Volley A2, Rebecca Rimoldi, una garanzia per la myCicero, si racconta: “Non pensavo che a Pesaro sarei stata così bene”

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1 dicembre 2016

Rebecca Rimoldi, palleggiatrice lombarda in forza alla myCicero Volley Pesaro (Foto Eleonora Ioele)

Rebecca Rimoldi, palleggiatrice lombarda in forza alla myCicero Volley Pesaro (Foto Eleonora Ioele)

PESARO – Storie di denti che non mettono… giudizio. Storie di riserve che diventano titolari e assolvono il compito nel migliore dei modi. Belle storie di volley femminile.

I lettori di pu24.it che amano la pallavolo erano informati da giorni: Rebecca Rimoldi era preparata a sostituire Isabella Di Iulio da settimane alle prese con un tremendo mal di denti provocato da uno dei denti del giudizio. Curioso: i denti del giudizio sono molari che, occupando l’ultima posizione, che poi è la più interna dell’arco dentale, vengono anche detti: ottavi. Che Isabella abbia lasciato la… settima a Rebecca per prendersi l’ottava? L’ardua sentenza domenica sera sul taraflex di Campanara, ma attenti a vendere prima del tempo la Sab Grima Legnano allenata da un ex pesarese, l’ottimo Andrea Pistola.

Intanto è arrivata, puntuale, la settima vittoria consecutiva e Rebecca Rimoldi è stata protagonista di una myCicero che si è confermata solitaria capolista.

Nata a Milano il 25 maggio 1998, quindi diciottenne, studentessa nel liceo psicopedagogico, dopo due stagioni in serie B2 (Cislago), è passata alla Saugella Monza in A2, con cui ha esordito da titolare il 15 novembre 2015 in Saugella-myCicero terminata 3-1. Quella sera, Monza si presentò senza la palleggiatrice titolare, Stefania Dall’Igna. E qualcuno pensò – frettolosamente, avventatamente – che il compito delle “lille” di Matteo Bertini sarebbe stato meno improbo. Niente di più sbagliato, come abbiamo sottolineato pochi giorni addietro.

Ma lei, Rebecca, prima di scendere in campo a Mondovì, praticamente un anno dopo quella sera, ha ricordato il suo esordio da titolare e la vittoria su quella che sarebbe stata la sua nuova squadra?
“Sinceramente, prima di scendere in campo, l’emozione era talmente tanta che mi sono concentrata solo sulla partita che ci attendeva, senza pensare a quella del girone di andata nello scorso anno. Mi sono detta, semplicemente, che lo avevo già fatto (anche contro Pesaro) e che dovevo rifarlo! Volevo solo essere il più possibile di aiuto alla mia squadra ed ero concentrata soprattutto su quel pensiero”.

Però quel precedente dovrebbe essere stato importante per la sua autostima.
“Mi ha aiutata ricordare l’esperienza dello scorso anno perché le sensazioni che ho provato domenica erano simili a quelle provate la scorsa stagione, e così sono riuscita ad essere un po più serena”.

In settimana, osservando gli allenamenti, si intuiva che avrebbe potuto giocare. Come ha vissuto i giorni d’avvicinamento a Mondovì?
“Fino all’ultimo non c’erano certezze. Ho affrontato i giorni di allenamento prima di Mondovì come sempre, con impegno e serietà, cercando di dimostrare durante il gioco che, se ci fosse stato bisogno, io mi sarei fatta trovare pronta”.

Sentiva pressione? In verità, osservandola sembra che lei viva in una campana, straordinariamente tranquilla. Come è possibile a 18 anni?
“Sentire pressione prima di una partita è normale. Siamo in un campionato di A2 e puntiamo a fare bene. Credo che nessuno sia totalmente sereno prima di una gara. Per quanto mi riguarda, negli anni mi sono accorta di essere in grado di lasciare l’ansia, l’agitazione e tutte quelle emozioni che potrebbero compromettere la prestazione, al di fuori del campo: una volta dentro, si cancella tutto. All’età non ci penso, gioco e basta, o almeno ci provo”.

