senza qualcun altro che si prenda cura di lei (G. O. Gabbard, 1995).

Pur di farsi ben volere sono disposte a fare cose spiacevoli e degradanti e, pur di stare nell’orbita dell’altro, possono accettare situazioni per chiunque intollerabili (Lingiardi V., 2005).

Il bisogno di un “amore assoluto e perfetto” infatti entra in conflitto con i bisogni di autonomia del partner, il quale spesso si sente imprigionato e soffocato da una richiesta implicita prevaricante. Invece delle porte del paradiso, si spalancano le porte dell’abisso: pur partendo da un analogo bisogno di amore perfetto, i due partner si ritrovano un inferno di pretese, accuse reciproche, ripicche e mortificanti giochi di potere.

Ed, immancabilmente, le situazioni di delusione e risentimento precipitano il partner dipendente nella paura che il rapporto non possa essere stabile e duraturo, ed il circolo vizioso riparte, a volte addirittura “amplificato”. Non ci si rende conto che l’amore richiede onestà e integrità personale perché l’amore è un accrescimento reciproco, uno scambio reciproco tra persone che si amano.

L’amore sopravvive e si nutre di Libertà: di due individualità che decidono reciprocamente di donarsi con le loro legittime differenze. I partner sentono di potersi intimamente affidare all’altro perché – nella Libertà – essi possono donarsi e poi riprendersi, nel rispetto sia dell’Amore ma anche dell’individuo ormai ‘nato’. Le differenze nutrono l’autonomia, mantengono vivo il fuoco del desiderio

L’amore incondizionato è frutto della massima idealizzazione dell’oggetto, l’amore maturo resiste al riconoscimento dell’altro come persona con punti di luce e di ombre.

Se pensate che state vivendo un amore assoluto scappate, scapate dall’altro per liberarvi delle vostre paure, che l’altro non potrà mai esorcizzare.

Si ama l’altro solo se si ama se stessi.

*Psicologa

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