Più grinta e più qualità al tiro uguale Consultinvest vincente

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7 novembre 2016

PESARO – Passi tutta la settimana a provare chissà quali alchimie tattiche, tra difese a scalare sull’uomo, pick and pop sul lato debole e triangoli offensivi, poi arriva la domenica e ti accorgi che basta tirare da tre con una buona percentuale per portare a casa i due punti. Ovviamente non è tutto così semplice, ma alla fine quello che conta è fare canestro e se lo fai con una percentuale del 50%, tutto diventa meno complicato, ma per fare canestro contano tante cose, dalla qualità dei tiri, alla grinta individuale, dalla difesa solida al controllo dei rimbalzi, che ti consentono di far correre la tua squadra e di scatenare il contropiede, che finalmente è stata una vera arma tattica e non solamente pura utopia.

Qualità dei tiri, si diceva e anche se ogni tanto finiscono dentro la retina tiri improbabili, come quelli messi di tabella non dichiarata o con palombelle altissime dai nove metri allo scadere, come è capitato ieri sera all’Umana, tirare coi piedi per terra o dietro ad un blocco ben eseguito è sicuramente più semplice, soprattutto per un tiratore di posizione come Zavackas o di sistema come Ceron, che non a caso hanno segnato nove delle undici triple realizzate dalla Consultinvest.

Ma senza la “garra” non si va lontano e contro Venezia, si è vista una Vuelle più grintosa, almeno in alcuni elementi, con Ceron carico come ai tempi belli e Zavackas a fare da chioccia ai compagni, con quei timeout improvvisati a metà campo nei quali era il lituano a prendere la parola e catechizzare i compagni, ruolo che dovrebbe essere di Jasaitis, ma Simas è ancora perso dietro ai suoi problemi e, per adesso, appare quasi un corpo estraneo in una Consultinvest che vuole correre e difendere e non è casuale che il break favorevole di Venezia sia arrivato con lui in campo e che coach Bucchi abbia deciso di non schierarlo nei momenti decisivi.

La difesa è tornata a mordere, pur con qualche disattenzione, soprattutto a rimbalzo, dove ne ha concessi ben 16 offensivi agli avversari, ma in questo caso si è pagata l’assenza di Nnoko, rimasto sul parquet solamente 15 minuti, per fare spazio a Zavackas, scelta vincente, ma che inevitabilmente ti fa perdere qualità a rimbalzo, non possedendo il lituano le stesse doti atletiche del camerunense, che da parte sua, sta faticando a rendersi utile, fermato da quei falli ingenui, che li vedi due secondi prima che li commetta, con un linguaggio del corpo che induce gli arbitri a fischiargli la penalità.

Esultano Fields e Ceron (Foto LUCA TONI tratta dal Facebook Victoria Libertas)

Esultano Fields e Ceron (Foto LUCA TONI tratta dal Facebook Victoria Libertas)

E’ stata una vittoria meritata e cercata, contro un avversario di valore, che ha una rotazione così lunga da permettersi di lasciare in panchina per 40 minuti giocatori del valore di Tomas Ress e di Jeff Viggiano e che ha messo in mostra un Stefano Tonut formato Nazionale, non solo per i canestri realizzati, ma per gli assist e la leadership palesata nei 29 minuti passati sul parquet. Vittoria che se non vale doppio, poco ci manca, perché i successi casalinghi saranno fondamentali per salvarsi e domenica prossima arriva Varese, che ha gli stessi punti della Consultinvest e che potrebbe essere già una partita chiave di un campionato arrivato ad un quinto del suo cammino e che vede la Vuelle nel gruppone delle pericolanti, anche se probabilmente sarebbe in linea con le aspettative, in un’ipotetica tabella salvezza compilata ad ottobre.

Le vittorie fanno classifica e fanno morale e una squadra umorale come questa Vuelle, che si esalta e si deprime con la stessa facilità, ha bisogno di sicurezze e il compito di coach Bucchi e del suo staff in questa settimana, sarà di non far calare la soglia d’attenzione e di continuare sulla stessa linea vista ieri sera.

 

 

I PIU’….

Percentuale dal campo: 50% da due, 48% da tre, 81% dalla lunetta, quando fai canestro è tutto più facile e gli 84 punti segnati – massimo stagionale – diventano una logica conseguenza.

Marco Ceron: In precampionato era stato uno dei più produttivi e sembrava che l’arrivo di Bucchi gli consentisse di esaltare le sue qualità di tiratore, nel run & gun ipotizzato in estate. Poi sono arrivate le partite ufficiali e Ceron non era finora riuscito mai ad incidere, fino ai 23 punti realizzati contro Venezia, che speriamo non rimangano un caso isolato.

Donatas Zavackas: Inserito nello starting five da Bucchi, Zavackas rimane sul parquet per 32 minuti, nei quali segna quattro triple, sbagliando di un soffio la quinta, ma segnando quella decisiva del 79 a 75 nell’ultimo minuto. Oltre per i 16 punti a referto, ci è piaciuto per la leadership messa in mostra, qualità che da un 37enne ci aspettiamo ogni domenica.

