Matteo Bertini tra l’Olimpiade difficile delle azzurre e il raduno della myCicero Volley Pesaro

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17 agosto 2016

Matteo Bertini (foto Eleonora Ioele)

Matteo Bertini (foto Eleonora Ioele)

PESARO – Il risveglio è choc: il Brasile di Zè Roberto e Sheilla e Jaqueline (nella foto Fivb), la squadra che ha vinto le ultime due edizioni dei Giochi Olimpici è eliminata. La Cina di Jenny Lang Ping, un passato italiano tra Modena, Novara e Jesi, ha cancellato i sogni dei brasiliani, praticamente certi di vincere il terzo oro consecutivo, che sarebbe stato anche il terzo successo consecutivo di Zé Roberto, che alle vittorie con la “canarinha” femminile avrebbe aggiunto quella ottenuta con la selezione maschile nell’Olimpiade di Barcelona (1992). Insomma, più che una leggenda.

Il Brasile sotto choc, Jaqueline in lacrime

Il sogno è stato infranto e il risveglio è stato da incubo, ma la prova delle cinesi, sotto di un set – “giocato a livello eccezionale dalla mia squadra”, ha commentato l’ex allenatore della Scavolini – e di 3 punti nel secondo parziale è da applausi. “Se si esclude il primo set – ha sottolineato Jenny Lang Ping – è stata una partita spettacolare, una grande pubblicità per la pallavolo…”.

Da appassionati, diciamo grazie.

La sconfitta brasiliana nei quarti di finale ci consente di entrare nel tema iniziale dell’intervista a Matteo Bertini, ottimo allenatore della myCicero Volley Pesaro, grande conoscitore della pallavolo mondiale. Non dimentichiamo che nella precedente Olimpiade Bertini faceva parte dello staff tecnico azzurro.

Eravamo partiti, ieri, parlando dell’ennesima “delusione” azzurra, con la Nazionale di Marco Bonitta tornata in Italia da Rio con in tasca una sola vittoria, nell’ultima partita con Porto Rico. Stamattina, al risveglio, leggendo la clamorosa notizia, abbiamo pensato: se ci lamentiamo noi, cosa succederà in Brasile.

L’allenatore marottese: “Servono progetti, tanta pazienza e non pretendere che le giovani siano subito protagoniste in A1”

A ognuno le sue pene…. Ma perché – abbiamo chiesto all’allenatore di Marotta – l’Italia manca i grandi appuntamenti? Perché, dopo il Mondiale vinto nel 2002, le azzurre sono sparite dal podio? E perché dopo avere dominato in Europa dal 2005 al 2009 (2 titoli continentali e una medaglia d’argento) non riescono più a conquistare una medaglia? E se è vero che altri sport – tanto per citarne uno, il basket – non sanno neppure cosa siano i Giochi Olimpici, mentre l’Italvolley è sempre presente dal 2000 in poi, come mai non riesce a confermare gli eccellenti risultati del settore giovanile che fanno delle nostre nazionali di categoria le migliori al mondo?
Intanto c’è una grande differenza tra le giovanili e le seniores. E’ vero che noi siamo all’avanguardia nell’allenamento del settore giovanile e quindi più avanti rispetto a tanti altri paesi che hanno cultura pallavolistica. Purtroppo, quando si alza il livello, patiamo a livello fisico e soprattutto d’esperienza. Una differenza evidente che si sta provando a colmare con la partecipazione del Club Italia al campionato di serie A1. E’ vero, però, che nel massimo campionato, oltre al Club Italia, sono poche le realtà che lavorano sulle ragazze che escono dal settore giovanile. Questa carenza è un dazio che paghiamo rispetto alle altre realtà internazionali, in cui i percorsi sono tesi alla crescita delle giocatrici che escono dalle nazionali giovanili e trovano subito spazio in squadre di alto livello”.

Spesso questo alto livello è rappresentato da squadre italiane che ingaggiano giovani straniere, ma trascurano le italiane. Osservando le squadre presenti a Rio 2016, abbiamo notato – soprattutto in Stati Uniti e Olanda – tante giocatrici cresciute grazie alle squadre e in particolare ai tecnici italiani.
Vero. Qualcuna viene subito a giocare in Italia. Ed è l’aspetto meno positivo della vicenda. Si cerca sempre la straniera come se fosse la soluzione del problema. Mi riferisco, per esempio, a Brayelin Martinez, ventenne dominicana che ha giocato la scorsa stagione a Bolzano, o ad Anthi Vasilantonaki, stessa età, greca che gioca da tre stagioni in A1. Giovani che trovano spazio e crescono. Al contrario, con le nostre ragazze siamo subito esigenti. Ne parlavo con colleghi più famosi e convenivamo che pretendiamo che una giocatrice che ha terminato il percorso juniores faccia subito la differenza ad altissimo livello. Manca la pazienza. Esempio: Caterina Bosetti. Era considerata l’astro nascente della pallavolo, oggi è bistrattata da stampa e tifosi e magari da società che non le danno più fiducia. Assurdo!”.

