“Sul tartufo ancora non ci siamo”. Varotti (Confcommercio) all’attacco di normative e fiscalità inique

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11 agosto 2016

Amerigo Varotti*

PESARO – Il Parlamento italiano, con o senza riforma  costituzionale, si dimostra sempre di più incapace di recepire e risolver i problemi che angustiano le imprese. Qui non è il problema del “ bicameralismo perfetto” !! Qui manca solo la volontà  di lavorare seriamente ed efficacemente per eliminare ingiustizie ed assurdità decennali”.

Amerigo Varotti, direttore provinciale di Confcommercio

Amerigo Varotti, direttore provinciale di Confcommercio

AMERIGO VAROTTI , Direttore generale di Confcommercio Pesaro e Urbino, interviene sul tema della riforma della legislazione inerente il tartufo che in questi giorni è in discussione al Senato.

“ Siamo in piena stagione per il tartufo estivo “ aestivum “ o “ scorzone”. E tra meno di due mesi ci appresteremo a festeggiare il Tuber magnatum pico , il bianco pregiato. Ed in questi giorni , prima delle lunghissime ferie , il Senato sta discutendo la cosiddetta  legge europea per il biennio 2015-2017 al cui interno è stata inserita una norma che cambierà il trattamento fiscale della raccolta e commercializzazione del tartufo.
Ma il Parlamento non interviene con una legge organica sul tartufo , né discute le varie proposte di legge presentate in materia ; interviene solo per correre ai ripari dopo l’apertura di un pre-contenzioso che precede l’infrazione da parte dell’unione Europea.
Risolvendo solo in parte e malamente i nostri problemi.
L’IVA , infatti, scenderà dal 22 al 10%. Ma in Europa il tartufo è considerato prodotto agricolo e paga l’IVA al 4 %.
Perché questa differenza per il tartufo italiano ???
Perché non c’è la capacità di riconoscere il tartufo come prodotto agricolo??
tartufo nero in manoSi continuerà a mettere in difficoltà le nostre produzioni rispetto alla concorrenza straniera.
Inoltre il non riconoscimento del tartufo come prodotto agricolo impedisce l’utilizzazione da parte delle imprese delle risorse comunitarie per la raccolta, commercializzazione e trasformazione  dei prodotti agricoli. Favorendo ancora la concorrenza e spingendo i nostri imprenditori a delocalizzare all’estero.
Resta poi il problema fiscale.
Salterà l’autofattura e l’indetraibilità dell’IVA ma senza alcuna differenziazione tra tartufato hobbista , professionista e tartuficoltore non si risolverà il problema della tracciabilità del prodotto e si imporrà ai commercianti acquirenti di fare gli esattori per conto dello Stato.
Un passo in avanti rispetto alla legge del 2004 ma ancora un’altra occasione perduta che tra l’altro non rende giustizia a chi è stato penalizzato anche dal Fisco italiano a causa di una legge iniqua e ritenuta , oggi finalmente , incompatibile con i principi comunitari”.
*Direttore Generale Confcommercio Pesaro-Urbino

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