La preparazione atletica della myCicero Volley Pesaro è in buone mani: Simone Mencaccini, da Lorenzetti a Velasco, da Micelli a Cuccarini, una straordinaria esperienza

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11 novembre 2016

Simone Mencaccini

Simone Mencaccini

PESARO – Questo articolo è dedicato al preparatore atletico, a una figura fondamentale in una squadra, perché consente all’allenatore, responsabile tecnico, di occuparsi solo della crescita individuale e collettiva, trovando nei corpi degli atleti – in questo caso nelle atlete – risorse fondamentali per lo sviluppo del gioco.

Scriveva – poco meno di 2.000 anni fa – Decimo Giunio Giovenale: Orandum est ut sit mens sana in corpore sano. Bisogna chiedere agli dèi che la mente sia sana in corpo sano. Quanto scritto nelle Satire X, in seguito è stato trasformato in… l’esercizio fisico è condizione indispensabile per l’efficienza della facoltà spirituale (Enciclopedia Treccani).

E’ certo che il corpo è bene allenato, i suoi meccanismi sono bene oliati e operano in perfetta sincronia se la preparazione è adeguata, attenta, intelligente.

Simone Mencaccini, responsabile della preparazione atletica delle colibrì della myCicero Volley Pesaro, è il protagonista di questa intervista che ha anche la volontà di sanare una grave dimenticanza di chi scrive: avere trascurato di raccontare il lavoro dei preparatori – a loro volta preziosi – del recente passato, Michele Patoia e Alberto Citterio. Con il contributo di Simone, rendo omaggio anche a loro.

Lei ha grande esperienza, ma – e non riusciamo a capire perché – nella scheda della myCicero pubblicata nel sito web della Lega Pallavolo ci sia solo cognome e nome: Mencaccini Simone, preparatore atletico.
Talvolta non c’è neppure questo…”.

La scheda dovrebbe essere soprattutto a uso dei media, che invece hanno difficoltà a reperire informazioni. Così, facendo le mie ricerche, ho imparato che lei ha lavorato anche con Julio Velasco, riferimento unico per generazioni di allenatori. Non solo: eravate insieme in Iran.
Con Velasco ho lavorato un’estate, ma allora l’Iran non faceva la World League, solo gli Asiatici. In seguito, avendo un impegno con la mia squadra di club, non potei proseguire la collaborazione con la nazionale iraniana”.

Tre stagioni a Urbino, una Coppa Cev

Simone ai tempi della Chateau d'Ax Urbino

Simone ai tempi della Chateau d’Ax Urbino

Non solo Iran, però.
Partirei da quando ero preparatore atletico della Robur Tiboni Urbino, dove mi sono fermato tre stagioni: nel secondo anno, 2010/11, vincemmo la Coppa Cev, superando in finale la Dinamo Krasnodar. Fu la mia prima esperienza a livello internazionale. Da Urbino andai alla Chieri Torino, con Francois Salvagni. Firmai un triennale importante, perché la società aveva grandi ambizioni: si puntava allo scudetto. Purtroppo, fuggirono tutti i dirigenti….”.

Un tema ricorrente nello sport italiano, soprattutto nelle discipline femminili.
Svanirono i progetti, io rimasi senza lavoro. Per fortuna, in seguito arrivarono due proposte: da una parte Piacenza, dall’altra l’Eczacibaşi Istanbul, allenata da Lorenzo Micelli… Scelsi quest’ultima”.

C’era anche Matteo Bertini?
No, Matteo tornò in Italia prima che arrivassi io. Però fu proprio Matteo, sapendo che Micelli cercava un preparatore, a fare da tramite tra me e Lorenzo. Non ci conoscevamo di persona, ma a Marotta abitiamo a poche centinaia di metri di distanza…”.

E’ per questo che Bertini mi ha confidato che lei è più marottese che fanese.
Sono nato a Fano, ma mia moglie è di Marotta”.

Torniamo alla bella Istanbul.
Facemmo la Champions, qualificandoci alle finali a quattro, che purtroppo andarono male. Per la squadra che avevamo fu un ottimo risultato. Avevo due anni di contratto, ma a fine stagione Lorenzo lasciò Istanbul. Potevo fermarmi ancora in Turchia, ma ricevetti la chiamata di Giuseppe Cuccarini per raggiungerlo al Chemik Police, in Polonia. Riflettei un attimo, poi dissi sì a un contratto biennale. Anche lì partecipammo alle Final four di Champions. Inoltre vincemmo lo scudetto polacco. L’anno scorso, in Champions, fummo eliminati dal Fenerbahce allenato da Marcello Abbondanza (ex allenatore dalla Scavolini Pesaro; ndr), vincendo però Supercoppa, Coppa di Polonia e scudetto… Non male…”.

