Italbasket ancora fuori dai Giochi: il commento e la situazione in casa Consultinvest

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10 luglio 2016

Basket-Euro-2015-Italia4-744x445PESARO – Forse alla fine, le vere vittime della mancata qualificazione della Nazionale italiana alle Olimpiadi sono Reggio Emilia, Trento, Sassari e Cantù, ovvero le quattro squadre sacrificate dalla Fip sull’altare della Fiba, che dall’alto della sua onnipotenza, o presunta tale, ha praticamente costretto le quattro formazioni a rinunciare ai tanti soldini che gli avrebbero messo a disposizione quelli dell’Eurocup, che avevano già compilato gironi e calendari con le quattro italiane dentro, prima del dietrofront a cui sono state costrette per non far mettere l’Italia sulla lista nera della Fiba. Fatto che avrebbe complicato parecchio l’accesso alle Olimpiadi della nostra Nazionale.

Fatto sta che ci siamo complicati le cose da soli, dopo aver speso diverse centinaia di migliaia di euro per organizzare il torneo preolimpico a casa nostra, in una Torino che ha risposto bene alla chiamata, con tanta gente a riempire il palaAlpitour, ma non è bastato il sostegno del pubblico per far volare l’Italia a Rio De Janeiro, fermata sicuramente da un sorteggio difficile, con Grecia e Croazia sulla propria strada, mentre ad esempio la Serbia non ha avuto nessun problema a sfruttare il fattore casalingo contro il più modesto Portorico e fermata anche da scelte tecniche discutibili e da una generale sensazione che la nostra pallacanestro fosse a un bivio fondamentale per il suo futuro e che adesso rischia di prendere la strada sbagliata, dopo una sconfitta che non la farà andare per la terza volta consecutiva alle Olimpiadi, manifestazione dalla quale manchiamo ormai dal 2004.

L’arrivo di coach Ettore Messina sulla panchina italiana era sicuramente una garanzia, ma anche lui non è riuscito a compiere il miracolo, con qualche errore commesso strada facendo, prima nelle convocazioni, dove la rinuncia ad Amedeo Della Valle, per far posto all’imberbe Stefano Tonut, era apparsa subito rischiosa, poi nella gestione tecnica della partita decisiva, sicuramente complicata dal valore dell’avversario, perché è giusto precisare che la Croazia non ha rubato niente, rimanendo praticamente in vantaggio per 38 minuti giocando fuori casa. Ma l’Italia, ieri sera, non è stata esente da colpe, con un paio di nomi eccellenti su banco degli imputati: il primo è certamente Alessandro Gentile, un completo disastro quando è stato schierato da play, al quale farebbe bene un viaggetto nella Nba per ritornare coi piedi per terra –  mentre sembra che abbia scelto di rimanere a Milano – e per fargli capire che, per diventare un campione, non basta vincere scudetti praticamente già assegnati ad ottobre, ma bisogna farsi valere nei minuti decisivi delle partite che contano… e nel finale con la Croazia il figlio di Nando ha fatto più danni della grandine estiva.

Il secondo imputato è Andrea Bargnani, che un cuor di leone non è mai stato nella sua carriera, ma che almeno ha avuto sempre il merito di rendersi utile in fase offensiva, dove i suoi tiri dalla media dovevano essere una sentenza, mentre contro la Croazia li ha falliti praticamente tutti, anche se poi il suo allenatore lo ha tenuto troppo in panchina, perché anche Messina non è stato lucidissimo, con quel difetto che ormai tutti gli allenatori moderni hanno, quello di adeguarsi al quintetto avversario, senza cercare mai di imporre il tuo e allora non ha molto senso aver portato due torri come Cervi e Cusin, se il primo non ha mai messo piede sul parquet e il secondo non è mai stato messo nelle condizioni di essere produttivo, con il gioco italiano che è sempre passato per le linee esterne, mentre la Croazia continuava a servire i suoi mezzi lunghi dentro l’area.

