“Io ci sono”, Ricci: “Lucia Annibali un esempio, orgogliosi di lei. Mai più violenze”

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22 novembre 2016

PESARO – «Un film che interroga tutti e scuote le coscienze». Matteo Ricci marca la «portata educativa» di ‘Io ci Sono’ (fiction tratta dal libro autobiografico di Lucia Annibali scritto con Giusi Fasano, in onda stasera su Rai1 alle 21.25; con Cristiana Capotondi e Alessandro Averone; regia di Luciano Manuzzi; coproduzione Rai Fiction e Bibi Film, con il contributo di Marche Film Commission-Fondazione Marche Cultura) al termine dell’anteprima pesarese, salutata allo Sperimentale da un lungo applauso degli studenti delle scuole superiori. Dal calvario alla rinascita, la storia è nota. «Ma rivedere le immagini della città, come cornice del dramma, mi ha colpito profondamente. Si tratta di un fatto che ha segnato la comunità». Spiega il sindaco: «Quando Bibi Film ci ha chiesto di girare qui ho tentennato per un attimo. Pesaro vuole essere conosciuta per la musica, la bicipolitana, la qualità della vita. E questa non è una cosa bella. L’incertezza, tuttavia, è durata poco. Perché ci siamo resi conto che si trattava di una storia drammatica ma, allo stesso tempo, anche di un grande esempio per tutti. Che andava raccontato nei luoghi dove è avvenuto».  Secondo Ricci, «è un film che arriverà a milioni di italiani. Mettendo in evidenza il coraggio di una donna che ha trovato la forza di aiutare tante altre donne. Lanciando messaggi forti: ogni amore che sfocia in violenza non è amore. Lo dico soprattutto agli uomini:  non possono essere solo le donne a discutere della violenza di genere».

PESARO – Continua il sindaco: «Giusto girare a Pesaro, anche perché il film è un riconoscimento al grande lavoro degli inquirenti, della procura, dei Carabinieri, delle forze dell’ordine. E’ un modo per dire che in questo territorio, grazie a loro, si può avere giustizia». Rimarca Ricci: «Non sono orgoglioso che il fatto sia accaduto a Pesaro ma sono orgoglioso che una donna legata a Pesaro,  del territorio,  abbia avuto il coraggio di raccontarla. E’ un servizio enorme alla comunità e alle nuove generazioni». Le istituzioni, aggiunge, «devono vincere la sfida in termini culturali. Abbinando la rete dei servizi:  da anni a Pesaro c’è il Centro Antiviolenza, che stiamo cercando di mandare avanti in tutti i modi, trovando le risorse necessarie. Un luogo di ascolto e supporto:  gran parte delle violenze avvengono dentro le case». Con Capotondi e Averone, il sindaco inaugura la panchina rossa in piazzale Collenuccio, illustrata da Elisa Ceccoli e Francesco Seresi, alunni del liceo artistico Mengaroni. «Un uomo dona un fiore, una donna l’accetta senza timore», il tema del lavoro, «perché chiunque passi non si dimentichi di questa storia, non solo per un giorno, ma per tutti i giorni dell’anno. Un messaggio contro la violenza di genere», chiude Ricci, affiancato nei saluti iniziali dall’assessore Giuliana Ceccarelli e dalla dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Marcella Tinazzi.  

LE VOCI – Cristiana Capotondi: «Lucia ci ha aiutato nelle riprese: è un avvocato, per i dialoghi e la parte legale ci siamo attenuti a ciò che è accaduto. La nostra avventura professionale è stata permeata dalla sua presenza solare e leggera. Sentiva l’esigenza di fare arrivare il film a tante persone, uomini e giovani. Oggi sarebbe felice per questo pubblico. Le difficoltà maggiori? Riuscire a rappresentare la prima parte (quella della storia d’amore tra Annibali e Varani, ndr), conoscendo la donna che Lucia è poi diventata. Straordinaria in termini di determinazione, coraggio e autoironia. Un’eroina moderna». Agli studenti: «Attenti agli amori malati».

Alessandro Averone: «E’ stata una sfida intensa.  E’ importante riflettere sul modo di pensare, oltre che di agire: la persona amata non può diventare una cosa, né si può ingabbiare per paura o insicurezza. Se avessi incontrato Varani, prima della lavorazione del film, gli avrei chiesto cose legate alla storia precedente al fatto. Adesso, invece, gli chiederei solo perché: come si possa vivere avendo fatto una cosa del genere». Monica Garulli, sostituto procuratore: «La vicenda giudiziaria, con il suo rapido percorso, dimostra che le istituzioni sono in grado di dare risposte».

Luciano Manuzzi, regista: «Fare un film su una storia già accaduta è quasi un atto di presunzione: la realtà è un concorrente piuttosto sleale, ha tempi e modi che il cinema non si può permettere. Ma è allo stesso tempo stimolante perché, in un tempo limitato, bisogna ricercare una verità». Angelo Barbagallo, produttore: «Mandando in onda questo film, la Rai svolge perfettamente il ruolo di servizio pubblico. Il cinema è un mezzo per riportare attenzione su fatti e persone che danno un senso di speranza. Se c’è Lucia, e se è riuscita a fare quello che ha fatto, allora forse ce la possiamo fare anche noi». Anna Olivucci (Marche Film Commission): «Il territorio è stato profondamente coinvolto. Con  sette settimane di riprese e più di 300 persone marchigiane tra attori, comparse e piccoli ruoli. Girare qui per noi è un valore non scontato. Ambientare la storia nei suoi luoghi conferisce forza narrativa ed evocativa».

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