Consultinvest, un mercato che ha riportato Pesaro a far squillare i telefonini che contano

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10 agosto 2016

PESARO – Voci di mercato. Ne girano tante durante il periodo estivo, soprattutto da parte di sua maestà il calcio, che riesce a confezionare ore e ore di trasmissioni televisive e radiofoniche basata sul si dice o sul “potrebbe passare da x a y”, per la gioia dei tifosi che sognano ogni giorno un acquisto diverso per la loro squadra del cuore.

La pallacanestro italiana non ha ancora raggiunto questi livelli, ma nel suo piccolo, anche il basket nostrano sta facendo passare ai suoi appassionati un’estate effervescente, grazie a siti specializzati e non, che sfornano quotidianamente, nomi di nuovi giocatori, in una serie A che anche quest’anno vedrà nelle proprie fila, una cinquantina di nuovi arrivi, in gran parte giovanissimi e provenienti da oltreoceano, con la speranza che qualcuno di essi riesca ad emergere e diventare subito protagonista.

Voci destinate ad essere presto dimenticate, come quelle su C.J Fair, Diabate, Travis Tribe, Adegboye, avvicinati alla Vuelle in questi ultimi sessanta giorni, ma che se riletti tra qualche mese, ti faranno scattare solamente la classica sensazione del déjà vu, un po’ come accaduto col neo avellinese Levi Randolph, firmato dalla Scandone in settimana, dopo che l’estate scorsa era stato accostato più volte a Pesaro.

Brandon Fields

Brandon Fields

E’ stato un mercato, quello della Consultinvest, diviso in due fasi: la prima, svoltasi nel mese di giugno, ha visto la Vuelle perseguire la strada degli italiani, intenzionata a proseguire con il 5+5, ma cercando di alzare l’asticella – altro termine abusatissimo – inseguendo anche giocatori della Nazionale, ma il tentativo è naufragato dopo il no di Cusin, che verso la fine di giugno, ha firmato con Avellino, nonostante il rilancio fatto personalmente dal presidente Costa al suo procuratore. Con il no del pivot nazionale, sono finiti anche gli approcci ai vari Cournooh, Fontecchio e Michele Vitali, uomini potenzialmente da starting five, mentre nel frattempo si erano accasati a Sassari Trevor Lacey e Tau Lydeka. Per la guardia americana, non c’erano tante possibilità di trattenerlo in riva al Foglia e appena è arrivata l’offerta della Dinamo – due volte e mezzo superiore a quella della Vuelle – le due parti si sono cordialmente salutate, mentre Lydeka è stato sacrificato nel vano inseguimento di Cusin, ed è stato colpevolmente lasciato andare in Sardegna, senza provare più di tanto a trattenerlo, un peccato perché il lituano è un giocatore serio e in grado ancora di rendersi molto utile in un campionato modesto come quello attuale.

Fallito il piano A. si è deciso giustamente di far scattare quello B, passando al 3+4+5, formula non amata dal presidente Costa, soprattutto per la famigerata tassa di 40.000 euro da pagare una tantum alla Legabasket di cui è anche consigliere, ma che è stata una scelta obbligata per provare a risalire la china, dopo quattro anni di sofferenza. E’ stata subito sistemata la questione dei due italiani da rotazione, con la conferma di Ceron e Gazzotti, che andranno ad affiancare i tre juniores, e poi è cominciata la ridda di nomi e voci di mercato, consci che dovevano essere sette i nuovi arrivi, tre extra e quattro comunitari.

Il primo arrivato è stato Jarrod Jones ai primi di luglio, centro dai buoni fondamentali, che sarà però l’ultimo ad arrivare a Pesaro, essendo impegnato con la Nazionale ungherese fino a metà settembre, nelle qualificazioni agli Europei. D’altra parte, se gli hanno concesso il passaporto magiaro, qualche motivo lo dovevano avere dalle parti di Budapest.

Il secondo arrivato è, come affermato da Ario Costa, il giocatore più pagato sotto la sua presidenza e permetteteci di dire, anche uno di quelli dotati del maggior talento, perché uno Jasaitis sano è un valore aggiunto non da poco per le ambizioni della Consultinvest.