 

.. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – VENEZIA

Landry Nnoko: Ovviamente non poteva essere il pivot dominante visto nelle prime partite, altrimenti ce lo avrebbero già portato via, ma il camerunense sembra aver smarrito le sue sicurezze, soprattutto in fase difensiva, dove cade nei tranelli degli avversari e commette una marea di ingenuità – leggasi falli altamente evitabili – che lo limitano anche a rimbalzo.

Rimbalzi: Venezia ne cattura sette in più (39-32), ma sono i 16 offensivi a preoccupare, soprattutto perché sono arrivati su disattenzioni collettive da parte dei biancorossi, poco reattivi su quelli vaganti, nei quali si doveva arrivare mezzo secondo prima degli avversari.

Terzo quarto: Coach Bucchi sceglie, come di consueto, di ripresentare sul parquet lo stesso quintetto che aveva iniziato la partita, non dando spazio a chi aveva fatto bene nei primi venti minuti – vedi Ceron – scelta rischiosa che anche stavolta non ha pagato (16-22 il parziale per Venezia) e che sembra essere una costante in questo inizio di campionato, dove la Vuelle ha sempre sofferto nel terzo periodo.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Probabilmente, la Consultinvest vista contro Venezia è quella più vicina ai pensieri estivi, quando nel costruire la nuova Vuelle, si era data la priorità al reparto esterni, con il trio americano pronto a correre ad ogni occasione e i lunghi a fare legna sotto canestro. Rimangono naturalmente i problemi in cabina di regia, dove, quando Harrow si accomoda in panchina, si deve ricorrere a Thornton, play solamente nominale, che continua a soffrire di “palleggite acuta”, malattia dalla quale non si guarisce facilmente, a meno di passare intere settimane immersi in una sorta di meditazione new age, con un santone che ti convince che prima viene il gruppo e poi le tue statistiche e che in America non devi spedire, via Twitter, le tue cifre personali, ma il record vinte-perse della tua squadra.

Festa Consultinvest (Foto LUCA TONI tratta dal Facebook Victoria Libertas)

Festa Consultinvest (Foto LUCA TONI tratta dal Facebook Victoria Libertas)

Contro Venezia sono finalmente venuti fuori due punti di forza: la capacità di Marco Ceron di essere genio e non solo sregolatezza e la precisione dall’arco di Zavackas, che in fin dei conti ha sempre viaggiato in carriera, con una percentuale vicino al 50% e non poteva aver perso di colpo la mira. Quello che continua a mancare è un altro punto di forza previsto in estate, ovvero quel Simas Jasaitis protagonista in settimana dello sfogo di coach Bucchi, che nella conferenza stampa del venerdì ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Senza volere fare sterili polemiche, riteniamo che Bucchi sia andato leggermente fuori dalle righe, almeno quando ha affermato di non essere a conoscenza dell’operazione subita da Jasaitis ai primi di giugno, fatto noto a tutti gli addetti ai lavori e che noi di Pu24 avevamo subito sottolineato al momento del suo ingaggio, mentre tutto il resto rientra in uno sfogo personale dettato dal nervosismo della situazione, dal ribadire che non è venuto qui a Pesaro solo per i soldi, ma per essere parte di un progetto, alla puntualizzazione sul budget, che nessuno ha mai pensato potesse essere due volte superiore a quello dell’anno scorso, alla scivolata su Tyrus McGee, obiettivo estivo onestamente irraggiungibile per le casse biancorosse. Il presidente Costa ha fatto il suo lavoro, chiudendo subito la polemica, anche se la società è stata comunque presa in contropiede dalle dichiarazioni del suo allenatore, che non erano state concordate e che sono in ogni caso sintomo di un malessere esistente, malessere che le vittorie dovrebbero aiutare a far guarire più rapidamente, ma che, come un virus, rimane latente all’interno dell’organismo, con la speranza che non si trasformi mai in qualcosa di contagioso.

DAGLI ALTRI PARQUET                                                                       

Continua la marcia solitaria di Milano che, non senza fatica, passa a Torino segnando il solito centello, facendo comunque arrabbiare coach Repesa, che minaccia epurazioni in stile sovietico. Ad inseguire l’Armani ci sono Reggio Emilia, che liquida agevolmente la pratica Cantù e Avellino, che trascinata da Marques Green, espugna dopo un supplementare, il parquet di Varese. A quota otto salgono Sassari, passata sabato sera di un punto a Pistoia e la sempre più sorprendente Caserta che, infischiandone dei problemi societari, conquista la quarta vittoria ai danni di un’arrendevole Trento. Capo d’Orlando, trascinata da Fitipaldo, espugna all’overtime Brescia, lasciando la Germani da sola all’ultimo posto, in attesa del posticipo di stasera tra Cremona e Brindisi.

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