L’Italvolley rosa prima rischia il tracollo, poi vince, ma adesso servono novità: basta con dirigenti incollati alle poltrone

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18 settembre 2016

Lo schema preferito dall'Italvolley rosa: palla a Egonu, Paola pensaci tu (Foto Cev)

Lo schema preferito dall’Italvolley rosa: palla a Egonu, Paola pensaci tu (Foto Cev)

L’Italvolley rosa vince il girone in Ucraina e si accinge a raggiungere Montecatini per affrontare le tre squadre già superare in Ucraina. Chi avrà più punti dopo i due tornei, che hanno una formula a dire poco bislacca, parteciperà ai campionati europei 2017.

Il minimo sindacale per una Nazionale che da sempre è almeno protagonista in Europa. Gli ultimi tre anni, però, sono stati difficili per l’Italvolley rosa, a parte la parentesi dei Mondiali in casa.

Sesta agli Europei 2013, settima nel 2016, quindi non qualificata direttamente al torneo che, l’anno prossimo, si disputerà in Azerbaigian e Georgia e obbligata alle qualificazioni, un’onta per una squadra che due anni addietro, davanti al pubblico amico, si era fermata a un passo dal podio mondiale.

Dopo la bruttissima figura fatta a Rio de Janeiro, in un’Olimpiade che ha esaltato l’Italvolley maschile, la squadra, che è sembrata raffazzonata e affidata a un traghettatore, si è presentata in Ucraina, a Yuzhny, con il compito di non fallire. Ha centrato l’obiettivo, ma quanta sofferenza contro le ragazze di casa che, perso il primo set, hanno ribaltato il risultato, conducendo 2-1. Nel quarto parziale non c’è stata storia, troppo evidente la superiorità italiana a dispetto dei due precedenti persi a 21 e 19, ma anche il tie-break è stato intriso di sofferenza: l’Ucraina conduceva 12-10. Due errori avversari, due buone cose di Chirichella (con un muro), un’efficace servizio di Caterina Bosetti, messa in campo per disperazione, visto che in precedenza non era stata utilizzata, hanno cambiato la storia, con uno 0-5 che è valso il successo. Ora le quattro squadre vanno a Montecatini. Giocando in casa, si spera non si debba soffrire così tanto. E soprattutto che non si giochi solo con uno schema: palla a… Egonu, Paola pensaci tu. Non esiste che in una squadra nazionale una giocatrice, pur brava, attacchi 45 volte, contro le 22 dal centro.

Ucraina – Italia 2 – 3

Ucraina: Degstiarova ne, Trushkina 14, Yurchenko 8, Molodtova ne, Chernukha 2, Kyrichenko 8, Stepaniuk 1, Delrios (L), Novgorodchenko 3, Kozlova 1, Kodola 6, Dorsman 13. All. Gariy Yegiazarov.

Italia: Bonifacio ne, Malinov ne, Folie 5 (2/4; 1 ace; 2 muri), Orro 4 (2/4; 1 ace; 1 muro), Caterina Bosetti 4 (3/8; 1 ace), Parrocchiale (L), Chirichella 13 (5/11; 1 ace; 7 muri), Guerra ne, Danesi 1 (1/7), Nicoletti (0/1), Tirozzi 9 (8/21; 1 ace), Sylla 11 (10/26; 1 ace), Egonu 29 (21/45; 4 ace; 4 muri). Leonardi (L). All. Stefano Lucchi.

Parziali: 17-25; 25-21; 25-19; 11-25; 12-15 in 107 minuti.

Statistiche di squadra: Ucraina: battute 90, sbagliate 13, ace 3. Ricezioni 95, errori 10, positiva 32%, perfetta 22%. Attacchi 141, errori 13, muri subiti 14, punti 51, 36%. Muri fatti 7. Italia: battute 105, errori 10, ace 10. Ricezioni 77, errori 6, positiva 44%, perfetta 21%. Attacchi 127, errori 12, muri subiti 7, punti 52, 41%. Muri fatti 14.

L’Italia ha vinto il girone A con 3 vittorie e 8 punti davanti all’Ucraina 7 punti; Austria 2, Lettonia 1.

Calendario di Montecatini: 23 settembre Lettonia-Ucraina (ore 17), Italia-Austria (ore 20.30); 24 settembre Ucraina-Austria (ore 17), Lettonia-Italia (ore 20.30); 25 settembre Austria-Lettonia (ore 17), Ucraina-Italia (ore 20.30).

Le classifiche degli altri gironi:

B: Belgio 8 (3 vittorie); Spagna 7, Francia 3, Bosnia ed Erzegovina 0. Si è giocato in Francia; il prossimo torneo sarà ospitato dal Belgio.

C: Polonia 9, Ungheria 6, Estonia 2, Finlandia 1. Si è giocato in Ungheria; prossimo torneo in Polonia.

D: Croazia 9, Slovacchia 6, Portogallo 3, Israele 0. Si è giocato in Portogallo; prossimo torneo in Croazia.

E: Bulgaria 9, Montenegro 4, Romania 3, Svizzera 2. Si è giocato in Bulgaria; prossimo torneo in Romania.

