Grissinbon di traverso alla Vuelle: i dettagli hanno fatto la differenza fra l’impresa e la delusione

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21 novembre 2016

PESARO – Non siamo mai contenti. Se fossimo ritornati da Reggio Emilia col preventivato ventello sul groppone, si sarebbe parlato della solita Vuelle abulica da trasferta, quella che non vince fuori casa dallo scorso 3 aprile e che si arrende alle prime difficoltà, quella che dopo essere andata sotto di dodici nel primo tempo, sarebbe caduta in una ripresa tipo Sassari, aspettando stancamente la sirena finale.

Invece la Consultinvest ha rischiato addirittura di vincere ieri sera a Reggio Emilia e questo lascia ancora di più l’amaro in bocca ai tifosi pesaresi, che per un attimo ci hanno creduto, vedendo la loro squadra rispondere colpo su colpo, su un campo ancora inviolato come quello della Grissin Bon, giunta alla settima vittoria consecutiva e che fino alla tripla del 83 a 80 segnata da Needham a trenta secondi dalla sirena, non era per niente sicura di portare a casa i due punti.

Ma come ci siamo arrivati all’80 pari? Affidandoci al solito Jones, ormai una sicurezza dentro l’area e non solo, con la sua capacità di liberarsi al tiro e la bravura nell’andare a rimbalzo, ci siamo arrivati grazie all’ottima difesa del terzo quarto, quello dove la Vuelle ha tenuto Reggio Emilia a soli otto punti realizzati, mettendo in difficoltà i meccanismi offensivi di coach Menetti, che non ha trovato un quintetto offensivamente affidabile. Ci siamo arrivati perché fortunatamente lo staff sanitario ha rimesso in piedi Harrow, uscito zoppicante dopo 20 minuti, ma che ha stretto i denti ed è ritornato da protagonista sul parquet, con le sue entrate al fulmicotone che hanno creato grossi grattacapi alla difesa reggiana. E siamo arrivati all’80 pari, cavalcando l’estro di Marcus Thornton, talento sopraffino, incastonato su un fisico creato per giocare a pallacanestro, con quell’eleganza nei movimenti che ti fa pensare che sia impossibile che quel tiro non finisca sempre in fondo alla retina.

Ma bisogna capire anche come siamo arrivati dall’80 pari al 87 a 80 finale e allora si ritorna dal nostro amico Thornton, che prima ha effettuato un passaggio mogio mogio sulla linea di metà campo, facile presa di Needham e poi ha completato il patatrac, affidando una palla impossibile da trattenere ad Harrow, con le statistiche che gli assegnano la palla persa, ma con la logica che ti fa affermare, che non si fanno mai dei passaggi schiacciati a terra sul filo della linea laterale. Ma oltre a Thornton, sul banco degli imputati ci finisce l’intera squadra, rea di aver lasciato tre rimbalzi offensivi agli avversari, che hanno consentito a Reggio Emilia di effettuare quattro azioni d’attacco, prima di trovare la tripla decisiva. Poi naturalmente bisogna dare merito ai vincitori, perché Needham e Aradori hanno infilato con tranquillità i tiri della sicurezza, ma ci sarebbe piaciuto almeno vederlo sbagliato il tiro del possibile supplementare, invece di non vederlo affatto, perché la Vuelle negli ultimi cento secondi non è mai riuscita a tirare verso il canestro avversario.

15178252_1253744301364068_7116441158910607814_nRitorniamo così all’incipit, quello del non siamo mai contenti, ma la sconfitta di Reggio Emilia va messa sulla stessa linea di quella di Torino, con le dovute differenze date dal valore dell’avversario, ma con la stessa sensazione di aver perso un’occasione per poter muovere una classifica che risente pesantemente dell’inopinata sconfitta subita otto giorni fa da Varese, quell’Openjob Metis che nelle ultime otto partite ha vinto solo a Pesaro e che sabato è stata battuta a domicilio da Brescia, in un’ottava giornata in cui i tifosi pesaresi devono ringraziare Milano, che concentrata sull’Eurolega, ha trovato la voglia di espugnare nel finale Cremona, con la Vanoli che rimane da sola all’ultimo posto, mentre a far compagnia alla Vuelle a quota 4 punti, è rimasta solo Cantù, che però deve giocare stasera a Brindisi e nelle prossime settimane spenderà tutti i suoi rublo dollari, togliendosi probabilmente dalla zona pericolosa di una classifica che continua a preoccupare i tifosi pesaresi, che domenica a mezzogiorno si presenteranno all’Adriatic Arena più fiduciosi, dopo aver visto la buona prestazione offerta dalla Vuelle a Reggio Emilia, ma con la consapevolezza che Trento è una squadra da prendere con le molle.

I PIU’ …..

Jarrod Jones: Si conferma il miglior rimbalzista del campionato – 10.3 di media – e vince lo scontro diretto contro Cervi, mostrando tutto il suo repertorio, prendendosi per l’ennesima volta il maggior numero di conclusioni (17) rispetto ai compagni.

Rimbalzi: 37 a 29 per la Vuelle, che oltre a Jones, ha potuto contare sul contributo di Zavackas e Thornton, soprattutto in fase offensiva, ma purtroppo ne ha lasciati tre agli avversari nel momento che contava di più.

Ryan Harrow: Con una caviglia in disordine, trova ugualmente il modo di essere indispensabile, anche se in cabina di regia perde qualche pallone di troppo, ma è l’unico in grado di mettere ordine in un attacco confusionario.

