Consultinvest dopo il ko con Varese: troppi blackout poco coltello tra i denti

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14 novembre 2016

 

L'Adriatic Arena in Consultinvest-Openjobmetis

L’Adriatic Arena in Consultinvest-Openjobmetis

PESARO – La pallacanestro sarà anche uno sport imprevedibile, dove un pallone che finisce dentro la retina, dopo aver ballato tre volte sul ferro, può cambiare il corso del match, ma il 90% delle volte, vince o la squadra più forte o quella che ha avuto più voglia di vincere e ieri sera Varese ci ha sicuramente creduto di più rispetto alla Vuelle.

Non è stata una bella partita, anche se il secondo tempo è stato sicuramente meglio del primo, dove Pesaro aveva raggranellato appena 30 punti e si era svegliata solo nel finale, momento positivo che poi è continuato anche all’inizio del terzo quarto, con un parziale di 22 a 7 a cavallo dei due periodi che aveva consentito ai ragazzi di coach Bucchi di riportarsi in parità, non dando comunque mai la sensazione di poter ribaltare completamente l’inerzia del match. Infatti da quel momento, Pesaro non è stata più in grado di mettere la testa avanti, finendo nuovamente sotto anche di 12 lunghezze, prima di provare la disperata rimonta nel finale, frenata dalle triple di Avramovic, che ha coronato una splendida partita, sigillando il risultato con due conclusioni dal perimetro, una più decisiva dell’altra, arrivate al termine di un match che lo ha visto battere sul primo passo, ogni avversario che ha provato a marcarlo.

E allora ci viene spontaneo chiederci, ma sono brave le altre squadre a trovare un 22enne di origine serba – scuola che ha sempre dato i natali a fior di giocatori – già in grado di ergersi a protagonista nel nostro campionato? O è Pesaro che colpevolmente non guarda mai dall’altra parte dell’Adriatico e si ostina a pescare solamente dagli States? Guardando il roster biancorosso di queste ultime stagioni, sembra evidente che si è sempre preferito andare su americani di belle speranze, quelli che se diventano dei fenomeni, ti vengono regolarmente portati via l’anno seguente o quelli che fenomeni non lo diventeranno mai e che poi finiscono per vagare nei campionati minori europei.

Manca forse il coraggio di rischiare e di provare ad ingaggiare qualche giovane europeo di belle speranze, come sta facendo ad esempio Capo d’Orlando, perché finora gli unici giocatori che sono arrivati dall’est Europa sono i due lituani, quella coppia formata da Jasaitis e Zavackas che rappresenta uno dei problemi da risolvere per la Consultinvest. Contro Varese non hanno neanche giocato male, ma hanno avuto il demerito di non essere mai riusciti a fare canestro da fuori o meglio, non sono mai stati messi in condizione di poter tirare dal perimetro piedi per terra. È chiaro che per tirare da fuori senza troppa pressione, servono principalmente due cose: che il tiratore sia in grado di liberarsi del suo marcatore e che un compagno sia capace di passargli il pallone coi tempi e ritmi giusti, gesto che ormai nella pallacanestro moderna viene considerato giustamente come un assist, dallo stesso valore di quei passaggi che permettono schiacciate spettacolari in contropiede.

Zavackas contro Varese (Foto Filippo Baioni)

Zavackas contro Varese (Foto Filippo Baioni)

La colpa forse è da dividere equamente, perché sono note le difficoltà di Jasaitis nel liberarsi dal suo avversario diretto, mentre Zavackas deve essere per forza cercato fronte a canestro, a chiusura di quel pick and pop, che domenica scorsa gli aveva consentito il 4 su 5 dai 6.75. Contro Varese invece Zavackas non ha mai tirato da tre e Jasaitis appena due volte, segnando tra l’altro la tripla della speranza all’ultimo minuto e se i due lituani non segnano da fuori e Ceron torna quello visto nelle prime cinque partite, allora si ripresentano i cronici problemi ad aprire la scatola da parte della Vuelle, che ha ingaggiato tre americani abbastanza simili tra loro, sia nei pregi che nei difetti e il difetto principale del trio di esterni biancorosso è che sta tirando complessivamente col 25% da tre, percentuale che temiamo non riusciranno a migliorare nel corso del campionato. Pesaro si ritrova così nel gruppone a quota 4 punti, con la sola Cremona ferma a quota due e la consapevolezza di essere attesa da due match impegnativi come la trasferta di Reggio Emilia e il turno casalingo contro Trento, con il serio rischio di non riuscire a muovere la classifica, arrivando così a Cremona il 4 dicembre, a giocarsi già uno dei possibili spareggi salvezza.

I PIU’ ….

Jarrod Jones: Si prende ben 19 tiri, trasformandone 10 a canestro, cattura 10 rimbalzi, che lo confermano leader della categoria e per molti minuti è l’unica opzione offensiva della Consultinvest, il ragazzo c’è, ma avrebbe bisogno di una mano da parte dei compagni.

Ryan Harrow: Un paio di sue entrate a canestro valgono da sole il prezzo del biglietto e se può correre è quasi una sentenza, i problemi nascono quando deve ragionare e mettere in ritmo i compagni, ma anche stavolta è stato il migliore dei tre esterni americani.

