“Gli amori difficili: né con te né senza di te”. Nuova puntata della rubrica delle sessuologhe di De.Sidera

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14 luglio 2016

 

Donne che amano troppo (foto tratta dal web)

Donne che amano troppo (foto tratta dal web)

dott.ssa Arianna Finocchi*

Publio Ovidio Nasone diceva: “nec sine te nec tecum vivere possum, et videor voti nescius esse mei” [Così non riesco a vivere né con te né senza di te, e mi sembra di non sapere che cosa voglio davvero].

Ogni relazione di coppia offre a entrambi i componenti la possibilità di scoprire l’autenticità del proprio rapporto con l’altro e con gli altri umani in genere e, attraverso questo rapporto, anche la propria identità. Purtroppo, spesso, tale opportunità non viene colta e la relazione di coppia si limita ad essere il luogo dove l’angoscia viene sedata e la relazione con il mondo annullata. Quando in un rapporto non si riesce a mantenere una sana interazione ma non si riesce neanche a separarsi dal partner, si può incorrere in quella ossessione del “non ti amo ma non posso lasciarti!” in questi casi assistiamo ad un vero e proprio balletto, all’interno del quale possiamo vedere avvicendarsi allontanamenti e riavvicinamenti, comportamenti che si susseguono ripetutamente e a ciclo e ai quali non si riesce a rinunciare, non si riesce a rinunciare né all’uno, né all’altro.

Precisamente, il termine “coppia”, viene inteso come l’unione di due individui che per loro libera scelta hanno deciso di dare forma ad una unità, regolata da precise condizioni dichiarate o sottointese. In generale entrambi i partner dovrebbero essere sufficientemente maturi da strutturare un legame solido, seppur in costante cambiamento e ristrutturazione nel corso del tempo e con il mutare delle esigenze e dei bisogni reciproci. Ogni legame porta con sé inevitabilmente delle difficoltà e dei conflitti, che se non gestiti correttamente, possono portare a vere e proprie rotture; quando queste rotture, pur giustificabili e inevitabili non riescono ad avvenire, possiamo iniziare a vedere quella singolare danza, quell’altalena che caratterizza le coppie disfunzionali.

Uno dei sentimenti più folli che caratterizzano l’essere umano è l’innamoramento, esso, per lo meno nelle sue fasi iniziali corrisponde ad una “sana follia”, ma superato il momento iniziale dell’idealizzazione del partner, caratterizzata dal bisogno ossessivo di sentirlo, averlo vicino, vederlo eccetera, la situazione si normalizza, il bisogno di fusione reciproca si riduce e i partner trasformeranno la fase dell’innamoramento in una forma di amore più equilibrata, più stabile e duratura. È normale che in una relazione, in particolare durante la fase dell’innamoramento, ci sia un certo grado di dipendenza, il desiderio di “fondersi con l’altro”, ma questo desiderio “fusionale” con lo stabilizzarsi della relazione tende a scemare. Talvolta purtroppo una relazione d’amore può trasformarsi in una vera e propria ossessione e diventare una dipendenza patologica. Le persone che sviluppano questo disturbo spesso presentano un forte deficit nella capacità di gestione e modulazione delle emozioni e nella capacità di stabilire vincoli affettivi significativi con altre persone, a causa di un sottostante modello dell’attaccamento marcatamente insicuro.

