La donna del lago inaugura il Rof con uno spettacolo di straordinario valore. Ora la prima de “Il turco in Italia”

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9 agosto 2016

PESARO – Uno spettacolo! Che avrebbe meritato assai più dei 7 minuti di applausi che il pubblico ha riservato a tutti i protagonisti de La donna del lago che ieri sera ha inaugurato la XXXVII edizione del Rossini Opera Festival.

La donna del lagoUn allestimento bellissimo, a incominciare dalle scelte della regia. Degna di ogni elogio l’idea di Damiano Michieletto di proporre, in scena, sia i giovani Elena (bravissima Salome Jicia) e Malcom (sorprendente e applauditissima, durante e alla fine della rappresentazione, Varduhi Abrahamyan) sia gli anziani (gli attori Giusi Merli, che finisce nel lago, e Alessandro Baldinotti). Bellissime le scene di Paolo Fantin, “normali” i costumi di Klaus Bruns, molto efficace il progetto luci di Alessandro Carletti.

I mattatori della serata sono stati Juan Diego Florez e il direttore Michele Mariotti, assoluto “padrone” della musica semplicemente sublime di Gioachino Rossini. Ma gli altri non sono stati da meno, con la straordinaria sorpresa rappresentata da Varduhi Abrahamyan. Pensando alle edizioni passate, a Lucia Valentini Terrani e a Daniela Barcellona, abbiamo lasciato l’Adriatic Arena – gremita in ogni ordine di posti, salvo qualche buco nell’area che abitualmente viene riservata agli ospiti, ma chi ha rinunciato al posto ha avuto torto – con la convinzione che il Rof abbia lanciato un’altra grande voce “travesti”. Salome Jicia ha confermato tutte ke sue straordinarie qualità, anche se forse ha pagato – nel duetto Vivere io non potrò – la dominante voce di Florez. Bravo, come sempre, Michael Spyres, che però è sembrato avere qualche momento difficile. Marko Mimica, nel ruolo di Duglas, ha ribadito di essere ormai una certezza; ancora un grazie al maestro Zedda e alla sua Accademia Rossiniana.

Sapientemente diretti da Michele Mariotti, importante il contributo di Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna, che avevano qualche tifoso in trasferta, così eccitato dal sostenere che il direttore è bravo perché viene anch’egli dal Comunale felsineo. E no, Michele Mariotti è pesarese.

Insomma, una grandissima serata, che avrebbe meritato almeno il doppio degli applausi.

Raccontate le impressioni su La donna del lago, vi ricordo che martedì sera (Teatro Rossini, ore 20, replica il 9-12-15 e 18 agosto) va in scena la prima de Il Turco in Italia, sperando non sia Erdogan. Appunto la seconda opera nel programma del Rof 2016.

Martedì Il Turco in Italia, sperando non sia… Erdogan. Le visioni del regista Livermore che fa onore al suo cognome. Tante le curiosità vocali in uno spettacolo “visionario”

La prima curiosità: il regista è Davide Livermore, che onorando il suo cognome (più fegato) ha un gran fegato a curare questo allestimenti e quello di Ciro in Babilonia, terza opera in cartellone (domani sera, ore 20, prima nel Teatro Rossini). Per fortuna, il luogo di lavoro è lo stesso, visto che, purtroppo, per questa ma anche la prossima edizione, il Festival può contare solo su Adriatic Arena e Teatro Rossini. Niente da fare per il vecchio caro palasport di Viale dei Partigiani. Conoscendo la bravura del “popolo del Rof”, dei tecnici, si farà a meno della “terra promessa”. Il problema, semmai, sono le promesse dei politici, disattese il giorno dopo. Purtroppo, siamo abituati…

Notevole anche il coraggio di Livermore nel proporre “Il Turco” in versione felliniana. Magari l’ha ideata visto che siamo a 30 chilometri da Rimini, terra del fantastico regista.

La seconda curiosità riguarda Speranza Scappucci, sul podio a dirigere la Filarmonica Gioachino Rossini e il Coro del Teatro della Fortuna Mezio Agostini. Non è la prima volta di un maestro donna e non sarà – ci auguriamo – l’ultima. Speranza è una certezza più che una speranza. Lo racconta la sua storia, la direzione in tutti i teatri del mondo, la sua esperienza sul podio dello Sferisterio di Macerata (Traviata), la sua crescita verdiana con Riccardo Muti, oggi il numero 1 al mondo.

La terza curiosità è Erwin Schrott, basso uruguaiano, ex compagno di Anna Netrebko (i due hanno un figlio, Tiago), mozartiano, ma anche verdiano, ma già interprete di Rossini, diretto da Riccardo Muti in un superbo Moise et Pharaon nel Teatro della Scala.

Con lui, voci conosciute e amate dal pubblico del Rof: Olga Peretyatko, Nicola Alaimo, Rene Barbera, Pietro Spagnoli; giovanissimi talenti dell’Accademia Rossiniana quali Cecilia Molinari (della quale ho scritto molto e bene l’anno scorso) e Pietro Adaini, che ha frequentato l’Accademia conclusa un mese fa.

Così, Livermore, il cui estro è definito dallo stesso Rof “visionario”, anticipa lo spettacolo.

Come accade in 8 e 1/2 a Mastroianni, anche nel Turco Prosdocimo è sempre alla ricerca della sua storia. Era una similitudine così accattivante tra le due drammaturgie, che in comune hanno anche la medesima feroce critica sociale, che abbiamo voluto percorrerla sino in fondo. Mi divertiva creare, assieme alla ripresa di Ciro in Babilonia, una sorta di dittico cinematografico-musicale. E in fondo, poi, Rossini e Fellini sono figli della stessa terra”.

Farò la fila per un posto in Loggione. Spero di acquistare il biglietto e potervi raccontare lo spettacolo già domani notte.

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