Simone con Karch Kiraly, allenatore della nazione femminile degli Usa

Simone con Karch Kiraly, allenatore della nazione femminile degli Usa

Le chiedo scusa se interrompo il discorso? Da marciatore appassionato, mi è sembrato di vedere Cuccarini camminare di buona lena sulla ciclabile del mare. Tra Pesaro e Fosso Sejore: è possibile?
Sì, è possibile, perché lui abita in zona Panoramica Ardizio. Credo più vicino alla Casaccia. Ci siamo sentiti poco tempo fa”.

Terminata l’avventura polacca, è tornato a casa, finalmente.
Ho famiglia: mia moglie Irene e nostra figlia Giada. Tornare a casa è molto bello”.

Non solo pallavolo, anche il patentino per il basket

Leggendo una sua intervista passata, mi sono appuntato queste parole: siamo molto indietro rispetto al basket, uno sport in cui la figura del preparatore atletico esiste praticamente da sempre.
Lo ribadisco anche oggi: io sono anche preparatore di basket. Ho conosciuto Cuzzolin, preparatore già della Benetton Treviso, poi ai Toronto Raptors e alla Nazionale italiana. E Matteo Panichi. Siamo indietro a livello organizzativo, visto che nel basket il preparatore è presente anche in squadre di serie C. In generale, siamo indietro anche nelle metodiche d’allenamento: nel volley siamo restii a cambiare”.

Cosa può fare un preparatore che vorrebbe cambiare le cose?
Io cerco di studiare molto, di aggiornarmi per essere al passo dei tempi. Dal punto di vista metodologico, le cose sono cambiate tantissimo. Ritengo sbagliato stare seduti, accontentandosi dei vecchi metodi di lavoro. Studio, mi aggiorno, e provo su me stesso le novità. Quando ho la certezza che le novità sono positive, le metto in pratica con le ragazze, alle quali spiego i cambiamenti perché è giusto sappiano per quale motivo fanno un certo lavoro. Non devono farle solo perché lo dico io”.

Con le ragazze si lavora molto bene, siamo in crescita tecnica e fisica”

Come le sta trovando, le ragazze? Prima che mi risponda, le anticipo che ho raccolto tante loro belle parole sui suoi metodi d’allenamento.
Si lavora molto bene con loro perché sono consapevoli che la preparazione atletica è una parte importante, anche se complementare al lavoro tecnico. Mi seguono volentieri, attente ai dettagli, alle istruzioni, agli esercizi che facciamo. Sono contento. Mi fa piacere vederle all’opera già dal riscaldamento pre allenamento, diverso dalla metodologia di qualche tempo fa, dallo stretching stando sedute a parlare. E’ un riscaldamento più dinamico, più attivo. Cambiare le abitudini non è mai facile. Loro hanno reagito positivamente”.

Di solito, quando si incomincia la preparazione, in tutti gli sport si dice che è tesa ad arrivare al massimo in un determinato periodo. Vale anche per la myCicero targata Simone Mencaccini?
La preparazione è una programmazione che tiene conto degli obiettivi della squadra. Si stila un programma stagionale, con all’interno i vari micro cicli mensili e settimanali. Sono programmi concordati con l’allenatore, alternando carichi tecnici a carichi fisici, ma anche al mantenimento del lavoro fatto in precedenza, per consentire al tecnico di svolgere gli allenamenti con tutte le ragazze disponibili – fisicamente – al lavoro. Abbiamo svolto otto settimane di preparazione, dando priorità al lavoro fisico nelle prime cinque. Poi, pian piano, ho abbassato l’intensità per lasciare spazio all’impegno tecnico diretto da Matteo. E’ chiaro che quando una squadra ha obiettivi importanti, come li abbiamo noi, bisogna partire bene”.

Le chiedo scusa per la domanda stupida, tipica del giornalista sportivo: in questo momento, a che punto siete nella preparazione?
A detta delle ragazze, la preparazione è stata intensa. Pertanto Matteo ha potuto lavorare sui meccanismi di gioco più avanti rispetto ai tempi a cui era abituato. Siamo in fase crescente sia per quanto riguarda la forma fisica, sia per quella tecnica. Saremo in perfetta forma quando tutti i meccanismi di squadra saranno bene oliati con una discreta condizione fisica che permetterà di allenarsi con continuità, dando il massimo. Al momento, separare le due cose è difficile. Resta che la tecnica permette di affinare le doti fisiche”.

