LA RECENSIONE: Provando dobbiamo parlare (o parlando dobbiamo provare?). Fino a domenica al Rossini la comédie di Rubini

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2 dicembre 2016

Dario Delle Noci

isabella-ragonesesergio-rubini-fabrizio-bentivoglio-e-michela-cesconPESARO – I cugini francesi ci somigliano, spesso soprattutto nei difetti ma, a colpi di humor, recentemente ci danno filo da torcere. E se siamo moderatamente campanilisti dobbiamo anche riconoscere che, in fatto di commedie cinematografiche, ci stanno addirittura superando. Basti raffrontare “Giù al nord” con ”Benvenuti al sud” o “Cena tra amici” con “Il nome del figlio” per ammettere che sono lontani i tempi del nostro neorealismo doc maldestramente sostituito dai cinepanettoni di Vanzina. Siamo partiti da una divagazione per domandarci: sarà una sorta di riscatto il “Provando…dobbiamo parlare” (Il film uscito nelle sale nel novembre 2015, dopodiché Rubini l’ha regalato al teatro, ndr.) in scena dal 1° al 4 dicembre al Rossini di Pesaro? Lo spettacolo, scritto da Carla Cavalluzzi, Diego De Silva e Sergio Rubini è ricco di sorprese.

Quello che differenzia la pièce teatrale dal film – che s’intitola “Dobbiamo parlare” – è la genialità della regia di Sergio Rubini (coadiuvato da Gisella Gobbi) che imposta due piani, quello teatrale e quello della cornice delle prove che, nel finale, si fondono al punto tale in cui lo spettatore si domanda se abbia assistito alla prima o alla seconda rappresentazione. O se addirittura a una terza. In altri termini sta in quel “provando” la chiave di lettura della meta-teatralità del lavoro, l’escamotage, il barbatrucco che impone agli attori di uscire e rientrare. Un ruolo unico che si sdoppia e che finisce per diventare un tutt’uno.

LA SINOSSI

Un salotto, uno dei tanti, che raccoglie confidenze e confessioni ospita due coppie di amici: Fabrizio Bentivoglio (il “prof” Alfredo) e Michela Cescon(Costanza), medici entrambi al loro secondo matrimonio e alle prese con problemi di incomunicabilità che determina la loro crisi coniugale. L’altra coppia: Isabella Ragonese (Linda) e Sergio Rubini (Vanni) abbastanza eterogenea. Lui uno scrittore cinquantenne moderatamente apprezzato, lei una sua allieva più giovane di quattro lustri che aspira a una collaborazione da scrittrice. Borghesi da poco. Nel senso che non navigano nel denaro ma, parrebbe, nell’amore. La situazione si fa intrigante quando si scopre che il dottore ha un’amante e sua moglie corre a casa degli amici per rivelare l’amara scoperta. Ma anche lei non è un fiore di candore. Ed è appunto qui, in salotto, che emergeranno altre verità sottaciute o mai dette. Come in una sorta di tiro incrociato segreti e sentimenti si accavalleranno in un caleidoscopio di colpi di scena. Chi ne uscirà indenne? Chi e a quanto quotereste voi (virtuali bookmakers) una delle due coppie?

il-castLasciamo sia lo spettatore a scoprirlo attraverso una piéce che scorre fluida come non mai e mette a nudo insicurezze, sensi di colpa, comprensioni, incomprensioni, compromessi e altro ancora. Ottima la prova dell’intero cast. Strepitosa quella di un Bentivoglio eclettico come suo solito, favorito, se vogliamo spaccare il capello in quattro, dalla caratterizzazione del personaggio romanesco, un ricco chirurgo, schizzato e…coatto che non perde occasione per rinfacciare costantemente il denaro che gli scivola via a favore della moglie e della figlia di lei. Eppoi lui, Rubini, l’anima del lavoro, il geniaccio cui si deve la sapiente regia delle impedibili e intricate situation commedy che hanno rapito la platea del Rossini. Applausi dalla prima scena al proscenio. Apprezzatissima la performance volutamente ruvida della Cescon e quella, misurata prima, scatenata poi della Ragonese.

Ciliegina sulla torta la narrazione descrittiva e l’osservazione da parte del pesce rosso di famiglia (voce di Giorgio Gobbi) che, nel finale, diventerà un pesce innamorato e trarrà un giudizio su quegli strani animali che sono gli esseri umani, soprattutto quando fanno coppia. Il che, in effetti, riflette la realtà. Fuori dalla boule sì capisce.

 

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