“Super martedì dei sindaci”, Ricci al mercato: “Con la riforma più velocità,  Stato meno costoso e Comuni più forti”

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29 novembre 2016

Liberazione di Pesaro col ministro Roberta PinottiPESARO – Nel ‘super-martedì’ dei sindaci  Matteo Ricci fa avanti e indietro tra gli ambulanti del San Decenzio. Freddo pungente, volantini, banchetto di volontari in zona bar. Con mattinata di “confronto aperto” sulla riforma costituzionale.

“Oggi i sindaci ci mettono la faccia: sanno quanto è importante il rapporto tra la velocità della decisione e la democrazia. Noi vogliamo leggi più veloci, in grado di andare incontro ai bisogni dei cittadini nei tempi richiesti. Nessuno più di un sindaco conosce i problemi della gente”.

Discute con casalinghe, pensionati e giovani. Ritrovando vecchi professori di diritto delle superiori: “Tutto è perfettibile. Ma con il sì avremo uno Stato e Comuni più forti. E di conseguenza più incisivi nella vita di tutti i giorni. Con il no rimarrà tutto così com’è”, ripete.

Prendendola anche sul lato politico: “E’ un problema di credibilità, è ora di passare dalle parole ai fatti. Non solo questa legislatura è nata per fare le riforme ma nel programma di tutte le forze, da quasi 25 anni, c’è sempre stata la fine del bicameralismo perfetto e la camera delle autonomie locali. Oltre al sistema elettorale a doppio turno, nel caso della sinistra; o il presidenzialismo, nel versante di destra”.

Replica a chi vede l’operazione monocolore: “Il testo è frutto di mediazioni: Pd, Forza Italia, forze centriste. E’ stata discussa e votata tre volte da tutti. Poi qualcuno si è tirato indietro, perché è stato eletto Mattarella capo dello Stato. Ma la democrazia non è un bene scontato. E oggi, chi vuole rafforzarla, deve porsi il problema del suo rapporto con la velocità: è un punto centrale. La società e l’economia hanno bisogno di un sistema più veloce e moderno”.

Insiste: “La riforma è un passo in avanti e l’Italia non può permettersi di stare ferma. Era nel cuore della sinistra già dal ’94, dentro il programma dei progressisti. Così come in quella del centrodestra. Se vincerà il no, di certo non ci sarà un governo più forte”. Va avanti: “Da chi voleva dividere l’Italia in due, dall’Umbria in giù, o da chi non si è mai visto al 25 aprile, non si possono accettare lezioni sulla difesa della Costituzione”.

Se si tira fuori D’Alema, discute: “Penso che i più delusi siano quelli che credevano nella sua volontà di riformare. Ci ricordiamo la sua bicamerale? La minoranza dem ha contribuito a scrivere la legge. Qualcuno di loro, però, ha avuto un atteggiamento più responsabile. Come Cuperlo”.

C’è anche chi dice no. “Ma a mio avviso – il flash dell’interfaccia – le vostre ragioni sono debolissime. E’ un fronte unito solo dalla volontà dello scossone al governo. Sono convinto che gli italiani, alla fine, voteranno sul merito. Pensiamo ai costi della politica, un tema di cui si è discusso fino all’inverosimile. Se vincerà il sì passeremo da 315 a 100 senatori, che non avranno indennità. Se vince il no, invece, resta tutto così com’è”.

E ancora: “Con il sì, il compenso dei consiglieri regionali non potrà superare quello del sindaco di Ancona. Con il no, invece, i consiglieri regionali manterranno il loro compenso attuale, che è almeno tre volte tanto. Ma dal 5 dicembre chi avrà il coraggio di riaprire il tema della riduzione dei costi, il giorno dopo, andando contro la volontà popolare? Nessuno si potrà più lamentare. Sarebbe un passo indietro. Lo stesso vale per la conflittualità e la sovrapposizione tra Stato e Regioni: continueremo ad avere un sistema istituzionale che non funziona”.

La sintesi: “Chi chiede alla politica più efficienza voterà sì. Tutte le riforme possono essere perfettibili. Ma sicuramente così l’Italia sarà più moderna. E avrà più forza anche in ambito comunitario, per contribuire al cambiamento dell’Europa in un momento drammatico. Il no ha già fatto il pieno, il sì può guadagnare voti fino alla fine. Specie se si voterà con la testa e non con la pancia”.

Sulle polemiche con il M5S: “Bypassata la terzietà dei sindaci con il super martedì? Accuse assurde: cosa dire allora della sindaca Raggi che fa campagna per il no? Tutti i sindaci devono avere la possibilità di esprimere legittimamente le loro opinioni, compresi quelli del Pd. Noi non abbiamo mai fatto campagna indossando la fascia tricolore. Né utilizzando il consiglio comunale, obbligandolo a riunirsi a tre giorni dal voto presentando una mozione per il No, come invece ha fatto Raggi a Roma”.

Sul consuntivo complessivo di giornata: “Mille sindaci in tutta Italia e almeno 100mila persone raggiunte nonostante il freddo. Con gli indecisi che stanno convergendo verso il sì, senza seguire ordini dai leader o ex capi di partito. E’ questo il dato che è emerso”.

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