Casa “violata” a Pantano: la riflessione del sociologo

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9 luglio 2016

ladroPESARO – Poi, un giorno, succede anche a te… o meglio a tua cognata. Un mattino, approfittando della sua assenza in quel di Pantano, dei ladri forzano una finestra ed entrano in casa.

Non da me, ma come da me. Entrano e rubano tutto quello che, di valore, si può rubare. Anelli, bracciali, eccetera, portando via non un valore ma, i valori dei ricordi e degli affetti.

Ora, ti poni alcuni interrogativi, saltando la reazione immediata, carica di rancori e luoghi comuni su…. Ma alcune domande te le poni e, tra queste, come reagire innanzi queste azioni dirompenti. Immagino che i ladri, al di là del valore del rubato, non si pongano la domanda della dirompenza, in una famiglia o in un singolo, del valore del ricordo, dell’affetto.

Allora, come reagire, saltando l’emotività del torto subito? Certamente la chiamata ai carabinieri ed il loro arrivo ti tranquillizzano ma non basta. Ti chiedi il perché e chi possa essere, come ciò sia successo.

Non sono stato attento, mi seguivano, seguivano, mi controllavano. Tutto questo non rasserena ma accresce l’ansia per il dopo, sul dopo. Cosa fare e cosa proporre? Non sei un carabiniere e, non essendolo e non avendo la capacità di leggere il territorio, ti accontenti del ritornare al luogo comune, ai rom, agli extracomunitari, agli italiani, piccoli criminali, ai devianti.

Anni fa avresti subito parlato di tossicodipendenti che rubavano per la propria dose. Oggi hai ulteriori nuovi argomenti che vanno dagli arrivi in Italia alla proliferazione di bande dell’est.

Non avere subito un nemico individuato ti porta a variare su tanti fronti, senza poter indicare e, tutto questo, aumenta un tuo rancore verso tutto ciò che è diverso, per cui non darai più un euro al rom al semaforo, guarderai male un nero, diffiderai di chiunque ti avvicinerà per chiedere.

Come superare tutto ciò, salvando il tuo diritto ad una tranquillità, almeno in casa, per continuare a non cadere nella brutalità del luogo comune?

Mauro Murgia
Sociologo

Un commento to “Casa “violata” a Pantano: la riflessione del sociologo”

  1. Stefano Poderi scrive:

    Per avere una risposta alle domande poste nell’articolo mi rivolgerò a un sociologo.

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