LA RECENSIONE: La Turksoy Youth Chamber Orchestra a Rocca Costanza

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4 agosto 2016

Paolo Montanari e Marta Fossa
PESARO – “La musica è lo strumento di pace nei nostri Paesi, venti milioni di abitanti euroasiatici di diversa provenienza religiosa ma do unica lingua, quella turca” sono le parole Sevgili Sanatseverler, ex ministro della cultura musicale che riunisce dal 1993 esperienze musicali di giovani musicisti provenienti da Azerbaijan, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Turkmenistan, Turkey e Bashkortostan. L’ex ministro ora fa riferimento alla Youth Chamber Orchestra of Turksoy che si è esibita in Sounds of Eurasia che si è tenuto nel cortile di Rocca Costanza nella rassegna Interludio dell’Ente Concerti di Pesaro
“Sono tanti ragazzi – ha proseguito Sevgili – provenienti da esperienze musicali differenti tra loro, che si riuniscono ad Ankara, in Turchia, per dare vita ad un complesso strumentale di primo ordine. Sono solo archi, che in questi mesi hanno svolto una tournée in Europa a Oxford, Londra, Edimburgo, Glasgow e, in Italia, a Forlì per il Festival Musicale dell’Emilia Romagna diretto dal noto flautista Macelli. Il 2016, per noi, è un anno molto importante perché rappresenta 25 anni dell’indipendenza dei Paesi ex Sovietici di lingua turca che stanno sfornando autentici talenti musicali.
Il concerto di Pesaro è stato un vero e proprio successo, alla presenza del Presidente dell’Ente Concerti Guidobaldo Chiocci e di Ilaro Barbanti che è stato l’ideatore dell’utilizzo della struttura demaniale di Rocca Costanza.
20160803_215113-1-1Ma veniamo al programma della serata, variegato e ricco: si è iniziato con la Holberg Suite Op.40 di Edward Grieg in cui il complesso cameristico diretto da Anvar Akbarov è entrato nella musicalità e nelle emozioni del grande compositore norvegese; poi Antonio Vivaldi, di cui è stato eseguito l’Allegro dal Concerto in si minore op.3 n.10 per quattro violini, violoncello e archi RV 580 in cui l’estro del famoso prete rosso veneziano crea atmosfere in apparente contrasto con la Suite di Grieg. D’altronde il concerto aveva un titolo ben preciso: “Carovane, stelle, sogni, mille sperduti chiari di luna” ed è lo stesso direttore Anvar Akbarov a spiegarci il significato: si va dalla tradizione norvegese alla musica italiana, al sentimentalismo elegiaco di Čajkovskij nell’Elegia in memoria di Ivan V. Samarinin, per arrivare poi alla Suite in stile antico di Šnitke, inoltre Aisha’s Dance di Gara Garayev, poi di nuovo in Italia con alcuni movimenti tratti dalle Antiche danze et arie per liuto Suite n.3 di Ottorino Respighi, per proseguire poi con Muratbek Begaliyev, Sukhan Tuiliyev, Ulvi Cemal Erkin, Mansur Sagatov, Akshin Alizadeh.
La Turksoy International Chamber Orchestra ha partecipato nel 2011 al 61esimo Festival Internazionale di Bayreuth e dalla sua fondazione nel 2010 ha realizzato trenta concerti e promosso con successo la cultura musicale del mondo turco in Europa e negli Stati Uniti, mescolando i repertori più tradizionali di grandi compositori occidentali con quelli di compositori provenienti da stato membri del Turksoy.

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