Rof, in coda per un posto in Loggione, tra lezioni di musica e lamentele

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10 agosto 2016

PESARO – In coda con il Popolo del Loggione. Qualcuno attende dalle ore 16. Io sono arrivato alle ore 17 e davanti ho 26 persone. Speravo di acquistare un biglietto per assistere alla prima rappresentazione de Il Turco in Italia; dovrei avercela fatta. Ogni spettatore, infatti, ha diritto ad acquistare al massimo 2 biglietti e i posti nel Loggione del Teatro Rossini sono 100. Qualcuno è in coda per se stesso, quindi per un solo biglietto. Ma ci sono i furbetti che, arrivati dopo, vanno a chiedere a chi, appunto, ha bisogno di un solo tagliando se può prenderne un altro. “Sa, noi siamo in tre…”.

LOGGIONEL’attesa è lunga e non manca qualche lamentela espressa educatamente. Domanda: se invece di dare la contromarca da tramutare in biglietto alle ore 19,30 dessero direttamente il biglietto alle 18,30 , l’attesa sarebbe meno pesante. Ma questo è il regolamento stilato dal Rof dopo le proteste di una signora che contestava una prassi che vigeva da tempo: il foglio attaccato al portone del Teatro con i nomi di chi intendeva acquistare i biglietti. Si incominciava la mattina presto, addirittura la sera prima. Ricordo una fila incredibile per Il viaggio a Reims del 16 e 18 agosto 1992, in occasione del bicentenario della nascita del Cigno di Pesaro, con il cast che nel 1984 aveva restituito al mondo una cantata che è diventata la hit parade della Rossini Renaissance. Sul podio Claudio Abbado, la regia di Luca Ronconi che aveva trasferito nel Teatro Rossini l’allestimento dell’Auditorium Pedrotti, sul palcoscenico, fra gli altri, Cecilia Gasdia (Corinna), Lucia Valentini Terrani (Marchesa Melibea), Lella Cuberli (Contessa di Folleville), Cheryl Studer (Madama Cortese), William Matteuzzi (Cavalier Belfiore), Chris Merritt (Conte di Libenskof), Samuel Ramey (Lord Sydney) Ruggero Raimondi (Don Profondo), Enzo Dara (Barone di Trombonok), Lucio Gallo (Don Alvaro), Goran Simic (Don Prudenzio) Paolo Pellegrini (Don Luigino), Barbara Frittoli (Modestina)… Non male, eh?

In fila si parla soprattutto del Rof, in particolare de La donna del lago. Non tutti hanno visto la prima, attendono le repliche.

I melomani hanno una cultura spaventosa, non solo della materia preferita. C’è chi sa tutto di tutti ed è una vera enciclopedia ambulante, visto che gira i teatri, soprattutto italiani, ma non solo. Vengono da ogni parte d’Italia e dall’estero. Una signora tedesca si presenta con la sedia e il giornale; per lei il tempo trascorre più velocemente.

Passa il sovrintendente Gianfranco Mariotti, eppure lo riconoscono in pochi. Arriva, diretto ai camerini, Nicola Alaimo ed è tutto un saluto. Un architetto milanese – che funge da direttore artistico del Loggione – lo chiama a gran voce. C’è anche chi gli chiede l’immancabile selfie. Si può dire? Che palle!

A proposito: il nostro architetto melomane che ci ha fatto compagnia per quasi 2 ore e mezza ha dissertato sulla famiglia Mariotti, raccontando che Olga Peretyatko, moglie di Michele che ha diretto magistralmente La donna del lago, è grande interprete del repertorio russo. “bravissima, l’ho ammirata alla Scala nella Csarskaja Nevesta, Una sposa per lo zar”.

Passano gli orchestrali, salutati dai pochissimi pesaresi in fila. Il Popolo del Loggione ben rappresenta il Popolo del Rof. Gli spettatori dell’Upper Circle arrivano al 90 per cento da fuori Pesaro. Molti sono “gira teatri”; magari non come l’architetto milanese che non perde un appuntamento e invita i vicini a non perdere la Semiramide in programma a Firenze il prossimo settembre con Jessica Pratt, Mirco Palazzi e Juan Francisco Gatell, già Conte di Almaviva del Barbiere di Siviglia che Alberto Zedda ha diretto al Rof.

Stupisce semmai l’età di molti, sembrano under 40, non pochi addirittura under 30. Un buon segno per la lirica, soprattutto osservando gli over della platea.

Finalmente, alle ore 18,30, la consegna della contromarca. Un’altra mezz’ora e diventa un biglietto. Mezz’ora di “libertà”, poi si può entrare. Il Loggione è già pieno quando il resto del teatro è ancora vuoto, ma pagare 20 euro e godere di un’acustica eccellente,ma anche una buona visione dall’alto, quando altri hanno pagato 40 euro per posti in palco da dove si vede poco e niente, o addirittura 150-125 e 70 euro, merita qualche sacrificio. Anche se – siamo convinti – la consegna dei biglietti alle ore 18,30, invece della contromarca, farebbe felice il Popolo del Loggione.

Oggi ci riprovo per Ciro in Babilonia. Se non altro avrò una piacevole compagnia.

Un commento to “Rof, in coda per un posto in Loggione, tra lezioni di musica e lamentele”

  1. Stefano scrive:

    Una coda di 26 persone (due ore prima dell’apertura del botteghino) a fronte di 100 posti disponibili non mi sembra davvero granché. Soprattutto se si considera che si tratta di una prima e che, a differenza degli anni scorsi, quest’anno non si possono acquistare biglietti on line.

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