Ronaldo, quello vero, ha dichiarato di recente di “avere sofferto la preparazione fisica. Mi facevano fare gli stessi esercizi di compagni di squadra che avevano caratteristiche diverse dalle mie. Con il risultato che avevo non pochi problemi”.
L’ho letta anch’io. Per un preparatore, una regola di base è evitare di fare compiere a tutti lo stesso lavoro. Ogni atleta ha le sue caratteristiche fisiche e antropometriche, di sensibilità, mobilità e forza. Ogni ragazza ha un ruolo specifico. Il lavoro è organizzato in base a tutte queste variabili, individualizzato. Esempio: in sala pesi, ogni ragazza ha i suoi esercizi, diversi da quelli delle altre. E’ come un vestito che si cuce addosso a ognuna”.

Da poco tempo, la seduta ai pesi – una è in programma venerdì mattina – si svolge in un’altra sede. Non più al Ledimar, ma nella palestra di CrossFit Pesaro.
E’ in zona Globo ed è curata da due ragazzi, Mattia Rossi e Andrea Gentiletti, due soci dell’associazione pesarese di uno sport che ogni giorno di più sta conquistando appassionati. Come si è visto in estate nell’evento organizzato lungo la pista ciclabile del mare”.

In squadra ho tre colleghe laureate in Scienze Motorie”

Osservando allenamenti e partite, mi sembrano tutte ragazze toste.
Sono tutte molto grintose, competitive: s’impegnano al massimo per vincere sia in partita sia in allenamento. Un impegno che aiuta molto il mio lavoro. Fare le cose con determinazione è fondamentale”.

In squadra ha tre colleghe: Silvia Bussoli, Alessia Ghilardi e Alice Santini sono laureate in Scienze Motorie.
Vero, ed è una gran vantaggio per me. Parlare con loro, spiegare ciò che facciamo, diffondere le novità è più facile. Sono attente, chiedono spiegazioni, giustamente, ed è bello scambiare opinioni con loro, ma in verità anche con le altre ragazze. Solo che Silvia, Alessia e Alice conoscono bene la materia”.

Lei ha giocato in serie A, faceva il libero.
Con la Della Rovere Fano allenata da Angelo Lorenzetti. E ho giocato a Bottega, con allenatore Bendandi. Avevo smesso di giocare, poi misero la regola del libero, che ha regalato una carriera a tanti giocatori e giocatrici”.

Quindi ha lavorato con i grandi nomi della pallavolo italiana, da Velasco a Lorenzetti…
Ma anche con Giuliani, con Moretti… Non posso lamentarmi. Ho avuto solo una sfortuna, tra virgolette, perché non so se è vera sfortuna: non sono riuscito mai a legarmi con gli allenatori con cui ho lavorato. Per esempio, Giuliani mi chiese di andare con lui a Corigliano Calabro, ma mia moglie era incinta e decisi di non muovermi. Probabilmente, fossi andato, avrei seguito Giuliani in tutte le sue squadre, avendo il posto di lavoro assicurato. Moretti, invece, ha smesso di allenare e io mi trovavo benissimo con lui. Micelli mi chiese di seguirlo, ma ebbi l’opportunità d’andare con Cuccarini. E’ vero però che andando per la mia strada ho avuto la possibilità di lavorare con diversi allenatori e questo mi ha fatto crescere”.

Fa parte anche lei del cosiddetto “Clan dei marottesi”.
La mia vita pallavolistica l’ho vissuta quasi tutta a Fano, dove ho incominciato a giocare a 6 anni, passando a 13 anni alla Virtus con cui ho vinto gli scudetti Under 15 e Under 18. Sono stato fortunato anche ad avere Rovinelli come allenatore”.

Cresciuto a pane e volley, come le è venuto in mente di diventare anche preparatore di basket. Non è che a Fano l’hanno considerata un traditore?
Ho il patentino ed ero preparatore della rappresentativa regionale, ma è stata l’unica esperienza. Nei fatti, non ho lavorato mai nel basket. Quando me lo hanno proposto, squadre che non erano di alto livello, perché da queste non le ho avute mai, ho rifiutato, anche se ero interessato ad allargare i miei orizzonti, pensando che più opportunità ci sono, meglio è. Però ho ritenuto che per fare il preparatore di uno sport bisogna conoscerlo benissimo. Conosco il basket, ma non così bene come la pallavolo”.

Perché non ha fatto il tecnico, ma il preparatore atletico?
Ho iniziato come allenatore, ma ho avuto sempre la passione per la preparazione atletica. Non avevo voglia di studiare, ma – pure mettendoci un po’ di tempo – ho finito le superiori perché volevo iscrivermi a Scienze Motorie, che era il mio obiettivo. E’ una passione che ha accompagnato la mia giovinezza. Dovendo scegliere tra fare l’allenatore o il preparatore, ho deciso per questa seconda opportunità, che poi è la mia passione più grande”.

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