F: Repubblica Ceca 7, Bielorussia 6 , Slovenia 4, Grecia 1. Si è giocato in Repubblica Ceca; prossimo torneo in Slovenia.

La Grecia della neo pesarese Eleni Kiosi ha perso anche la terza partita, superata 3-1 dalla Slovenia della filottranese Lana Scuka. Kiosi ha chiuso con 11 punti (11/43); Scuka non è stata utilizzata da coach Bruno Najdic.

Storie di dirigenti sportivi, un cattivo esempio per l’Italia

Incassiamo il successo, peraltro ancora parziale, delle azzurre, sperando non ci si raccontino balle e i dirigenti federali, dal presidente Magri all’ultimo dei responsabili provinciali, prendano atto di avere fatto il loro tempo.

Diceva Ivan Zaytsev, subito dopo l’argento di Rio, che l’argento e il grande seguito avuto dalla pallavolo maschile “sarebbe un’occasione da sfruttare se ci fossero una Federazione e dei club che costruissero qualcosa. Pensate che nella Fipav manca un ufficio marketing decente. Non c’è chi pensa al merchandising. In tanti mi hanno chiesto dove comprare la maglia azzurra, ma non c’è modo di farlo”.

Cosa ci sarebbe da aggiungere, se non l’invito a chi è in Federazione da tanto, troppo tempo, di lasciare l’incarico. Carlo Magri è presidente della Fipav dal 1995. E parrebbe intenzionato a candidarsi per il prossimi ciclo olimpico. A quanto ci risulta altri lo superano a livello locale.

Possibile che non si siano resi conto che, per fortuna, qualcosa nel nostro Paese sta cambiando, visto che sono comparsi movimenti che hanno nel Dna la scelta, che diventa obbligo, di lasciare dopo un solo mandato?

Sinceramente non condividiamo l’obbligo di un solo mandato. Crediamo che l’esperienza conti e per questo riteniamo giusto che una carica possa essere coperta per due mandati, come accade al presidente degli Stati Uniti d’America, per consentire di fare crescere i collaboratori, che a loro volta lo faranno con altri.

Qui, invece, non solo a livello politico, soprattutto nel mondo sportivo dirigenziale, si è incollati alla poltrona. A certa gente, l’Attak gli fa un baffo.

Due esempi: Gianni Petrucci, presidente della Fip, Federazione Italiana Pallacanestro, dal 14 marzo 1992 al 27 gennaio 1999; il giorno dopo – 28 gennaio – era eletto presidente del Coni, Comitato Olimpico Nazionale Italiano, dove è rimasto in carica fino al 14 gennaio 2013; il giorno prima era ritornato alla guida della Fip. In precedenza era stato segretario della Fip, quindi commissario straordinario della Figc (Federazione Italiana Giuoco calcio). Nel 2012 è stato eletto sindaco di San Felice al Circeo. Vi sembra serio? Vi sembra che incarichi così significhino che l’Italia è un paese normale?

Secondo esempio: Luca di Montezemolo è stato presidente del Comitato Organizzatore dei Mondiali di Calcio Italia 90. Per la cronaca – fonte Wikispesa – quei Mondiali “sono costati 7.230 miliardi di lire, che con la rivalutazione Istat del 2014 in euro sarebbero quasi 7 miliardi e mezzo (più di 6.000 miliardi di lire provenivano dalla casse statali). Una spesa superiore a quella sostenuta dal Sudafrica per i Mondiali 2010 e prossima a quelle registrate in Germania (2006) e Corea-Giappone (2002). Nettamente superiore a quella per i Mondiali negli Stati Uniti (1994). Lo Stato italiano spese per la realizzazione di nuovi stadi 1.248 miliardi di lire, molto di più di quanto preventivato: l’incremento dei costi rispetto al preventivo è stato calcolato nell’84 per cento”. Praticamente il doppio.

Fra i maggiori sprechi, quelli per lo Stadio delle Alpi di Torino:

Costato 226 miliardi di lire il Delle Alpi – scrive ancora Wikispesa – sarebbe dovuto essere uno stadio avveniristico, eppure venne chiuso nel 2006 e demolito nel 2009. Lo stadio, da 69.041 posti a sedere, tre anelli e una pista di atletica, presentava infatti un’eccessiva distanza del pubblico dal campo di gioco limitante per lo spettacolo delle partite; il costo di manutenzione risultava inoltre molto elevato e l’impianto d’irrigazione era stato progettato male e provocava allagamenti del manto erboso. Al Delle Alpi di Torino vennero dispute cinque partite di Italia ’90.

Ebbene, il signore che era alla guida del Comitato che produsse quegli sprechi, finiti di pagare solo l’anno scorso, è stato nominato presidente del comitato organizzatore per i Giochi Olimpici a Roma 2024.

Nessun dubbio: lor signori sono arroganti e furbi, ma se noi tollerassimo ancora certe scelte, saremmo indifendibili, in balia di ogni sopruso.

Basta quindi i Carlo Magri e gli altri dirigenti centrali e periferici: hanno fatto il loro tempo. Alla partita ci vadano da spettatori, niente di più.

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