Rof, l’annuncio del sindaco non porta male a Ciro in Babilonia: grande successo, splendida Pretty Yende, ma il loggione è mezzo vuoto

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11 agosto 2016

Ciro in BabilioniaPESARO – Ciro in Babilonia azzera le certezze di chi dirige il Rof e di chi queste certezze le amplifica: usando una terminologia che non mi piace, l’inglesizzazione di una splendida lingua, l’italiano, in un paese – l’Italia – che è agli ultimi posti nella conoscenza di lingue straniere; ebbene no, non c’e il “sold out”, il tutto esaurito. Il loggione e mezzo vuoto, più che mezzo pieno.

Ho fatto una lunga coda, quasi tre ore, per acquistare un posto nel Loggione del Teatro Rossini, pagando 20 euro, ma quando ho varcato le transenne mi precedevano 13 persone. E quando hanno aperto i botteghini la metà dei posti – 100 – è rimasta invenduta.

Perché? Ho chiesto ai melomani più incalliti. “L’opera ripropone un cast gia visto. Chi è arrivato per le prime due opere ha preferito tornare a casa”, mi ha risposto l’espertissimo architetto milanese già citato ieri, una persona davvero piacevole da ascoltare.

Magari chi è rimasto a casa si ricrederà e farà di tutto per vedere l’opera che la regia di Davide Livermore, ancora una volta – come per Il Turco in Italia – ha allestito facendo riferimento al cinema, in questo caso al bianco e nero di un tempo. Non al muto, per fortuna, altrimenti il pubblico del Teatro Rossini non avrebbe potuto ascoltare splendide voci.

Fra queste, un applauso particolare a Pretty Yende (nella foto sotto), 31enne soprano, sudafricana cresciuta nel South African School of Music e all’Accademia della Scala. Una meraviglia! Esaltata anche dagli splendidi costumi – in bianco e nero – di Gianluca Falaschi. Ascoltandola, mi è venuta in mente la bellissima canzone Nkosi Singeleli Afrika, l’inno nazionale del suo paese reso migliore da Nelson Mandela. Bravissima Pretty, sarà un piacere ascoltarti anche sabato pomeriggio nei Duetti amorosi con Aya Wakizono.

Ciro 2Aperta da un’ovazione per Ewa Podles, che non tradisce mai a dispetto dell’anagrafe, l’opera di Rossini ha regalato alcune ore di piacevole ascolto. Tanti applausi, per tutti, da Antonino Siragusa a Isabella Gaudi, da Oleg Tsybulko ad Alessandro Luciano e Dimitri Pkhaladze, per la felicità del sindaco Ricci, anche ieri sera nel palco presidenziale in compagnia dell’assessore Vimini, che si era avventurato in una pericolosissima anticipazione…

Eravamo abituati ai suoi annunci roboanti, ma che fosse anche in grado d’anticipare il successo di uno spettacolo ci sembrava pericoloso. “Le tre prime del Rossini Opera Festival sono state un grandissimo successo”, aveva affermato nel comunicato di ieri mattina.

Diamine: la prima – La donna del lago – è andata in scena lunedì sera; la seconda – Il Turco in Italia – martedì; e ieri sera, alle ore 20, quindi diverse ore dopo l’annuncio di Ricci, il Teatro Rossini ospitava la terza opera, Ciro in Babilonia.

Ormai alle prese con l'”annuncite” compulsiva, sulla strada tracciata dal premier Renzi, il sindaco di Pesaro ha stabilito, per decreto?, che anche per Ciro sarebbe stato un successo. Conoscendo la scaramanzia che regna nel mondo del teatro, sia di prosa che lirico, mi sarebbe piaciuto vedere i protagonisti di Ciro in Babilonia quando qualcuno li ha informati, se li ha informati, delle certezze del sindaco.

Vero è che con il Rof si va sul sicuro, che registrare un fiasco nella trentennale la storia del festival rossiniano è un’impresa degna del trovare un ago nel pagliaio, ma attendere qualche ora costava così tanto? Non c’era un annuncio di riserva?

Mi è venuta in mente una curiosità: tanti anni fa, un quotidiano locale per cui lavoravo, anticipò un successo clamoroso di un concerto nell’ambito del famoso Fano Jazz by the Sea, raccontando che la gente si era divertita al suono di non mi ricordo chi, e che quel tal personaggio si era scatenato nei balli. Lo spettacolo fu cancellato a tarda sera causa un problema all’impianto elettrico, ma l’articolo uscì ugualmente nell’edizione del giorno dopo.

Con questo cattivo pensiero mi ero messo in coda al botteghino del Loggione, sperando di acquistare un prezioso tagliando per assistere alla terza opera in cartellone, fiducioso di ammirare – come già per i primi due – un grande spettacolo. Per fortuna del sindaco Ricci è andata proprio così.

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