Rof: Florez 20, un trionfo annunciato, una serata indimenticabile

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20 agosto 2016

Florez 20: successo annunciato

Florez 20: successo annunciato

PESARO – Era un trionfo annunciato. Così è stato. In verità, non c’era neppure bisogno di sforzarsi per immaginarlo. Juan Diego Florez è il vero re del Rossini Opera Festival. Riempirebbe i teatri anche cantando canzonette, come affermava una melomane francese.

Immaginate, poi, se – lui che è il numero 1 al mondo fra i tenori di belcanto e certamente il massimo interprete rossiniano – canta il repertorio che l’ha reso famoso nel mondo anche grazie al Rof.

Abbiamo raccontato che se ci sono meriti esterni a una storia ventennale, uno deve essere attribuito sicuramente al maestro Luigi Ferrari, direttore artistico del Rof dal 1992 al 2000. Lo abbiamo scritto ieri, lo ribadiamo oggi, anche se Ferrari, che abbiamo incontrato in compagnia della moglie Alessandra, mentre s’accingeva a prendere posto nell’Adriatic Arena per seguire Florez 20, il concerto del tenore peruviano, con molta modestia ha commentato: “Non ci fossi stato io, ci sarebbe stato un altro e il risultato lo stesso. Troppo facile prevedere un grande futuro per Florez, pure se allora era molto giovane…”.

Lei, però, riuscì a convincere il regista Pier’Alli, assai restio ad affidare a Florez il ruolo di Corradino nella Matilde di Shabran che il Rossini Opera Festival restituiva al mondo dopo l’oblio. Pier’Alli – ci corregga se sbagliamo – voleva un interprete più guerriero.

Il maestro Ferrari sorride… “Gli dissi di fare come Charlie Chaplin nel film Il grande dittatore. Andò proprio così…”. Fu un trionfo. Come venerdì sera, in cui l’unica nota stonata – a modesto parere di chi scrive – è rappresentata dalla t “cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria di Pesaro a Juan Diego Florez, protagonisti il sovrintendente Gianfranco Mariotti e il vice sindaco Daniele Vimini. Bravo Florez a ricordare che il pubblico che gremiva platea e galleria dell’Adriatic Arena era lì per ascoltare la musica. Tra l’altro, visto che il Rof ricorda a ogni occasione l’internazionalità del Festival, con una presenza di spettatori stranieri che s’avvicinerebbe al 70 per cento, sorprende che non sia sia pensato di tradurre le parole del sovrintendente e del vice sindaco, che ovviamente avrebbero dovuto essere più brevi. Ci ha pensato Florez, che però ha tradotto solo in inglese, lasciando all’oscuro di quanto stava accadendo altri spettatori. Abbiamo sentito chiaramente un “Was ist das?”. Cosa succede? in tedesco.

In ogni caso, Florez ha ringraziato “Pesaro, il Rof, Rossini…”. Lo ha fatto guardando in alto, come a cercare il cielo. “In questa meravigliosa città sono nato artisticamente. Mi sento italiano”. Boato del… 30 per cento.

Il programma è stato veramente bello, anche se le Sinfonie, in particolare quella del Barbiere di Siviglia, eseguite dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, non ci sono piaciute, sembrandoci troppo veloci, accelerate.

L’apertura della serata è stata dedicata alla sinfonia de Il signor Bruschino, e subito dopo Florez ha cantato, dalla stessa opera, il duetto Florville-Sofia “Quant’è dolce a un’alma amante” con la collaborazione di Marina Monzò, che ci è piaciuta molto sia ieri sera sia nella seconda rappresentazione de Il viaggio a Reims. Abbiamo la sensazione che il soprano di Valencia possa avere un importante futuro al Rof.

Strepitoso il duetto Rodrigo-Iago (Florez e Michael Spyres) dall’Otello. Ancor più affascinante quello con Pretty Yende, la bellissima voce sudafricana, protagonista del duo Comte-Comtesse “Ah! Quel respect, Madame” da Le Comte Ory.

Fantastico il finale del primo atto di Zelmira “La sorpresa… lo stupore” che ha visto Florez sostenuto da Salome Jicia, Michael Spyres, Marko Mimica e Cecilia Molinari.

La conclusione della prima parte è stata affidata a Il barbiere di Siviglia: prima la sinfonia, poi l’Aria del Conte: “Cessa di più resistere” che ha scatenato il pubblico in battimani e battipiedi, mettendo a rischio l’impianto come dopo i più grandi canestri della Vuelle.

Il terzetto da La donna del lago “Vincesti… addio!…”, ancora con Salome Jicia e Spyres, ha aperto la seconda parte, proseguita con la sinfonia de La Cenerentola e dal duetto dalla stessa opera “Tutto è deserto – Un soave non so che” tra Florez e Chiara Amarù, con interventi di Nicola Alaimo.

Poi uno dei momenti più esaltanti della storia del Rof: il sestetto “Zitti!…. Non canta più” da Il viaggio a Reims. Indimenticabile grazie al contributo che alla voce di Florez hanno dato quelle di Nicola Alaimo, Cecilia Molinari, Salome Jicia, Marko Mimica e Pietro Spagnoli.

Ovviamente, il programma non poteva non proporre la Matilda di Shabran. Prima la sinfonia, poi il quintetto “Signor, men vado, o resto?”: Florez, Ruth Iniesta, Nicola Alaimo, Cecilia Molinari e Pietro Spagnoli. Ed è sembrato di tornare indietro nel tempo.

E che dire dell’inimitabile Guillaume Tell, che ha esaltato la voce del tenore festeggiato, ma anche Nicola Alaimo, possente più che mai. E con loro Jicia, Iniesta, Molinari e Mimica.

Un trionfo! Annunciato, è vero, ma non per questo meno emozionante. Come il bis di “Cessa di più resistere”.

E chi resiste a voci cosi belle?

Qualcuna, in verità… La signora che a inizio concerto scartava le caramelle come fosse alla partita di basket, mentre la vicina, probabilmente amica, dettava il tempo con il ventaglio, dimenticando che al polso aveva un’infinità di bracciali che “regalano” note sgradevoli. Ma si sa, in Italia pretendere la perfezione in un concerto lirico è davvero troppo. Ah, le due signore fanno parte del 30 per cento.

2 Commenti to “Rof: Florez 20, un trionfo annunciato, una serata indimenticabile”

  1. Dario scrive:

    Bel pezzo. Un cultore con il senso dell’ironia.

  2. Pietro scrive:

    Si direbbe la vita di un santo taumaturgo. . Guarisce anche gli storpi e rida’ la vista?

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