Musicae Amoeni Loci riscopre Pasquale Bini, un pesarese alla scuola di Tartini: concerto di Ferragosto

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12 agosto 2016

Musicae Amoeni LociPESARO – Lunedì 15 agosto alle 21.30, nella chiesa della Santissima Annunziata di Pesaro, concerto dal titolo “Pasquale Bini, un pesarese alla scuola di Tartini”. Si tratta di un appuntamento inserito nell’ambito di Musicae Amoeni Loci, festival di musica antica organizzato dal coro polifonico Jubilate di Candelara.

Pasquale Bini, un pesarese alla scuola di Tartini
“Ottimo e santo nei suoi costumi, meraviglioso nella sua professione, ma debole di spirito”. Così Giuseppe Tartini definisce il suo allievo Pasquale Bini. Riscopriamo un grande violinista e compositore pesarese nel 300esimo anniversario della nascita.

P. Bini da Pesaro – Concerto in Sol per violino, archi e b.c.
C. Tessarini da Rimini – Contrasto Armonico nr. 1 per tre violini e b.c.
G. Tartini da Pirano d’Istria – Concerto in Re per violino, archi e b.c.
P. Bini da Pesaro – Concerto in Re per violino, archi e b.c.
Ensemble Frequenze Diverse – Solisti: Tommaso Luison, Alessandra Talamo

Info ulteriori su www.musicaeamoeniloci.itIngresso libero

L’INTERVISTA A PIERPAOLO POLZONETTI

Tommaso Luison, violinista dell’ensemble Frequenze Diverse, intervista il professor Pierpaolo Polzonetti, musicologo marchigiano di fama internazionale, professore all’università di Notre Dame in Indiana, Stati Uniti.

“Pasquale Bini, un pesarese alla scuola di Tartini”. Può raccontarci qualcosa in più su questo musicista?
“Le notizie su Paquale Bini sono scarse. Studiò con Tartini fra il 1735 e il 1740, negli anni in cui Tartini approdò ad un nuovo stile, meno artificioso e virtuosistico e basato invece sulla cantabilità. Il Maestro delle Nazioni amava molto Bini. Ne scrisse in toni affettuosi e rispettosi a Francesco Algarotti per raccomandarlo a varie corti europee. Bini lavorò in Germania, dove dal 1754 coprì l’incarico di “direttore dei concerti e compositore” alla corte di Karl Eugen von Würtemberg di Stoccarda. La musica di Bini possiede quella ‘cantabilità strumentale’ che determinò il nuovo e decisivo contributo di Tartini e della sua scuola al mondo della musica strumentale.

Pesaro si identifica come poche altre con un compositore, Gioachino Rossini. Che significato può avere per la città la riscoperta di altri musicisti meno noti come Pasquale Bini?
“Rossini è un gigante e Pesaro fa bene ad investire su Rossini, ma fa anche bene a promuovere iniziative come questa, basate sulle opere di musicista minore come Bini. Ascoltare la sua musica ci dà l’opportunità di acquisire una maggiore consapevolezza della cultura musicale del luogo”.

Musiche di Giuseppe Tartini e Carlo Tessarini completano il programma della serata. Come si collocano questi compositori rispetto al territorio marchigiano?
“Come Tartini, Tessarini lavorò per i teatri d’opera marchigiani e per istituzioni religiose, e questo lega i due compositori a Bini, nel senso di una sensibilità strumentale informata dalla esperienza della musica vocale da chiesa e operistica. I musicisti in programma sono personalità che creano uno stile veramente europeo, internazionale, dando un contributo decisivo al superamento degli stili locali e alla formazione di quello che viene definito lo stile Classico”.

Ma tornando al nocciolo della domanda, come si collocano questi musicisti in relazione al territorio marchigiano?
“La risposta è che non ci si collocano. Bisognerebbe piuttosto chiedersi come si collocano le Marche in relazione al mondo. Questo ci farebbe riflettere su un fatto importante che accomuna molti protagonisti marchigiani della cultura e dell’arte: da Gentile da Fabriano a Raffaelo Sanzio, da Gaspare Pacchierotti (grande cantante del Settecento) a Renata Tebaldi (pesarese anche lei), da Pergolesi a Spontini, certamente Rossini, Leopardi. Sono tutte personalità che si formano sul territorio, ma se ne distaccano per dare un contributo di portata globale alla cultura umana”.

Lei lavora da molti anni negli Stati Uniti. Qual è il suo punto di vista sul panorama musicale italiano?
“Il panorama musicale italiano gode di ottima reputazione all’estero. Oggi come allora l’Italia esporta cultura, ma lo fa, purtroppo, per una incapacità endemica a coltivarla e mantenerla nel proprio territorio. Questa iniziativa Pesarese per promuovere la musica di Bini va applaudita, evitando però il rischio di degenerare in un culto dell’artista locale come surrogato del santo patrono della città, che è un atteggiamento campanilista. Queste iniziative devono farci riflettere sul significato del patrimonio locale come patrimonio della cultura umana globale. Insomma, bisogna fare il passo dal localismo al globalismo, raggiungendo una sintesi che viene definita, per usare un termine di moda negli Stati Uniti, in “glocalismo.” Mi auguro che la musica di Bini venga riscoperta e proposta ad un pubblico internazionale, perché la musica di Bini è stata concepita per questo pubblico. In questo Pesaro potrebbe avere un ruolo guida, come ha fatto e sta facendo per Rossini”.

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