“Cose dell’altro mondo”: fantasia e mistero al Gad

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6 ottobre 2016

Cose dell'altro mondo

Cose dell’altro mondo

PESARO – Il quinto spettacolo al 69esimo Festival Nazionale D’Arte Drammatica è “Cose dell’altro mondo” di Jean Noel Fenwick, che sarà rappresentato venerdì 7 ottobre alle 21 al Teatro G. Rossini dalla Compagnia “Luci della Ribalta” di Bolzano.

Si tratta senza dubbio di una commedia molto sui generis ed innovativa per diversi motivi. In primo luogo, per la scelta dell’ambientazione perché il tutto si svolge nel mondo dell’aldilà – si ignora se ci si trovi all’Inferno, in Purgatorio o in Paradiso – comunque nel regno del massimo mistero, ciò che, abitualmente non è nelle rappresentazioni teatrali. Vi è poi l’intreccio delle storie che nasce dall’incontro di tre persone fra loro completamente estranee, che in vita non si sono mai viste né conosciute, con le quali s’intesse un prolungato dialogo. Terza ragione: il loro confronto umano non si arresta al comune dire, ma si spinge ad indagare l’aspetto sentimentale, l’io, la profonda intimità della persona.

La scena prende avvio in un luogo ben delimitato, privo di sbocchi e si presenta allo spettatore come un ambiente assurdo, irreale, ove s’intravedono tre sacchi neri. All’improvviso, nel buio che predomina, da uno di essi fuoriesce una figura femminile che si staglia subito con il suo elegante tailleur bianco. Poco dopo escono dai restanti sacchi due individui, l’uno compìto che veste giacca e cravatta, l’altro con camiciotto e collana, entrambi in indumenti ancora una volta in tinta bianca. Amanda è una giornalista in carriera, contraria ai compromessi e sempre incollata alla propria caparbietà; Filippo, segretario di un uomo politico di spicco, è perplesso perché vive nell’incubo di dover subire un rapimento; Gualtiero è un esuberante parrucchiere alla moda, omosessuale.

Dopo un primo momento di comprensibile diffidenza, i tre soggetti cominciano a parlare, raccontandosi la propria storia e il dialogo si ravviva. Mentre la conversazione continua, si manifestano giochi di luce, si alternano momenti di spiritismo ed i soggetti sono colti da tremolii e dolori spasmodici. Ognuno cerca d’entrare nel mondo altrui, di scoprire la verità, i segreti, il perché di quanto è accaduto. Il colloquio finisce per essere un racconto dell’anima, un’ispezione dell’essere, un percorso all’interno dei propri sentimenti, quelli che per lo più si cerca di reprimere. Si comprende la precarietà dell’esistenza, ma si percepisce pure la bellezza della speranza ritrovata.

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