Pasqualon e il terremoto del Ferragosto 1916

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15 agosto 2016

Un Ferragosto “insolito” viene raccontato da Pasqualon, esattamente 100 anni fa. In piena prima guerra mondiale, Pesaro non venne devastata dalle bombe (che pure la colpirono nel 1915 da un cacciatorpediniere austriaco) ma dal terremoto. Nel 1916, le scosse telluriche iniziarono col farsi sentire lievemente il 12 marzo, una diventò lunga e violenta il 17 maggio, per concludere la loro opera demolitrice il 15 e il 16 agosto.

Pasqualon scrisse tre poesie, una per ogni evento sismico, cogliendo aspetti comici anche da questi avvenimenti infausti. Ecco come reagirono i pesaresi mentre sentivano cadere nelle strade coppi, mattoni e pezzi di cornicioni. Venivano giù a sinistra e a destra e … Un l’à vlud saltè la fnestra. Chi? Falcion ch’el stà in Soria. (Uno ha voluto saltare la finestra. Chi? Falcion che sta in Soria). E là, in quella osteria di via Mammolabella, se quel Belbust detto il canapino, si vergogna di raccontarla, lo faccio io. Giocava due baiocchi di vino alle carte e, fatte due scope, “Gli si muoveva il fante di coppe / Finchè gli salta via dalle mani, / In quel mentre lo zoppo Bachen / Con tre salti è andato di fuori, / E al cieco Biscion ancora / Gli hanno preso le convulsioni / Mi va a tirare il bastone / Nelle gambe a un povero disgraziato / E fuggendo tutto spaventato / Coi capelli dritti urlava”. Poi ma chel povre Maranghen? (a quel povero Maranghen?) Sdraiato giù nel suo lettino, gli è cascato un fiasco dall’alto; quel povero cieco ha fatto un salto urlando forte: Figli di put…, nemmeno a letto si può stare in pace? Propi a vnì a scocè maquà, Gi a giughè la pala in là! (Dovete proprio scocciare qua, andate a giocare alla palla più in la!).

Il poeta Odoardo Giansanti, il nostro Pasqualon, fa quindi una considerazione sulla nostra città: La stà so par una scmessa (Sta su per una scommessa).

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