Prima di Mondovì, Rebecca entrava solo per il doppio cambio: qui è con Eleni Kiosi (Foto Eleonora Ioele)

Prima di Mondovì, Rebecca entrava solo per il doppio cambio: qui è con Eleni Kiosi (Foto Eleonora Ioele)

Lei – imperturbabile – trasmette serenità alle compagne. E loro cosa le hanno trasmesso?
“Se sono riuscita a trasmettere tranquillità alle mie compagne non posso solo che esserne contenta. Secondo me una palleggiatrice deve anche essere in grado di fare questo. Sicuramente, le compagne mi hanno aiutata tutte, tanto, spendendo parole di incoraggiamento, con un sorriso o un abbraccio; ho sentito la loro fiducia e questo – credo – abbia fatto la differenza”.

Chi era presente a Mondovì mi ha raccontato che alla fine, se non commossa, era almeno emozionata.
“Sì, sì, è vero. Ero al limite della commozione, molto emozionata perché ero felice “.

Il gran lavoro in ricezione ha agevolato il suo impegno?
“Avere sempre la palla precisa fa la differenza, non solo per la palleggiatrice, ma di conseguenza per tutto il gioco”.

Cosa le ha detto Isabella prima e dopo la partita?
“Segreti del mestiere. No scherzo! Prima della partita abbiamo fatto il nostro solito “ripassino” dei fogli gara e poi mi ha dato qualche consiglio, ma soprattutto mi ha rasserenata standomi vicino. A fine partita ci siamo abbracciate e quello è stato sufficiente”

Quanti complimenti ha ricevuto per la prova e la vittoria di domenica?
“Ho ricevuto complimenti soprattutto da persone a me vicine, e questo fa sempre piacere”.

Nella mia rubrica “il meglio ma anche il peggio della giornata in serie A2”, l’ho premiata quale migliore palleggiatrice della settima di campionato, anche come esempio per chi gioca poco e si fa trovare pronta quando è necessario. E’ difficile allenarsi tanto e giocare poco?
“Penso che nessuno faccia uno sport per stare in panchina, ma arrivati a questo livello credo sia importante riconoscere quando ci si trova circondate da atlete molto forti. Per quanto mi riguarda, sapevo cosa mi avrebbe aspettato scegliendo Pesaro, e l’ho scelta proprio per questo”.

Una bella squadra, un gruppo molto unito, come racconta Rebecca (Foto Eleonora Ioele)

Una bella squadra, un gruppo molto unito, come racconta Rebecca (Foto Eleonora Ioele)

Quali obiettivi si era posta al momento di firmare per il Volley Pesaro?
“Al momento di ufficializzare con Pesaro, ero convinta della scelta e il mio obiettivo principale era ed è quello di crescere il più possibile tecnicamente, oltre a quello di fare un esperienza importante come questa”.

Come si sta trovando sia in squadra sia in città?
“Mi avevano detto che a Pesaro si stava bene, ma non pensavo così tanto! Siamo una squadra molto unita e affiatata e cresciamo insieme ogni giorno di più. Anche la città è molto bella. Purtroppo però tra scuola e allenamenti non sono ancora riuscita a visitarla per bene”.

Se non vado errato, la sua è una famiglia legata alla pallavolo. E’ vero che sua sorella Rachele, che gioca in B1, è molto brava?
“Sì, è vero. Io ho iniziato a giocare all’età di 9 anni e i miei genitori hanno fondato una società per poter stare vicino a me e mia sorella; così è iniziato tutto. Mia sorella Rachele gioca come banda a Monza quest’anno: ha ancora un anno di giovanili e può crescere, facendo le sue esperienze, poi dipenderà da lei. Io sono molto fiduciosa”. Beh, tra genitori e sorella, Rachele ha tanti esempi positivi. La bellezza dello sport, anzi della pallavolo femminile.

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