Dopo questo uno-due, il dinamico duo Cioppi-Bucchi è partito ai primi di luglio, per le Summer League di Orlando e Las Vegas e da questo viaggio sono arrivati tre dei quattro acquisti successivi: per il primo si è andati praticamente a colpo sicuro, essendo Brandon Fields la guardia in cima alla lista dei desideri da oltre un mese e dopo essersi parlati a quattr’occhi, la firma sul biennale, è arrivata nel giro di una settimana.

Landry Nnoko (foto tratta dal web)

Landry Nnoko (foto tratta dal web)

Meno previsto l’arrivo numero due, con Nnoko che ha convinto lo staff biancorosso dopo la finale della Summer League di Orlando, alla quale, secondo la leggenda, ad assistere, erano rimasti solamente pochi addetti ai lavori e i custodi del palazzo, con il camerunense che ha sfoggiato una prestazione tutta sostanza, con le sue stoppate e le sue schiacciate. A quel punto, si è aspettato di vederlo all’opera anche a Las Vegas, ma la decisione era stata già presa e Nnoko sarà il primo camerunense a vestire la maglia della Consultinvest.

Sistemata la questione centri, rimaneva da riempire la casella del play, con Fields che dal punto di vista della costruzione del gioco, non dava le necessarie garanzie, ma a Bucchi i play vecchio stampo non sono mai piaciuti e dall’America, lo staff dei Boston Celtics, continuava a chiamare, cercando di convincere quello pesarese, che la loro seconda scelta del 2015, playmaker lo poteva anche diventare in un determinato sistema e se si parlava di talento puro, Marcus Thornton non era secondo a nessuno. Così, con un aiutino economico da parte dei Celtics, la Vuelle ha ripetuto l’operazione fatta con Semaj Christon, assicurandosi una delle possibili sorprese del campionato.

Ma mancava ancora il play nonostante tutto e allora si è tornati a sfogliare la lista dei nomi, fino a quando uno in società si è alzato chiedendo: Ma devono per forza venire tutti dalle Summer League? Si sono guardati in faccia e hanno riposto: non ce l’ha ordinato nessuno, facendo così scattare il piano C, quello dei giocatori con esperienza europea, di quale passaporto poco importava, perché la distinzione tra extra e comunitari è più sottile di una tela di un ragno. Siamo così arrivati alla penultima tappa di questo viaggio nei ricordi recenti, quella che ci porta alla firma di Ryan Harrow, playmaker vero, dalle buone potenzialità, in attesa dell’ultimo tassello, quello del quattro titolare, quello che in Via Bertozzini – non più Largo Ascoli Piceno – hanno deciso di percorrere con calma, d’altra parte, nessuna legge ti obbliga a presentarti al raduno con tutti gli effettivi.

Voci di mercato si diceva all’inizio di questo articolo e di nomi, ve li potremmo anche fare, dal solito Miroslav Tosic al sogno impossibile Sava Lesic, che ha appena firmato con Reggio Emilia, dal tiratore lituano-americano John Shurna, al troppo forte per l’Italia Omari Johnson, ma preferiamo farvi un identikit della prossima ala grande titolare della Consultinvest: 27-28 anni, con vasta esperienza europea, dotato di un buon tiro dalla distanza, ma capace anche di giocare spalle a canestro, senza dimenticare di dare una mano a rimbalzo e, naturalmente, di correre i 28 metri del parquet a buona andatura, altrimenti coach Bucchi non lo prende neanche in considerazione.

Sarà l’ultimo atto, di un mercato estivo che ha visto la Consultinvest protagonista anche a medio livello, e proprio per questo più complicato di quelli precedenti, dove forse l’errore più grave commesso è stato quello di non sbattersi per trattenere Lydeka, dove si è provato un paio di colpi ad effetto, senza avere le spalle coperte economicamente, ma dove, soprattutto, il nome di Pesaro è tornato a riecheggiare – dopo qualche anno di assenza – anche tra i procuratori che contano, quelli che negli ultimi anni non si facevano neanche trovare al telefonino. Se sarà l’anno zero non lo sappiamo, ma è stato un mercato dinamico e divertente, sperando che lo sia anche l’ultimo arrivato, quell’ala grande che non cambierà magari le sorti della nuova Consultinvest, ma che potrebbe essere il giusto innesto per farla esplodere e portarla nella parte sinistra della classifica.

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