Piero Benelli racconta i suoi Giochi Olimpici, dall’argento dell’Italvolley al Villaggio di Rio

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24 settembre 2016

Piero Benelli

Piero Benelli

PESARO – Metti un tardo pomeriggio nella splendido salone della Biblioteca San Giovanni in compagnia del dottor Piero Benelli e dei suoi freschi ricordi di Rio 2016, i Giochi Olimpici brasiliani. Il dottor Benelli, direttore di Fisioclinics, docente nella Facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Urbino, medico sociale della Consultinvest Victoria Libertas e della myCicero Volley Pesaro, è il medico della nazionale di pallavolo maschile che a Rio ha vinto la medaglia d’argento, superata in finale dalla squadra di casa, con qualche recriminazione per alcune, in verità molto dubbie, chiamate degli arbitri, pure smentiti dal video check (la verifica con le immagini del punto contestato).

Magari qualcuno di voi – ha detto Piero Benelli – vorrebbe vedere la medaglia. Io e gli altri componenti lo staff non l’abbiamo ricevuta. Fino a Pechino (quando l’Italvolley maschile fu quarta) venivano premiati anche gli allenatori. Adesso solo gli atleti… Per quanto riguarda le decisioni degli arbitri, capita di vincere o die perdere per millimetri. A noi è successo nella semifinale incredibile con gli Stati Uniti”.

L’appuntamento con il medico sportivo ha anticipato il Piccolo Festival della Relazione

L’appuntamento con il dottor Benelli è stato organizzato nell’ambito di Muovinfest, il Piccolo Festival della Relazione, seconda edizione, in programma oggi e domani a Pesaro, che ha proposto Aspettando il Festival, La Cultura della relazione. Il tema non poteva che essere “La relazione sportiva attraverso la “cura”: il successo di un argento olimpico. A presentare il graditissimo ospite è stata la dottoressa Barbara Rossi, pedagogista, che con i colleghi Tatiana Stefani, psicologa, e Filippo Sabattini, pedagogista, ha creato il Centro Studi Muovinté: Da oltre quindici anni svolgiamo attività clinica, educativa e formativa, l’interesse e l’approfondimento della ricerca scientifica in ambito psicologico e neurofisiologico hanno permesso di incontrarci, confrontarci, sperimentare nuove metodologie di lavoro. Muovinté è evoluzione di questa spontanea sintonia al fine di promuovere il benessere relazionale della persona e favorirne una realizzazione integrata e consapevole”.

Il ringraziamento dell’Amministrazione comunale a chi “porta e onora il nome di Pesaro nel mondo”

L’assessore Mila Della Dora, anche a nome del sindaco Ricci, ha donato al dottor Piero Benelli una targa del Comune con il ringraziamento per “portare e onorare il nome di Pesaro nel mondo. L’assessore ha ricordato che “la prima cosa che chiede uno sportivo dopo un infortunio è: quando torno? Anch’io, in passato, ho avuto bisogno delle cure del dottor Benelli”.

Alberto Paccapelo, responsabile del Coni provinciale, salutandolo e ringraziandolo per tutto quello che fa per gli atleti della città e della provincia, ha anticipato che la targa del Coni la riceverà il prossimo 3 dicembre, alla Festa dello Sport.

Piero Benelli con Alberto Paccapelo, Mila Della Dora e Barbara Rossi

Piero Benelli con Alberto Paccapelo, Mila Della Dora e Barbara Rossi

Un po’ di emozione nel volto del dottore, “felice di essere qui a raccontare la mia esperienza e alcuni aspetti di vita sportiva. Sono medico, ma sono uomo di sport: atleta, allenatore e medico sportivo. E sono molto curioso. Durante i Giochi mi ha colpito un particolare: come siamo stati seguiti. Il grande Julio Velasco diceva: chi vince festeggia, chi perde spiega. Io lo contraddico, festeggio e spiego…”.

Un racconto suggestivo, che fa scoprire aspetti che neppure le 24 ore di diretta televisiva da Rio, come da Londra o da Pechino, visto che quella brasiliana è stata la terza volta di Piero Benelli. A incominciare dagli “Spostamenti demenziali per andare agli allenamenti: 3 ore tra raggiungere l’impianto dove si lavorava e poi tornare al Villaggio Olimpico”.

Immagini, fotografie che raccontano, che illustrano, come l’asciugamano bianco che Ivan Zaytsev “ha chiesto 12 volte durante un set. Era una sorta di coperta di Linus”. E l’abbraccio degli atleti durante il video check, in attesa del responso. E quella sul podio, dove un argento sembrava una sconfitta, mentre il bronzo un’impresa.

