Il Toti Patrignani concede il bis ravvicinato: la Pesaro Rugby prova a scuotersi con l’Unione R. Capitolina

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14 ottobre 2016

PESARO  – Terza partita stagionale in serie A, la seconda consecutiva al Toti Patrignani accompagnata da una sempre più smaniosa voglia di schiodare al più presto quello scomodo zero in classifica.

Il terzo tentativo per provarci vedrà la Paspa Pesaro Rugby opposta questa domenica (ore 15.30) all’Unione Rugby Capitolina. Compagine romana che nell’ultimo turno ha vinto 26-19 il derby con la Primavera Rugby, dopo essere caduta a L’Aquila per 36-12.

Avversario tosto che per la Paspa Pesaro Rugby rappresenta un tentativo aggiuntivo per velocizzare il rodaggio alla serie A: «Che è quello che più stiamo soffrendo – conferma il vice-allenatore pesarese Andrea Pozzi – Siamo appena in 6 su 30 ad aver masticato questa categoria (uno dei quali è lo stesso Pozzi che avrà bisogno di altri due mesi e mezzo per recuperare dalla rottura del legamento crociato anteriore) e quest’inesperienza si sta facendo sentire più del previsto».

La Pesaro Rugby esce tra gli applausi dopo la sconfitta con L'Aquila (foto FILIPPO BAIONI)

La Pesaro Rugby esce tra gli applausi dopo la sconfitta con L’Aquila (foto FILIPPO BAIONI)

E allora si cerca di seminare col lavoro e imparare dalle sconfitte: «Sono troppi i punti e le mete che abbiamo subito e questo ci ha dato tanto materiale per la fase difensiva su cui focalizzarci in settimana – conferma – Allo stesso tempo le sconfitte devono aiutare chi non ha mai fatto la serie A a prendere le misure con la categoria».

Certo è che l’Unione Rugby Capitolina non somiglia proprio al più accomodante degli avversari: «Non ha troppo da invidiare all’Aquila – il parere di Pozzi – Sono tanti anni che la Capitolina respira aria di serie A e di un’Eccellenza che ha sfiorato pure lo scorso campionato».

Ma chissà che una mano in più non possa darla il nuovo innesto argentino Josè Ignacio Spinelli: «Il suo impatto è stato molto positivo – dice di lui Pozzi – Nonostante abbia solo 19 anni, ha una naturale vocazione alla leadership. In campo sa giocare da estremo mettendo qualità e personalità e coordinandosi coi compagni con la voce ancor prima che i movimenti. Merito anche di un rugby argentino che rispetto al nostro dà più fiducia ad un classe 1997 di potersi misurare in un’intera stagione da titolare in un campionato seniores come l’ultima giocata da Ignacio».

 

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