Rossini, tartufo e turismo: ecco l’asse Pesaro-Acqualagna

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1 novembre 2016

ACQUALAGNA – La Fiera del tartufo bianco muove nuove sinergie lungo l’asse Pesaro-Acqualagna. Matteo Ricci e Andrea Pierotti, nel pomeriggio, siglano l’accordo tra i due Comuni: sarà collaborazione complessiva su cultura, turismo, ambiente e sport.

“L’intesa ruoterà intorno agli obiettivi reciproci, con sostegno comune. Le due città sono complementari”, spiegano i sindaci. Tradotto: “Oltre all’integrazione delle attività turistiche, attraverso i rispettivi distretti, lavoreremo su un calendario coordinato di eventi nel triennio 2017-2019″. Se Pesaro mira a “consolidare il brand di ‘città della musica’”, anche in ottica candidatura Unesco, Acqualagna, rimarca Pierotti, lavora su “specifiche progettualità per rafforzare la vocazione di ‘capitale del tartufo’”. E considerato che anche la “città della gastronomia” guarda all’inserimento nella rete dei ‘centri creativi’ dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, l’incrocio con la valorizzazione pesarese su Rossini, alla vigilia del 150esimo, non può che scaturire naturale. In particolare per gli aspetti legati alla narrazione enogastronomica del Cigno su cui, peraltro, Ricci si è soffermato agli Stati generali del Turismo: “Nel 2018 Rossini sarà l’ambasciatore della bellezza italiana nel mondo, grazie all’intesa con il governo. Lo racconteremo con la grande qualità della musica, a partire dall’eccellenza del Rof. Ma anche con altre forme, dal cibo al cinema. Rossini è ‘pop’, uno degli artisti più noti al mondo. E può essere un veicolo straordinario per la città e per le Marche”.

L’INTESA

Ancora: “E’ il primo accordo di natura enogastronomica sul 150esimo. Non potevamo che farlo qui, dove il brand del tartufo è mondiale”, rimarca Ricci. “Selezioneremo alcuni piatti per inserirli nella strategia complessiva.  Possono diventare elemento simbolo di Rossini, non solo nel 2018 ma anche per il futuro. A Salisburgo hanno fatto un grande lavoro su Mozart e il turismo è triplicato. Noi vogliamo  replicare una cosa simile: con la pizza Rossini, ma anche scegliendo uno o due piatti al tartufo, per il segmento più alto della ristorazione. In modo da registrare ufficialmente il piatto, legandolo ai prodotti del territorio, per farlo vivere  nei  tanti ristoranti che abbiamo. Che già usano ricette rossiniane, ma che attualmente non hanno un piatto vero su Rossini”. L’intesa quindi “non è solo una sottoscrizione ma anche una modalità per sperimentare lo strumento di costruzione del marketing gastronomico. Può essere un elemento di rilancio per tutto il sistema marchigiano, anche alla luce degli eventi drammatici che purtroppo stiamo vivendo. Perché i danni del terremoto sono diretti ma, nel lungo periodo, anche indiretti. E possono toccare anche il settore turistico”.

Sull’enogastronomia, in chiave 150esimo, il sindaco di Pesaro perseguirà anche l’abbinata con “olio di Cartoceto, birra di Apecchio, vini di Offida. Guadiamo alla promozione dell’offerta del territorio, in modo che Rossini possa diventare un’occasione per tutti”. Ma la prima partnership, appunto, si materializza nel segno del tartufo. 

IL PIATTO

Non è un mistero che il Maestro, pregevole gourmet e raffinato buongustaio, amasse i maccheroni. Fino al punto di dettare  la ricetta di un piatto di cui si definiva golosissimo. Ribattezzato, appunto, “maccheroni alla Rossini”. Tra gli ingredienti, immancabili, due tartufi tritati. Preferibilmente, per lui, quelli di Acqualagna, che si faceva inviare dalla famiglia Vitali. Una portata “storica e aristocratica”, mostrata dai due sindaci al termine della presentazione del volume “gli Aristopiatti” (Lydia Capasso e Giovanna Esposito; Guido Tommasi Editore-Datanova), nella rivisitazione degli chef Ferdinando Beneduce  e Rosaria Morganti.

LA RICETTA

Nella lettera del 1866 – indirizzata al cuoco dei Rotschild, Marie-Antoine Carême, autore de ‘L’art de la Cusine Francaise’ – Rossini scrive così: “Per essere sicuri di poter fare dei buoni maccheroni, occorre innanzitutto avere dei tegami adeguati (….). La preparazione dei maccheroni si divide in quattro parti. La cottura è una delle operazioni più importanti e occorre riservarle la più grande cura. Si comincia col versare la pasta in un brodo in piena ebollizione precedentemente preparato; il brodo deve essere stato passato e filtrato; si fa allora cuocere la pasta su un fuoco basso dopo avervi aggiunto alcuni centilitri di panna e un pizzico di arancia amara. Quando i maccheroni hanno preso un colore trasparente per il grado di cottura, vengono tolti immediatamente dal fuoco e scolati sino a quando non contengano più acqua. Li si tiene da parte prima di essere sistemati a strati con parmigiano e tartufo”.

Apodittico per chi si autodefiniva “pianista di terza classe, ma primo gastronomo dell’universo”.

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Un commento to “Rossini, tartufo e turismo: ecco l’asse Pesaro-Acqualagna”

  1. Almaviva scrive:

    È oltremodo penibile che un sindaco di Pesaro lancia una vegogna gastronomica come una pizza alla maionese al nome di Rossini; che gli ascrive una lettera inventata di sana pianta da qualche romanziere (Rossini che impartisce lezioni a Careme!!) e che i tartufi di Ascoli Piceno (dove visse Giovanni Vitali) vengono trasferiti da una provincia a un’altra. Anche un turista può pretendere un minimo di serietà e rigore scientifico, come il ROF e la Fondazione Rossini ce l’hanno inseganto per oltre 30 anni!
    Un appassionato straniero di Rossini e di Pesaro

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