La Nazionale italiana (foto Fivb)

La Nazionale italiana (foto Fivb)

La Nazionale italiana che è andata a Rio ha presentato un quadro che sembra raccontare un’evidente ricambio generazionale: se Alessia Orro e Paola Egonu sono nate nel 1998, Anna Danesi nel 1996, Miryam Silla del 1995, Cristina Chirichella nel 1994 e Alessia Gennari nel 1991, Leo Lo Bianco è del 1979, Antonella Del Core è del 1980, Nadia Centoni del 1981, Martina Guiggi del 1984, Serena Ortolani e Monica De Gennaro del 1987.
“Da un lato giocatrici esperte, dall’altro giovanissime. C’è un buco tra le diverse generazioni. Non si dimentichi che la fortissima russa Tat’jana Kosheleva a 18 anni non era la giocatrice di adesso. E così Natal’ja Goncharova. Entrambe hanno impiegato del tempo per arrivare dove sono oggi. Serve pazienza per fare crescere le giovani, soprattutto in determinati ruolo. Mi riferisco in particolare a chi gioca schiacciatrice e ricevitrice, che ha bisogno di tempo per diventare atleta di alto livello. Tempo e possibilità di sbagliare sono chiavi importanti per fare crescere le giovani. In Italia, invece, o siamo bianchi o siamo neri…”.

Pretendiamo tutto e subito.
Esatto. Cito un altro esempio: la brasiliana Natalia Pereira nel 2007, mondiale giovanile in Thailandia, era l’astro nascente del volley mondiale. Invece si è imposta all’attenzione di tutti solo quest’anno, 9 anni dopo. Serve tanta pazienza”.

Quella pazienza che la Fipav, Federazione Italiana Pallavolo, non ha avuto con Marco Mencarelli, l’allenatore umbro di Urbino, eccellente maestro di tante giovani, al quale fu affidata la Nazionale per portare avanti un progetto rivolto ai Giochi di Rio, esonerato dopo le difficoltà accusate in un campionato europeo. Alla faccia dei progetti e della pazienza che lei invoca.
Sì. Credo che dopo Londra (2012; ndr) l’aria che si respirava era di cambiamento puntando su una programmazione quadriennale. Il progetto è durato un anno. Non sappiamo come sarebbe andata a finire. Sarebbe semplicistico affermare che con Mencarelli in panchina l’Italia avrebbe ottenuto un risultato migliore a Rio de Janeiro. Però, di solito, dopo ogni Olimpiade si apre un nuovo ciclo e bisogna avere pazienza e soprattutto fiducia nel tecnico sul quale si punta”.

Bravo Blengini e tutta la sua squadra. Fuori luogo le accuse di N’Gapeth”

E’ maschile, ma è sempre pallavolo: la Nazionale allenata da Gianlorenzo Blengini sta ottenendo buonissimi risultati, anche se adesso ci sono le partite che contano, quelle senza ritorno.
Uno lavora tutta una stagione per arrivare al meglio della condizione alle partite decisive. La nostra Nazionale ha lavorato per questo, patendo qualche sconfitta nei tornei preolimpici come la World League. Un lavoro mirato a Rio, pre presentarsi in forma all’appuntamento olimpico. La squadra ha dimostrato di essere in buona condizione e di sapere giocare una bella pallavolo, piacevole da vedere, ma anche efficace. L’Italia ha giocatori molto forti, perché schierare Zaytsev e Juantorena in palla è una carta molto importante, ma ha soprattutto una grande organizzazione di gioco e il merito va dato a Blengini, che ha costruito attorno ai due e a quel fenomeno che è Giannelli un gioco e uno spirito di squadra che di solito fanno la differenza. Si vede anche in tv che è un gruppo vero. Si è visto anche nella partita persa contro il Canada, quando l’Italia ha giocato senza due centrali, improvvisandone uno (Antonov; ndr) e non è certo semplice. Condivido la scelta di Blengini, perché la prima partita che conta è la prossima, nella notte tra mercoledì e giovedì…”.

