Isabella Ferrari questa sera al Fossombrone Teatro Festival con “Fedra”

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20 luglio 2016

FOSSOMBRONE – Questa sera alle 21.30, nell’esedra di Piazza Mazzini di Fossombrone, si terrà il secondo spettacolo della XVesima edizione del FOSSOMBRONE TEATRO FESTIVAL

 

In scena  “Fedra”, opera di Ghiannis Ritsos, con ISABELLA FERRARI accompagnata dalle musiche di Georgia Privitera al violino.

LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO:

“Fedra” fa parte di Quarta dimensione, ciclo di monologhi di ispirazione mitologica composto dal poeta greco Ghiannis Ritsos durante l’esilio a cui fu costretto dalla dittatura dei colonnelli alla fine degli anni ’60. Si tratta di un’operazione profonda di attualizzazione del mito che il poeta greco ridisegna secondo tematiche e situazioni proprie della quotidianità, rendendolo quanto mai vicino, umano e contemporaneo.
ferrariLa “Fedra”di Ritsos esplora i turbamenti contrastanti di una donna vittima delle proprie passioni e dei sensi di colpa che ne scaturiscono. Dalle parole di Ritsos, Fedra è in molti di noi. Troppo spesso, infatti, per paura, convenzione, compromesso o altro, la passione viene negata o vissuta con sensi di colpa che la uccidono, che la immergono in un oceano di fango, che la trasformano, che le impediscono di volare nell’aria, leggera e libera, che la trascinano in sabbie mobili da cui non riesce più ad uscire, anzi ogni tentativo di fuga e ogni movimento la fanno sprofondare sempre di più. E le persone sole sono quelle più a rischio, perché la mancanza di un continuo affetto le rende non solo estremamente vulnerabili, ma anche esposte a livelli altissimi alla sofferenza, essendo alla ricerca di un qualsiasi tipo d’amore, anche a pagamento, qualsiasi parvenza di amore che faccia riaffiorare una minima traccia di passione, qualsiasi cosa che brilli anche un solo istante in una realtà che è buia e raggelata e peggiore dell’interminabile notte artica. E allora si confonde pericolosamente un contatto fugace, disperatamente cercato, con l’amore, con la passione, e si finisce inevitabilmente per perdersi, vittime incolpevoli della nostra stessa solitudine.

 

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