Tre pesaresi nella Turchia del tentato golpe: “Siamo segregati in hotel ma stiamo bene”. L’intervista

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16 luglio 2016

KONYA (Turchia) – Mentre i media di tutto il mondo rilanciano le notizie un po’ frammentarie del colpo di Stato militare in Turchia, corredate da immagini dall’interpretazione più o meno confusa, dai social spunta un foto con tanto di rassicurazione per parenti e amici:

Il candelarese Fausto Massarini col nipote Nicholas in Turchia

Il candelarese Fausto Massarini col nipote Nicholas in Turchia

 

 

 

Fausto Massarini è un pesarese di Candelara di 40 anni. Titolare della G.M.B., azienda leader nella realizzazione di macchine per il trattamento superficiale dell’alluminio con sede a Montelabbate, attualmente si trova in Turchia, dove intrattiene importanti rapporti commerciali.

“Sì, ma sono a Konya, in Anatolia, città situata a 700 chilometri da Instanbul e a 300 da Ankara – ci scrive tramite la chat Facebook, a confutare coi fatti le tesi che vorrebbero i social network non funzionanti – Sono qui con mio nipote Nicholas, anche lui residente a Candelara, e con un mio dipendente, Matteo Giusti di Pozzo. Stiamo bene ma siamo segregati in albergo”.

Che pensate di fare?
“Sicuramente ce ne staremo chiusi in hotel. Poi domattina, se l’aeroporto non sarà chiuso, vedremo in qualche modo di tornare in Italia. Però ripeto: non siamo a Instanbul o Ankara, qui in teoria è abbastanza tranquillo”.

Che dicono i turchi di quanto sta accadendo? Temono una guerra civile?
Sono demoralizzati. Non per paura di una guerra civile, ma per il fatto di dovere vivere un periodo d’incertezze, un periodo di restrizioni, con la sicura perdita di valore della Lira Turca, e conseguenti difficoltà nei rapporti con l’Europa”.

I pesaresi Nicholas, Matteo e Fausto nell'hotel turco dove sono segregati

I pesaresi Nicholas, Matteo e Fausto nell’hotel turco dove sono segregati

Cosa vedete dalla finestra dell’hotel dove siete rinchiusi?
“Anche qui, a centinaia di chilometri da Instanbul, iniziano le code ai distributori di benzina e nei supermarket. Tanta gente, però, ha seguito l’invito di Erdoğan, che tramite smartphone aveva esortato a resistere, e si è riversata in strada, con bandiere e suoni continui di clacson a dimostrazione che non gradiscono il golpe dei militari”.

Qui in Italia dicono che internet e i social network erano stati oscurati…
“Assolutamente no, qui funziona tutto. Anche perché, normalmente, è Erdoğan che li blocca”.

State attenti, però…
“Certamente. Ripeto: rimaniamo chiusi in albergo e poi domattina vediamo se e come tornare in Italia”.

Aggiornamento dell’1.30

“Mi hanno appena telefonato da Istanbul – racconta Fausto Massarini – mi hanno detto che sembra che una piccola parte dei militari sia stata coinvolta, e auspicano che fra poche ore tutto finisca. Mi hanno pure detto che Erdogan e a Istanbul”.

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