Oltre la perdita: tornare a desiderare. Sessualità e lutto nella rubrica di de.Sidera

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2 novembre 2016

d.ssa Arianna Finocchi*

cuore-vola1Nel film “La Corrispondenza” di Giuseppe Tornatore si racconta la storia di un professore e della ex studentessa con cui lui ha intrecciato una relazione intima extra coniugale, che ha però una speciale particolarità. In seguito ad una malattia il professore muore ma non smette di far recapitare alla sua amata, regolarmente, i suoi messaggi. Il professore ha predisposto una rete di complici ed artifici per poter ugualmente essere presente nella vita della ragazza nonostante la sua morte, un po’ come le stelle che nonostante siano spente da tempo per noi sono ancora visibili, perché vediamo, a causa dell’enorme distanza che ci separa, la luce da loro emessa milioni di anni fa. Una cosa del genere potrebbe essere vista come una bellissima prova d’amore, ma potrebbe rivelarsi una oscura maledizione e il morboso attaccamento di un uomo che rifiuta di accettare la realtà.

Quando si subisce la perdita di un partner sembra non esserci più ragione per desiderare il contatto fisico, sensuale con un altro corpo; soprattutto nel primo anno di vedovanza non si riesce nemmeno ad immaginare la possibilità che qualche altro partner possa affacciarsi alla porta del proprio cuore, e questo possiamo considerarlo fisiologico, naturale, ma è nel lungo periodo che la mancanza di questo desiderio – connessa spesso ai forti sentimenti che ancora legano alla persona scomparsa e ai sensi di colpa connessi alla paura di un ipotetico tradimento ai danni del defunto – può diventare innaturale e in taluni casi un problema personale e familiare.

La morte dell’uomo o della donna della propria vita può spalancare l’abisso di quel tabù che diventa la sessualità dopo un così grave lutto. Un tempo c’erano le vedove bianche, una declinazione al femminile di quella che è la sopita pulsione sessuale ed amorosa dopo che il proprio uomo era partito per cercare lavoro e non era più tornato, dentro il devastante percorso di un male che non perdona. Folgorate dall’istinto vitale, violento quanto imprevedibile, di reagire al lutto dimostrando a se stesse che non sono morte anche loro, queste donne non dimostrano affatto che il corpo sopisce, non sono la testimonianza che la sessualità muore necessariamente con la morte del proprio amore.

Chi pensa che i desideri della carne diventino dei soliloqui, dei monologhi inespressi si sbaglia, perché sia donne che uomini, piano piano assistono ad un risveglio dei sensi che a volte può andare addirittura contro la loro volontà. In questo caso si possono trovare spiazzati, confusi, in difficoltà perché ben sanno che tutto ciò che provano e che desiderano non può essere più soddisfatto dal partner e che necessariamente, la sessualità sarà diversa, sarà un’altra e non solo perché sarà con qualcun altro, ma perché è intrisa di nuovi significati, nuove emozioni e di un profondo senso di perdita che ha subito in precedenza.

Intorno a questo argomento si crea un tabù, si celano però mille curiosità ma nessuno chiederà mai che prezzo si è dovuto pagare su “quel piano lì” e per quanto tempo, e quanto lontano si è lasciato il tempo della carne. Nel mondo femminile in particolar modo la vedova è pensata come puro spirito senza carne, sarebbe immorale pensarla diversamente. È assediata dalle macerie e di colpo il suo mondo è fatto solo di donne, solo le amiche ti offrono presenza, parole, tempo infinito e gentile. Ma con il tempo, si scambierebbero volentieri tutte le amiche con una sola notte di sesso liberatorio, di resurrezione. Si, resurrezione, perché per un po’ il corpo di chi la perdita l’ha subita, sembra essere esso stesso defunto.

volare-col-cuore“Dietro di te un’eternità di silenzio, finché non lo vivi sulla tua pelle. È una bestemmia “tradire” il tuo amore consumato dal male, vero? È una bestemmia non essere posseduta anima e corpo da quella morte, l’alcool sì, gli psicofarmaci, farti di qualunque sostanza, quella è roba politicamente corretta. Il piacere sessuale è di Satana, al rogo la strega. Ma è come il pane e l’aria e l’acqua. È infangare la memoria, ignobile. È annullare mesi e mesi di sofferenza e dedizione. Perché allora “non era vero tutto quell’amore”, non è mai stato vero”.

Desiderare può significare invece aggrapparsi alla vita quando si è perso tutto, il futuro, i sogni, la speranza. Meglio che morire lentamente anche tu, in nome del fatto che così è giusto fare. Questo bisogno però scandalizza, a volte scandalizza anche chi si ritrova, dopo mesi, di nuovo, a desiderare qualcosa che dovrebbe, visto la profonda perdita, essergli negato.

*Psicologa, Sessuologa, Psicoterapeuta

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