 

… E I MENO DELLA SFIDA REGGIO EMILIA – PESARO

Landry Nnoko: E stata la sua peggior partita e viste le ultime brutte prestazioni, c’è veramente da preoccuparsi, anche perché ormai non va più nemmeno a rimbalzo per la paura di commettere fallo sul tagliafuori e non difende più, per lo stesso motivo.

Tiro da tre: Di positivo c’è che la Vuelle sta imparando a selezionare le conclusioni e consapevole di non avere un tiro da tre affidabile, se ne prende sempre meno – 13 contro i 51 da due – di negativo, che si continua a tirare con una percentuale inferiore al 30%.

Tiri liberi; Qui di positivo non c’è niente, perché i soli 12 viaggi in lunetta sono un segnale della scarsa pericolosità degli attaccanti biancorossi e l’8 su 12 ai liberi, contro il 25 su 28 degli avversari, è sicuramente una delle cause della sconfitta.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Sotto di 12 punti (48-36) sul finire del secondo quarto, c’era il serio rischio di dover assistere ad una ripresa soft, con Reggio Emilia in controllo e una Vuelle arrendevole, con il timore di non poter contare sul contributo di Harrow, ma quando continuiamo a dire che questa Consutinvest ha più talento rispetto alla versione precedente, non lo diciamo a sproposito, ma perché siamo consapevoli che Pesaro è anche quella del terzo quarto, quello finito 21 a 8 per i ragazzi di Bucchi, dove Jones e Zavackas hanno avuto il controllo dei tabelloni e dove la difesa pesarese ha lasciato pochi spazi all’attacco reggiano, sfruttando tra l’altro l’unico momento positivo di Brandon Fields. E siamo consapevoli che Thornton ha talento da vendere, come mostrato per 39 minuti, prima di sprecare tutto nello sciagurato finale, che Zavackas non avrà doti fisiche eccezionali, ma ha quell’esperienza che serve in un gruppo giovane, che lo stesso Jasaitis sta raggiungendo una condizione fisica accettabile e che Ryan Harrow sta viaggiando a 11 punti e 3 assist di media, senza dimenticarsi che in panchina c’è un allenatore esperto come Piero Bucchi, che non sarà un mostro di simpatia, ma che finora ha commesso pochissimi errori tattici, quelli che ti fanno dire: “ io lo avrei messo o tolto prima” o “ io l’avrei gestita in un’altra maniera”.

Ma se il talento può essere anche leggermente superiore allo scorso anno, è ormai chiaro come la Consultinvest 2016-17 sia una squadra priva di un leader, quello per intenderci che dall’80 pari, sia in grado di portarti sull’ 87 a 80 e non è casuale che nelle sconfitte punto a punto, Pesaro sia stata punita da Wright e White nella sconfitta di Torino, da Leunen e Ragland nella sconfitta interna con Cantù e da Needham e Aradori contro Reggio Emilia, campioni che purtroppo la Vuelle non ha quest’anno nel proprio roster, problema difficile da risolvere senza ricorrere ad un mercato che non offre molto da questo punto di vista, soprattutto perché non ci sono troppi soldi da spendere eventualmente.

Magari Thornton, Harrow o lo stesso Jasaitis ci smentiranno in futuro, ma senza un go to guy, si riducono notevolmente le speranze pesaresi di non dover più soffrire, considerando anche che esiste ormai un problema Nnoko, con il camerunense che sembra aver perso le poche sicurezze acquisite finora e non si può contare sempre sul solo Jones nelle lotte sotto i tabelloni.

Il presidente Costa e coach Bucchi, a fine partita, si sono arrabbiati con la terna arbitrale, rea di aver concesso pochi liberi alla Vuelle, ma Pesaro è la squadra che va meno in lunetta – 13,5 di media – dalla prima giornata e non è un dato casuale, quando hai due giocatori come Jasaitis e Zavackas che non guardano mai il ferro, un centro come Nnoko che non sa mai rendersi pericoloso e una guardia come Fields che spesso vaga per il campo senza un vero perché. Poi qualche fischiata in più a favore ci poteva stare nell’ultimo quarto, ma perdere la calma serve a poco, servirà invece compattare un gruppo dal talento ondivago, atteso da una seconda parte del girone d’andata, sulla carta, meno complicata della prima, nella quale si dovranno accumulare più punti in classifica, perché la Consultinvest è penultima e non lo è solamente per colpa degli arbitri.

DAGLI ALTRI PARQUET

Milano soffre più del previsto, ma riesce a mantenere l’imbattibilità, superando nel finale Cremona. Dietro a Reggio Emilia, seconda solitaria, resiste la coppia campana, dopo le vittorie di Avellino a Sassari e di Caserta in casa contro Capo d’Orlando, al quinto posto si porta Venezia, che ha dovuto vincere due volte a Torino, dopo che le era stato annullato un canestro regolarissimo al termine dei regolamentari, riuscendo comunque a conquistare due punti meritati nel supplementare. Nel gruppone di squadre a quota sei punti, spicca il successo di Pistoia che, trascinata da un super Petteway – 43 punti con 10 triple – si impone su Trento e la vittoria esterna di Brescia, che sabato sera aveva espugnato il parquet varesino, in un’ottava giornata che si chiuderà stasera, con il posticipo tra Brindisi e Cantù, due delle delusioni di questo inizio di campionato.

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