Vittime di strozzini e usurai, Pesaro-Urbino la provincia meno oppressa fra le marchigiane

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17 ottobre 2016

PESARO – Strozzini e usurai? In provincia di Pesaro e Urbino sembrano operare meno che nel resto delle Marche. Ma il fenomeno, seppur limitato, esiste. Complice la crisi e le difficoltà in cui versano molte famiglie e imprese. Secondo l’Eurispes il giro d’affari dell’usura nel nostro Paese per il 2015 vale 82 miliardi. Cittadini e imprese si sono fatti prestare 37,2 miliardi  ai quali vanno aggiunti 44,7 miliardi di capitale restituito. Negli ultimi due anni un’impresa su dieci ha bussato alla porta dei 40 mila usurai in attività in Italia, con tassi di interesse che vanno da 120 al 250 per cento, con una cifra media di 15 mila euro  a testa per circa 5 miliardi di euro complessivi.

Un aiuto all’usura arriva dalla crisi del sistema bancario: tra maggio 2015 e maggio 2016 gli impieghi alle imprese sono diminuiti di 13,8 miliardi di euro.

L’usura c’è ma le vittime non denunciano i loro strozzini. In tutta Italia, secondo il ministero dell’Interno,  nel 2014 le denunce per usura sono state solo 372 di cui 9 nella nostra regione.

La provincia marchigiana considerata dall’Eurispes a maggior rischio di penetrazione dell’usura sul territorio, (sulla base di dieci indicatori socio economici) è quella di Macerata con un indice di 41,4 su 100. Macerata si posiziona al cinquantesimo posto nella classifica delle province a maggior rischio usura. Ai primi posti, secondo Eurispes, si piazzano Parma, Crotone e Siracusa. In fondo alla graduatoria, le province più refrattarie all’usura sono Sondrio, Trento e Bolzano. Tra le province marchigiane Macerata è seguita da Ancona con indice di rischio usura del 40,5 mentre Ascoli Piceno presenta un indice di 35,8 e precede Fermo con il 33,5. Ultima nelle Marche e  ottantottesima tra le province italiane si classifica Pesaro e Urbino con un indice di penetrabilità all’usura di appena il 25,2 per cento.

Sabina Cardinali,

Sabina Cardinali

“Nelle Marche ” afferma il presidente di Fidimpresa Marche Sabina Cardinali “ secondo le nostre stime su dati Sos Impresa, gli artigiani e commercianti vittime dell’usura sono più di 3 mila. Poca cosa rispetto ai 40 mila della Campania ma comunque un numero preoccupante. Si tratta di imprenditori che non possono rivolgersi alle banche ma che possono trovare una risposta alternativa agli usurai o al fallimento aziendale nei Confidi. Nei primi  otto mesi del 2016 sono state dieci le imprese marchigiane che si sono rivolte a Fidimpresa per uscire dalla morsa degli strozzini, ottenendo 152 mila euro grazie al fondo antiusura. Lo scorso anno erano state 22 le imprese che hanno ottenuto dal nostro Confidi 455 mila euro dopo che la strada dei finanziamenti bancari era stata negata”. 

”Di fronte ad un sistema bancario che nel 2015 ha ridotto i prestiti alle piccole imprese del 3,5 per cento, il ruolo dei Confidi” sostiene la Cardinali “è stato fondamentale per frenare il ricorso agli strozzini. Complessivamente nelle Marche lo scorso anno i prestiti alle imprese ammontavano a 30,6 miliardi di euro di cui il 5,3 per cento garantiti dai Confidi. Senza il nostro intervento i presiti bancari alle piccole imprese sarebbero ulteriormente crollati, esponendole ancora di più al rischio usura.”

Sono state 2.031 le imprese che tra gennaio ed agosto hanno ottenuto finanziamenti da Fidimpresa Marche, per complessivi 122,2 milioni di euro. A rivolgersi a Fidimpresa nei primi otto mesi del 2016, sono state soprattutto le aziende del mobile (612), seguirete dagli autoriparatori, (388)  dagli edili (377) e da lavanderie e tintorie (123).

Con 24.316 soci, Fidimpresa Marche è il Confidi più grande della regione ed è anche il primo Confidi delle Marche ad aver ottenuto dalla Banca d’Italia l’iscrizione definitiva  nell’albo degli intermediari finanziari vigilati in base all’articolo 106 del nuovo Testo unico bancario.

“Con questo riconoscimento” precisa la Cardinali “ la Banca d’Italia ha autorizzato Fidimpresa Marche all’esercizio di concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico. Si tratta di un risultato che ci consente di dare nuovo slancio all’attività di garanzia favorendo la crescita di tante medie, piccole e piccolissime imprese che costituiscono il nostro primario tessuto economico.”

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