Quando si sceglie un partner lo si sceglie perché possiede alcune caratteristiche che per noi sono importanti, che cerchiamo in qualcuno con cui condividere la vita; ma queste caratteristiche non sempre si accordano con le caratteristiche che noi portiamo all’interno della relazione, a volte le caratteristiche che del partner ci colpiscono non sono proprio quelle visibili ad occhio nudo, a volte sono quelle che si porta dentro e dietro da tutta una vita e che sono il frutto della sua storia familiare e relazionale. Quale forza misteriosa spinge due persone di solito sconosciute a unirsi superando tanti ostacoli, per iniziare quella avventura esistenziale così complessa com’è la formazione della coppia? Quale alchimia particolare fa sì che due persone si trovino in uno stato di grazia che li fa levitare, essere al di sopra dei comuni mortali? L’amore romantico è quella relazione amorosa che riveste caratteristiche singolari. La “divina mania” (theomanìa), come la chiamavano i greci, è quello stato che si impossessa delle persone, scatenando una serie di reazioni psicologiche particolari: occhi brillanti, luminosità della pelle, tachicardia, torrenti di endorfine. Sconvolge le persone provocando il ”mal d’amore”, sorta di parziale alienazione e di scomparsa dei limiti tra l’Io e il soggetto. La ruminazione costante, la depressione e senso di perdita quando l’essere amato non c’è o l’euforia di fronte ai minimi segnali della sua esistenza (una parola, una lettera, una telefonata, un gesto, una e-mail), il restringersi della coscienza a ogni pensiero o sentimento che non riguardi l’essere amato, ricordano le caratteristiche di uno stato quasi delirante. I poeti, e i drammaturghi, hanno nutrito per secoli le idee e i concetti che regolano la convivenza della coppia e la relazione amorosa promuovendo la fantasia che due persone siano una, così ponendo ostacoli ai vissuti di autonomia di ogni partner. Anziché una scelta di “due solitudini che si danno la mano”, l’ideale dell’amore romantico sembrerebbe essere la fusione indiscriminata. Qualunque sia la sua origine, la caratteristica dell’amore romantico è il suo carattere effimero, la sua rapida tendenza a svanire. Questa condizione probabilmente contribuisce a costruire quell’alone passionale e tragico che circonda l’amore romantico. Tristano e Isotta, Romeo e Giulietta sono archetipi medievali di questo amore tragico e sconvolgente che nutre i miti della nostra società.

Amori difficili

Amori difficili (foto tratta dal web)

Ma al di là di questo bellissimo pensiero, l’amore sano ed equilibrato non dice “io e te siamo una sola persona, dice io e te insieme siamo due persone distinte che costruiscono un noi singolare”. In qualsiasi relazione, anche quella in cui i partner sono più affiatati, occorre continuamente gestire la tensione tra bisogni di autonomia e di vicinanza, perché ciò avvenga bisogna avere una buona consapevolezza, di se stessi, dei propri limiti, e di
rispetto per e per l’altro. Quando questi assunti di base vengono meno, è possibile instaurare delle relazioni problematiche senza divenirne consapevoli. Non è semplice capire se la relazione d’amore che si sta vivendo, ha degli aspetti disfunzionali perché spesso si tende a instaurare le relazioni seguendo inconsapevolmente il modello relazionale che si è acquisito vivendo a contatto con le prime figure di riferimento affettivo,
naturalmente però, poiché le variabili che si incontrano nel proprio percorso di vita, sono numerose, non è detto che il modello genitoriale, sarà l’unico ad esser seguito, e che questo diventerà necessariamente disfunzionale.

Non posso vivere con te né senza di te è l’affermazione che meglio si adatta ad alcune storie d’amore. Quelle storie “maledette” da fatti esterni o dai cuori di chi le vive. Quelle storie per gente che vive e vivrà nel dolore, nella commiserazione, nella autocommiserazione, sovente nel piacere del sentire dolore. Quando la relazione con l’altro mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando male, quando il pensiero “HO BISOGNO DI TE, HO BISOGNO CHE TU ABBIA BISOGNO DI ME” prende piede, stare insieme all’altro diventa un bisogno di sopravvivenza che spinge ad illudersi che si ami, ad illudersi che si desideri, ad illudersi di cambiare sé e l’altro.

Allora questo significa: “Non posso stare con te” perché insieme non stiamo bene, perché insieme ci facciamo del male, “Non posso stare senza di te” perché è indicibile la paura e l’angoscia che si prova al solo pensiero di perdere la persona amata, o che si crede, in questi casi, di amare.

*Psicologa, Sessuologa, Psicoterapeuta

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