Rimbalzi: 38 a 28 per Pesaro, con Jones a quota 10 e Zavackas a quota 9, per una Vuelle che aspetta fiduciosa che anche Nnoko ritorni a dare il suo contributo.

 

… E I MENO DELLA SFIDA PESARO – VARESE

 

Tiro da tre: 4 su 18, dopo la buona prova offerta contro Venezia, la Vuelle torna a tirare con un preoccupante 22% dalla linea dei 6.75, che si conferma essere uno dei principali difetti commessi nel costruire questa squadra.

Landry Nnoko: Mentre ancora stiamo aspettando la sua prima schiacciata, sembra essersi completamente smarrito, sia in fase difensiva, dove si preoccupa troppo di non commettere fallo, finendo per non difendere per niente, sia in quella offensiva, dove il pick and roll è ancora un oggetto misterioso.

Marco Ceron: Tra i 23 punti segnati contro Venezia, al solo messo a segno ieri, ci dovrebbe essere una via di mezzo, ma purtroppo Ceron non è mai stato un mostro di continuità e i suoi alti e bassi sono un problema che si porta dietro fin dall’inizio della carriera.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Inizio dell’ultimo quarto: Pesaro è sotto di soli quattro punti e ha ancora tutte le possibilità di vincere la partita, ci aspettiamo un inizio veemente come nel quarto precedente e invece la Vuelle infila nell’ordine: un tiro di Harrow che non prende neanche il ferro, un palla persa dallo stesso Harrow e un’infrazione di metà campo con la complicità di Fields. Morale della favola, la Vuelle passa i primi due minuti senza riuscire a toccare nemmeno il ferro e si trova di nuovo sotto di 11 lunghezze, abbandonando di fatto la possibilità di portare a casa la vittoria, anche se poi ha avuto la forza di ritornare sotto di un solo punto.

Vuelle-Varese (Foto Filippo Baioni)

Vuelle-Varese (Foto Filippo Baioni)

Si deve ricominciare da qui, da quei blackout che caratterizzano il gioco biancorosso, che sembra partire dai problemi offensivi, ma che invece nasce da un cattivo atteggiamento difensivo, vera cartina di tornasole dello stato di salute di una squadra che non può permettersi di venire battuta regolarmente sul primo palleggio, perché sarà anche vero che il trio americano sia leggerino, ma per difendere non servono solo i chili, ma anche la velocità di gambe e di pensiero, quello che ti fa venire la voglia di fare quel passettino laterale in più e che dà la possibilità ai tuoi compagni di chiudere successivamente il varco dentro l’area e se pensate che questo rimprovero sia rivolto principalmente a Marcus Thornton, vuol dire che avete fatto bene i compiti a casa.

Thornton è il classico giocatore che pensa alle sue statistiche, felice se raggiunge regolarmente la doppia cifra – 5 volte su 7 finora – a discapito del famigerato gioco di squadra, che non sia un playmaker lo hanno capito tutti, basta vedere l’azione contro Venezia, nella quale ha palleggiato per 14 secondi, non accorgendosi che il tempo stava per scadere, ma il problema vero è che anche da guardia non è una sentenza, con quel tiro ondivago e quelle scelte non proprio da manuale, A lui, come a Fields e Harrow, manca un’alternativa all’entrata al ferro, manca l’arresto e tiro dalla lunetta, gesto antico ma sempre efficace, che purtroppo non viene più insegnato nella pallacanestro moderna, basta vedere l’icona sul sito della Legabasket che evidenzia con una crocetta rossa gli errori commessi al tiro e con un cerchietto verde i canestri realizzati. L’area dai quattro ai cinque metri sembra una battaglia navale finita male, con tante di quelle crocette che non lasciano troppe speranze di poter rimediare alla situazione, anche perché hanno partecipato alla “strage”, anche Jasaitis e Ceron.

Coach Bucchi ha parlato di una mancanza di cattiveria mentale da parte dei suoi giocatori, che hanno lasciato a casa il coltello, invece di metterselo tra i denti come i pirati pronti all’arrembaggio, ma oltre al fattore agonistico, ci sono anche aspetti tecnici da migliorare, in un campionato che si fa sempre più complicato, perché i due punti conquistati da Varese sono quelli che hanno fatto più male finora, quelli che nell’ipotetica tabella salvezza non si potevano lasciare agli avversari e che per recuperarli si dovrà cercare un colpo in trasferta, ma domenica si va a Reggio Emilia e crediamo che vinceranno i più bravi.

DAGLI ALTRI PARQUET

Milano continua la sua marcia da imbattuta in vetta alla classifica, aggiudicandosi anche il big match contro Sassari, con i sardi che lasciano il secondo posto solitario a Reggio Emilia, brava ad espugnare il parquet di Avellino, con il nucleo italiano sempre protagonista. Ad appaiare il Banco di Sardegna al terzo posto è rimasta la sempre più sorprendente Caserta, che vince di uno a Cantù e si conferma una delle realtà di questo campionato, insieme a Capo d’Orlando, che conquista i due punti contro Cremona e che aggiungerà il serbo Milenko Topic al suo roster. Venezia rimane nella parte sinistra della classifica battendo una Pistoia alle prese con gli infortuni, ma il colpo di giornata arriva da Brindisi, con Brescia che segna 91 punti e lascia l’ultimo posto solitario in classifica a Cremona, in un settimo turno che si chiuderà stasera col posticipo tra Trento e Torino.

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