L’appetito vien leggendo: il pesarese Paolo Teobaldi in “trasferta” a Fano

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29 ottobre 2016

FANO – Ieri sera a Fano, nella sala di rappresentanza della Fondazione CRF, Paolo Teobaldi ha dissertato, con minuziosa sottigliezza e con spirito scherzoso sul tema “L’appetito vien leggendo”. Il noto scrittore pesarese, parafrasando il proverbio “l’appetito vien mangiando”, ha sottolineato come la lettura può cominciare a piacere dopo averla iniziata. Non perché te lo impone il professore di turno, ma iniziando con una propria curiosità su di un tema o una questione.

Così, come faceva il poeta dialettale pesarese Odoardo Giansanti – Pasqualon – nel primo Novecento, ha distribuito al numeroso pubblico presente dei fogli volanti. Si trattava di una sintesi della bibliografia da cui ha attinto “pagine esemplari dedicate al gusto”. Ed, infatti, del gusto si doveva trattare nell’ambito della due giorni fanese (28 – 29 ottobre) intitolata “Una città da gustare – l’ospitalità evoluta, cibo, libri, ristorazione e tecnologia”. Paolo Teobaldi ci ha condotto, in modo affascinante, su di un percorso storico bibliografico che, partendo dalla Sacra Bibbia, attraverso “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene” dell’Artusi Pellegrino (a cura di Piero Camporesi), passando per la poesia del romano Giuseppe Gioachino Belli e poi ai “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni è giunto all’Opera Omnia del cantastorie e poeta Pasqualon.

Sulla Bibbia ci ha narrato della discendenza di Isacco, figlio di Abramo, in cui Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie in cambio della sua primogenitura. Con il Belli ci ha raccontato “Er pranzo” del volgo romanesco, composto da: tacchino garofanato, trippa stufataccio e uno spiedo di fegato di maiale; poi fritto di carciofi, gnocchi da farci un peccataccio e un agrodolce di cinghiale e uccelli; dulcis in fundo, rosolio del perfetto amore, caffè e ciambelle e vi ho lasciato addietro certe radici “da slargarti el core”. Quindi, con “I promessi sposi”, il ristoratore si rivolge a Renzo rimproverandolo: “E che diavolo vi vien voglia di sapere tante cose, quando siete sposo, e dovete aver tutt’altro in testa? E con davanti quelle polpette, che farebbero resuscitare un morto?”. Paolo Teobaldi ha concluso con “La vita del Rettore” del nostro Pasqualon che nel suo latino maccheronico declamò: Mihi placet manducare / De ruspantis, baldigare, / Et vaccinis, et salatis, /Turdis, merlis, semper gratis”. Per il numeroso pubblico presente è stata una lezione indimenticabile, memorabile.

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