A pranzo con Michael Phelps e Nadal. Le voci sul consumo di profilattici? Tutte vere”

Non è un caso che si dica che è più felice che arriva terzo, perché lo fa dopo un successo, che chi prende l’argento, perché ha appena perso la finale”.

Il Villaggio Olimpico? Camerette piccole, spartane. Nella sala ristorante Michael Phelps mangia a 5 metri da te, e dietro il tuo posto spunta Nadal. Nel Villaggio di Rio erano assenti solo i campioni di basket Usa e Bolt Il ristorante è molto attrezzato, si mangia anche bene, ma poi – dopo avere fatto il pieno della frase Eat well to win, mangia bene per vincere, ti imbatti in un McDonald’s, dove talvolta c’era la fila, perché molti atleti, che sono lì solo per partecipare, non esitano a mangiare questo e quello. A proposito: tutto quello che si è raccontato sul Villaggio – dai problemi alle disfunzioni – è vero, anzi di più. Però i brasiliani hanno fatto tutto per farsi volere bene, per sdrammatizzare i problemi. Ah, è vera anche la storia dei profilattici. Negli ultimi giorni, i distributori, che ne contenevano tanti, erano quasi vuoti…

Il Villaggio mette a disposizione la clinica, una palestra realizzata dalla Technogym, dove ci si allena o si recupera anche grazie a una piscina. Stare ai Giochi può essere dispersivo e allora bisogna industriarsi per vivere meglio il periodo di permanenza. La nazionale di pallavolo è stata a Rio quasi un mese. Un periodo lungo rispetto ad altre discipline. Come si sa, è il nuoto ad aprire i Giochi, mentre l’atletica li chiude. In tutto questo periodo, un solo giorno libero. Dopo la vittoria sulla Francia, l’allenatore Blengini ci ha detto: ragazzi, godetevi queste ore perché non ce ne saranno altre. Tutti mi chiedono: quante gare hai visto, quali sport hai ammirato? Solo due gare: l’oro di Daniele Garozzo nel fioretto maschile e l’argento di Cagnotto – Dallapè nei tuffi sincronizzati da 3 metri.

Mi sarebbe piaciuto partecipare alla cerimonia inaugurale, ma i posti sono limitati. A Pechino la partecipazione era libera, a Londra solo squadra e staff tecnico. A Rio mi è stato detto che avevo partecipato a Pechino e quindi dovevo lasciare il mio posto a chi non aveva vissuto questa bellissima esperienza.

Un aspetto importante per un medico sportivo riguarda la gestione del recupero degli infortunati. A Rio ne abbiamo avuti due: Birarelli, che sembrava grave, ma ha ripreso a giocare presto; Matteo Piano, che sembrava una cosa da niente e invece ha dovuto guardare le ultime partite”.

Matteo Piano, una medaglia anche grazie al lavoro fatto con Fisioclinics

Matteo Piano ha conquistato l’argento dopo una durissima riabilitazione in seguito a un intervento alla schiena che gli ha impedito di vivere da protagonista lo scudetto di Modena. Una riabilitazione che il dottor Benelli ha seguito giorno per giorno, perché Matteo ha lavorato con gli specialisti di Fisioclinics, in Via Sandro Pertini 124, zona Torraccia, controllato giorno per giorno con professionalità e affetto.

Sono testimone oculare: il dottor Benelli e il fisioterapista Saverio Serafini mi hanno consentito, con cure pazienti e affettuose, di fare il Cammino di Santiago, 900 chilometri a piedi, malgrado dopo mesi d’allenamento e a un mese dalla partenza mi fossi ritrovato con fascite plantare e tendinite al piede destro.

E’ bello ascoltare il racconto del dottor Benelli, l’importanza di lavorare bene insieme pure discutendo.

L’importanza di avere uno staff solido: coordinato, sinergico, dialettico, flessibile, autorevole, responsabile, competente, aggiornato, innovativo. Ettore Messina, vice allenatore dei San Antonio Spurs, mi ha detto che coach Popovich incoraggia il dissenso per dare vita al cosiddetto Group thinking, dove ognuno dice la sua, ma poi si esce uniti nella decisione presa. Perché (è la sintesi di un racconto che meriterebbe dieci pagine, una vera lezione magistrale sulla relazione in una squadra; ndr) non esiste un solo modello, o un solo sistema vincente. Esistono diversi modelli, e sistemi, a seconda delle situazioni, del contesto, delle esigenze. I modelli devono essere flessibili e adattabili. Si può realizzare un’integrazione efficace tra diversi modelli e diversi approcci. Per il successo finale, c’è sempre una percentuale legata al caso…”. Basta ricordare – come ha fatto il dottor Benelli con l’ausilio del filmato – un clamoroso punto realizzato su ricezione dal libero azzurro, Colaci: era il 13 a 9 per l’Italia nel tie-break con gli Usa.

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