Cantiere Rossini molla gli ormeggi. Ricci: “Per il Portobello lavoro, indotto e appeal”

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26 luglio 2016

PESARO – “Non potevamo chiedere di meglio”, commenta Matteo Ricci, gettando lo sguardo al progetto definitivo di ristrutturazione e adeguamento dell’area del cantiere navale. “Ci convince: il gruppo (Lisa Group) è serio; il disegno lega lato pragmatico e funzionalità estetica. Tiene insieme lavoro, indotto, appeal. Gli obiettivi di un porto commerciale che però vuole essere attrattivo anche turisticamente. Lo sosterremo nelle procedure Suap”, conferma il sindaco.

Aplomb britannico nella premessa del ceo Stewart Parvin, accompagnato dal direttore del cantiere Rossini, Alfonso Postorino. Prima schiera la squadra di ingegneri (il patavino Luca Milanesi, project manager; ma anche Ivan Mazzero e Renato Morsiani), poi dichiara gli intenti: “Pesaro deve diventare la destinazione dei super yacht. Già dal prossimo ottobre-novembre arriveranno le prime imbarcazioni. Puntiamo al cantiere più moderno e avanzato per manutenzione e refitting”.

Che sarà eco-friendly: “Massimo controllo delle emissioni nell’aria e nell’acqua. No all’inquinamento acustico, no all’inquinamento visivo. Sono inglese ma dagli italiani ho preso il gusto del bello, anche per le strutture”. Scorrono rendering e partono cifre: “Per quello che vedete investiremo 15 milioni. Il progetto di trasformazione sarà ultimato completamente all’inizio del 2018″. Con fasi intermedie: la più importante sarà il completamento dei pontili per il travel lift (“entro la fine del 2017″), su cui ruota tutto il lavoro: “E’ il dispositivo meccanico che si muove su 16 ruote – nota Luca Milanesi – Consente di sollevare e portare a terra navi fino a 60 metri. Per utilizzarlo, il primo punto su cui intervenire è l’adeguamento dello scalo di alaggio: attualmente si tratta di uno scivolo. E noi dobbiamo costruire due ‘bracci’, con una propensione verso il mare di 30 metri”.

DISEGNO

La zona di lavoro occuperà 15mila metri quadrati, su un’area di intervento di 20mila metri quadrati complessivi. Nel mezzo un capannone per la verniciatura degli scafi (3mila metri quadrati, con sistemi di climatizzazione ad hoc); un’area centrale di evoluzione per il travel lift, funzionale al posizionamento a terra delle imbarcazioni; uffici adibiti nell’edificio logistico di 500 metri quadrati; alloggi per gli equipaggi (600 metri quadrati); area ricreativa e servizi (700 metri quadrati) nella zona ‘naumachos’, ricavata dalla riqualificazione degli uffici dell’ex cantiere. Nel frattempo, spiega Renato Morsiani, “sono stati predisposti gli ancoraggi a mare per l’arrivo delle navi”. A regime, secondo Steward Parvin, “almeno cento lavoratori saranno quotidianamente impiegati”. Non è tutto: “Abbiamo ulteriori idee per rendere sempre più appetibile il cantiere, stiamo valutando altre possibilità. Alcune ‘folli’, altre più realistiche: entro Natale faremo di nuovo il punto”. Tanto che l’invito del ceo è il classico…’stay tuned’.

SCENARIO

Per il comandante Angelo Capuzzimato, “così il porto diventerà ancora più competitivo e peculiare. E’ un cambiamento notevole, una trasformazione radicale dell’area, seppure in linea con le previsioni attuali per la zona”.

Chiude il sindaco Matteo Ricci: “Il progetto è un pezzo fondamentale di rinascita del ‘Portobello’. Con la Capitaneria e il Provveditorato abbiamo portato risorse statali per la modernizzazione, vedi gli ultimi lavori su dragaggio, illuminazione, risistemazione banchine. C’è una previsione di utilizzo temporaneo della darsena commerciale. E, non da ultimo, il bando per l’opera d’arte nel muro della ‘passeggiata'”. Sul futuro: “Continueremo la battaglia per intercettare fondi pubblici. Il progetto del Cantiere Rossini? Si sposa perfettamente con l’obiettivo di rendere attrattivo il porto commerciale. L’oggetto stesso del lavoro, che coinvolge yacht, è elemento di appeal. Un fattore di competitività notevole, non solo per la città ma anche per l’Adriatico. Faremo la nostra parte per accelerare le procedure e ridurre la burocrazia. Certo che se anche al di là della banchina, dall’altra parte, l’area privata potesse essere integrata al progetto del cantiere…”.

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