Non è bastato un buonissimo Daniel Hackett, che non avrà tanti punti nelle mani ma che difende per tre e che si è arrangiato a fare il play per tutto il torneo, per mancanza di alternative valide. E qui torniamo alla rinuncia ad Amedeo Della Valle, che qualche minuto da regista lo avrebbe giocato. Non è bastato un Gallinari non al top, ma comunque sul pezzo, così come il suo collega Nba Marco Belinelli, limitato dalla maschera protettiva al viso, ma in ogni caso l’unico a potersi prendere un tiro in ogni situazione, anche se nel finale lo sapeva anche la difesa croata, soprattutto dopo l’uscita per falli di Gallinari – vero momento sliding doors di questo preolimpico – e gli ultimi possessi sono passati tutti per le  mani del bolognese, compreso l’ultimo pallone, quello che ci poteva portare sopra di uno se si fosse scelto di tentare la tripla, invece di provare a portare il match ad un supplementare dove l’Italia è arrivata senza Gallinari e Datome usciti per falli, con altri tre giocatori a quota quattro e sicuramente più stanca della Croazia, dopo averla sempre inseguita.

E’ piaciuto tanto anche Nicolò Melli, sempre presente a rimbalzo e in fase offensiva, mentre capitan Datome ha dato tutto quello che gli era rimasto dopo una stagione estenuante, a differenza di Aradori, che non è mai riuscito a incidere, al di là di qualche lampo sporadico. Non giudicabile Peppe Poeta, portato nei dodici come unico play di ruolo, senza avere la qualità per rendersi utile ad altissimo livello, mentre pregi e difetti di Marco Cusin in campo internazionale sono ormai noti da tempo.

E adesso? Adesso non sarà facile ripartire, con la Nazionale che dovrà cercare un nuovo allenatore e nuovi giocatori da inserire nei dodici, perché difficilmente vedremo i big Nba – la prossima estate – rinunciare alle vacanze, per giocarsi un Europeo dal fascino molto inferiore rispetto alle Olimpiadi. Ci sarà spazio per Abass, Tonut, Cournooh, Luca Vitali e Andrea Cinciarini, perché è questo quello che passa il convento e all’orizzonte non si intravedono nuovi fenomeni e si dovranno limitare i sogni di gloria, accontentandosi di qualche onesto piazzamento tra i primi otto in campo europeo. E’ stata sicuramente anche la sconfitta di Gianni Petrucci, che su questa Olimpiade puntava tanto, per rilanciare un movimento falcidiato da lotte interne non ancora concluse, perché, se forse per il campionato 2016-17 si troverà una soluzione, siamo curiosi di sapere come andranno le cose la prossima estate, quando anche Milano diventerà fuorilegge per la Fiba, a meno di una sentenza che dia ragione all’Eurolega e che aprirebbe scenari impensabili in questo momento.

Non si andrà a Rio e non si parteciperà alla massima espressione del basket mondiale, sicuramente anche per un pizzico di sfortuna, perché comunque la Croazia ai supplementari l’abbiamo portata, ma si doveva e poteva fare meglio e c’è il serio rischio che la nostra pallacanestro si sia infilata in un tunnel, nel quale potrebbe rimanere per tantissimo tempo.

SITUAZIONE IN CASA CONSULTINVEST

Fermati dalla tempesta tropicale, che ha colpito la Florida e che ha impedito al dinamico duo Bucchi-Cioppi di volare fino a Las Vegas nella giornata di sabato, in casa Vuelle si è dovuto rimandare ad oggi l’incontro faccia a faccia con il play titolare, che avverrà in tarda serata nella “città del vizio” e tutti gli indizi portano al nome di Pierre Jackson, play tascabile scelto da Philadelphia nel 2013 al secondo giro, che ha nel suo bagaglio tecnico tutte quelle caratteristiche che piacciono a coach Bucchi: velocità, punti nelle mani, leadership e quel pizzico d’esperienza data dai suoi due anni da professionista, anche se nel 2014 è rimasto fermo ai box per la rottura del tendine d’Achille. Nelle Summer League si incontrano anche vecchie conoscenze, come Semaj Christon che sta viaggiando a 17 punti, 5 assist e 4 rimbalzi di media, ma a Las Vegas la Consultinvest è alla ricerca di nuovi giocatori, con la pista Brandon Fields che sembra raffreddata, mentre quella che porta all’ala grande sembra in dirittura d’arrivo, con un paio di rookie, già monitorati da tempo, tra i quali scegliere quello più adatto alla tipologia di gioco di coach Bucchi, che rimarrà, insieme a Cioppi a Las Vegas fino a domenica prossima e al loro ritorno in Italia, il quintetto titolare della Consultinvest 2016-17 potrebbe già essere stato completato.

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