Quindi sono fuori luogo le accuse del francese Earvin N’Gapeth, secondo il quale l’Italia ha perso apposta con il Canada per eliminare la Francia o il Brasile.
Non credo che fosse l’obiettivo dell’Italia. Semmai si sono affrontate due squadre con motivazioni completamente diverse. L’Italia già qualificata e con motivazioni praticamente a zero; il Canada, che è una buona squadra ed è bene allenata da Glenn Hoag, che ha una grande esperienza europea, a caccia dei punti per passare il turno. L’Italia ha badato soprattutto a evitare nuovi infortuni, vista la delicata situazione dei centrali. Eppure Juantorena ha giocato tutta la partita e Zaytsev è stato utilizzato a lungo e Blengini ha affidato la regia a Giannelli, ma ha dato fiato a chi non ne ha, giustamente. Mi riferisco soprattutto a Birarelli, reduce da un infortunio di alcuni giorni fa, ma recuperato prontamente dal grande lavoro del nostro staff medico guidato dal dottor Piero Benelli. L’Italia non poteva che giocare così. Che altri pensino che sia sia perso apposta ci può stare, ma N’Gapeth dovrebbe pensare che se la Francia si fosse trovata nella nostra situazione avrebbe fatto la stessa cosa. Vorrei ricordare a lui e ai tifosi brasiliani che hanno fischiato la nostra squadra cosa fece il Brasile nel 2010, ad Ancona, quando il Brasile non giocò, apposta, una partita per evitare un incrocio ritenuto pericoloso. Facile accusare quando si è dall’altra parte. Di più: è successo anche a me, quando vincemmo la serie B1. Eravamo in trasferta a Roma, in casa del Proger Volley Friends che lottava per salvarsi. Noi eravamo attesi dal playoff per la promozione in A2 e alcune ragazze non erano al meglio. Perdemmo la partita, ma non perché volevamo perderla. Solo che le avversarie erano motivatissime, noi decisamente meno. Roma si salvò, retrocesse Ostia che ci accuso di avere perso intenzionalmente. Succede così, ma garantisco che non scendemmo in campo per perdere. Ragionai come credo abbia ragionato Blengini, pensando solo all’interesse della nostra squadra”. I tifosi brasiliani che hanno fischiato gli azzurri dovrebbero ricordare l’episodio di Ancona.

A 4 mesi dall’ultima partita non vedo l’ora di tornare in palestra: puntiamo a una grande stagione, le qualità ci sono tutte”

Lasciamo Rio e pensiamo alla myCicero Volley Pesaro che lunedì prossimo incomincerà la nuova stagione. Conoscendola, credo che non vedrà l’ora di tornare in palestra.
Mi manca tanto. Ormai siamo a quattro mesi dall’ultima partita della precedente stagione. In questo periodo ci siamo impegnati per costruire la nuova squadra, mettere a punto lo staff e l’organizzazione per presentarci al meglio lunedì 22 agosto. Mancheranno solo Alice Pamio, impegnata con la nazionale Under 19 che disputa gli Europei, ed Eleni Kiosi, a sua volta con la nazionale ellenica che va alla ricerca della qualificazione per il campionato continentale che si disputerà l’anno prossimo, e saranno da valutare le condizioni di Isabella Di Iulio, reduce da un problema che l’ha bloccata durante il campionato di beach volley. Non è niente di grave, probabilmente si limiterà a incominciare la preparazione qualche giorno dopo. Ci attende l’inizio di una possibile grande stagione. Le qualità ci sono tutte. E così l’entusiasmo, che è al massimo, come sempre. Ho tanta voglia di dare alla squadra quello che ho dentro. Abbiamo tutte le intenzioni di disputare una stagione importante perché la nostra squadra è competitiva, sulla carta”.

Appuntamento alle 17 di lunedì 22 agosto al PalaSnoopy

Subito in palestra, quindi, ma senza saltare?
“Sicuramente – risponde l’allenatore, nella foto di Eleonora Ioele in compagnia di Alessia Ghilardi, una delle tre ragazze rimaste nel roster -, ma lunedì pomeriggio lavoreremo con la palla, cercando di lavorare sui fondamentali che non hanno bisogno del salto, e quindi bagher, ricezione e difesa, appoggi e alzata. Fondamentali su cui lavoreremo nella prima settimana, ma già la mattina di lunedì le ragazze sosterranno una seduta ai pesi nella palestra del Ledimar. Gradualmente passeremo al salto e successivamente alla costruzione del gioco, del nostro sistema di gioco. Si incomincerà a vedere qualcosa dalla seconda settimana. A nostra disposizione, prima del debutto in campionato, ci sono 8 settimane. Lavoreremo con impegno, in attesa di Kiosi, che purtroppo per noi arriverà molto tardi. Ma già con l’arrivo di Alice Pamio, all’inizio della terza settimana, potremo contare su un opposto di ruolo e cercheremo di mettere a posto i meccanismi che più interessano il nostro modo di giocare”.

PalaSnoopy subito. E al PalaCampanara?
L’appuntamento è alle ore 17 di lunedì al PalaSnoopy. Ci fermeremo lì per qualche settimana. Non abbiamo certezze sul trasferimento a Campanara. Come è noto, dopo l’incendio durante il torneo di ginnastica, ci sono danni da sistemare. I lavori procedono e noi attendiamo l’agibilità dell’impianto. Per fortuna abbiamo il PalaSnoopy che è la nostra casa e ci consente di lavorare al meglio, soprattutto nella fase di preparazione, visto che ha il doppio campo. Insomma, nessun pregiudizio per il nostro impegno”.

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